Salmoneo e Tiro

Salmoneo e Tiro

a) Salmoneo, figlio o nipote di Eolo e di Enarete, regnò per qualche tempo in Tessaglia prima di guidare una colonia di Eoli verso i confini orientali dell’Elide, dove edificò la città di Salmonia presso le sorgenti del fiume Enipeo, un affluente dell’Alfeo. Salmoneo era odiato dai sudditi, e spinse la sua regal tracotanza fino al punto di far sacrificare sui propri altari le vittime destinate a Zeus e di proclamare che egli era addirittura Zeus. Percorreva le vie di Salmonia trascinando dietro il suo cocchio dei calderoni di rame legati con corregge di cuoio e che col loro clangore simulavano il tuono di Zeus; e frattanto scagliava nell’aria torce ardenti, che a volte ricadevano sui suoi sventurati sudditi, costretti a crederle folgori. Un bel giorno Zeus punì Salmoneo scagliando contro di lui una vera folgore che non soltanto incenerì il re sul suo cocchio, ma distrusse l’intera città.

Salmoneob) Alcidice, moglie di Salmoneo, era morta molti anni prima dando alla luce una bellissima figlia chiamata Tiro. Tiro fu affidata alla matrigna Sidero, che la trattò con grande crudeltà perché la considerava la causa dell’espulsione della sua famiglia dalla Tessaglia: infatti Tiro era stata condannata per aver ucciso i due figli concepiti dal suo malvagio zio Sisifo. Essa si innamorò del fiume Enipeo e ogni giorno vagava lungo le sue rive piangendo. Ma il dio del fiume, sebbene divertito e lusingato da tale passione, non la incoraggiava affatto.

c) Posidone decise di approfittare di questa ridicola situazione e, preso l’aspetto del dio fiume, invitò Tiro a raggiungerlo alla confluenza dell’Enipeo con l’Alfeo; colà la fece cadere in un sonno magico, mentre una nera onda alta come una montagna gonfiava la cresta spumeggiante per far da schermo alla fellonia del dio. Quando Tiro si destò e si accorse di essere stata violentata, allibì; ma Posidone rise e le disse di tornare a casa e di non parlare con nessuno dell’accaduto. Come ricompensa, aggiunse, avrebbe dato alla luce due bei gemelli, figli di un padre molto superiore a un semplice dio del fiume.

d) Tiro fu costretta a mantenere il segreto finché diede alla luce i gemelli; ma poi, non avendo il coraggio di affrontare la collera di Sidero, li espose sulla montagna. Un guardiano di cavalli, che passò per caso accanto ai neonati, li portò a casa sua, ma non poté impedire che una delle sue giumente colpisse il maggiore dei gemelli con un calcio al viso. La moglie del guardiano di cavalli si occupò dei piccoli; fece allattare il maggiore dalla giumenta che lo aveva sfregiato e lo chiamò Pelia; l’altro, chiamato Neleo, prese la sua natura selvaggia dalla cagna che gli fu nutrice. Ma altri dicono che i due gemelli furono ritrovati in un’arca di legno che galleggiava sul fiume Enipeo. Non appena Neleo e Pelia seppero chi fosse la loro vera madre e quali maltrattamenti avesse dovuto subire, decisero di vendicarla. Sidero si rifugiò nel tempio di Era, ma Pelia la colpì a morte mentre essa si aggrappava alle corna dell’altare. Questo fu il primo dei molti oltraggi fatti da Pelia alla dea.

e) Tiro sposò in seguito suo zio Creteo, fondatore di Iolco, e a lui generò Esone, padre di Giasone l’Argonauta; Creteo adottò anche Pelia e Neleo come suoi figli.

f) Dopo la morte di Creteo i gemelli vennero alle mani. Pelia si impadronì del trono di Iolco, esiliò Neleo e tenne Esone prigioniero nel palazzo. Neleo guidò i nipoti di Creteo, Melampo e Biante, con un gruppo di Achei, Ftioti ed Eoli, verso la regione messenica, dove scacciò i Lelegi da Pilo e portò la città a un tale splendore che ne viene ora ricordato come il fondatore. Sposò Cloride, ma tutti i loro dodici figli, salvo Nestore, furono poi uccisi da Eracle.

Share

Comments are closed.