Aristeo

Aristeo

a) Ipseo, gran re dei Lapiti, che la Naiade Creusa aveva generato al dio fiume Peneo, sposò Clidanope, un’altra Naiade, ed ebbe da lei una figlia, Cirene. Cirene disdegnava di filare, di tessere e di dedicarsi a simili compiti domestici e preferiva invece cacciare belve sul monte Pelio per tutto il giorno e metà della notte, con la scusa che gli armenti di suo padre dovevano essere protetti. Apollo la vide un giorno impegnata in una lotta con un vigoroso leone (lotta che si concluse, al solito, con la vittoria di Cirene); il dio chiamò re Chirone, il Centauro, perché assistesse alla scena e gli chiese chi fosse la fanciulla e se gli paresse una sposa degna di lui. Chirone rise. Egli sapeva che non soltanto Apollo era a conoscenza del nome della ragazza, ma aveva già deciso di rapirla, forse dopo averla vista pascolare le greggi di Ipseo presso il fiume Peneo, o forse quando le aveva donato con le proprie mani due cani da caccia, come premio per la vittoria in una gara di corsa svoltasi ai giochi funebri in onore di Pelia.

aristeob) Chirone inoltre profetizzò che Apollo, condotta Cirene oltremare, nel più ricco dei giardini di Zeus, l’avrebbe eletta regina di una grande città, dopo aver riunito su una collina gli abitanti di un’isola. Accolta con grandi onori in Libia, Cirene avrebbe generato ad Apollo un figlio chiamato Aristeo, aiutata nel parto da Ermete. Il bimbo sarebbe poi stato affidato da Ermete stesso a Oro e alla Madre Terra e nutrito di nettare e ambrosia. Raggiunta la maturità, Aristeo sarebbe stato onorato con gli appellativi di «Zeus Immortale», «Puro Apollo» e «Guardiano delle Greggi»

c) Apollo infatti condusse Cirene sul suo cocchio d’oro fino al luogo dove sorge oggi la città di Cirene; Afrodite li attendeva per dar loro il benvenuto e subito li condusse nella camera d’oro di Libia. Quella sera Apollo promise a Cirene una lunga vita nel corso della quale avrebbe potuto soddisfare la sua passione per la caccia regnando su una terra fertilissima. Poi la lasciò sulle vicine colline, affidata alle cure di certe Ninfe del mirto, figlie di Ermete; colà essa diede alla luce Aristeo e in seguito a una seconda visita di Apollo generò Idmone il veggente. Ma una notte si giacque anche con Ares e gli generò il tracio Diomede, il padrone delle cavalle divoratrici di uomini.

d) Le Ninfe, soprannominato Aristeo «Agreo» e «Nomio», gli insegnarono a far cagliare il latte per aver formaggi, a costruire alveari e a innestare l’oleastro per ottenere l’olivo. Aristeo insegnò a sua volta queste utilissime arti ad altri uomini che, grati, gli tributarono onori divini. Dalla Libia egli salpò per la Beozia e Apollo lo guidò alla grotta di Chirone perché vi fosse istruito in certi misteri.

e) Quando Aristeo raggiunse la maturità, le Muse gli diedero in isposa Autonoe, dalla quale egli ebbe lo sventurato Atteone e Macride, la nutrice di Dioniso. Le Muse gli insegnarono inoltre l’arte di guarire e di far profezie e gli affidarono le loro greggi che pascolavano nella pianura atamanzia di Ftia, sul monte Otri e nella valle del fiume Epidano. Colà Aristeo si perfezionò nell’arte della caccia, appresa dalla madre Cirene.

f) Un giorno Aristeo si recò a consultare l’oracolo delfico che gli consigliò di visitare l’isola di Ceo, dove avrebbe avuto grandi onori. Alzate subito le vele, Aristeo scoprì che la costellazione della Canicola aveva fatto scoppiare una pestilenza tra gli isolani per vendicare la morte di Icario, i cui assassini si nascondevano appunto in Ceo. Aristeo convocò il popolo, innalzò un grande altare sulla montagna, offrì sacrifici a Zeus e al tempo stesso si propiziò le stelle dell’Orsa mettendo a morte gli assassini. Zeus, in segno di gratitudine, ordinò ai venti etesi che in futuro diffondessero una piacevole frescura in tutta la Grecia e nelle isole adiacenti per quaranta giorni dopo il sorgere della costellazione del Cane. Cessò così la pestilenza e gli abitanti di Ceo non soltanto onorano Aristeo come loro salvatore, ma ancor oggi si propiziano ogni anno la costellazione prima che sorga.

g) Aristeo visitò poi l’Arcadia e in seguito si stabilì a Tempe. Colà tutte le sue api morirono e, profondamente angosciato, egli si recò alla sorgente dove sapeva che Cirene viveva in compagnia delle Naiadi sue sorelle. La zia di Aristeo, Aretusa, udì i suoi gemiti giungerle attraverso l’acqua e invitò il giovane a seguirla nello splendido palazzo delle Naiadi. Esse lo lavarono con acqua attinta a una fonte perenne e, dopo una festa sacrificale, Cirene gli disse: «Lega mio cugino Proteo e costringilo a spiegarti perché le tue api si ammalano».

h) Proteo stava facendo la siesta pomeridiana in una grotta dell’isola di Faro per ripararsi dalla canicola e Aristeo, dopo averlo sopraffatto nonostante le sue continue metamorfosi, seppe che la malattia delle api era una punizione inflittagli perché egli aveva provocato la morte di Euridice. Infatti, quando Aristeo aveva tentato di sedurla sulle rive del fiume Tempe, Euridice era fuggita ed era stata morsa da un serpente.

i) Aristeo ritornò al palazzo delle Naiadi, dove Cirene gli consigliò di innalzare quattro altari nei boschi in onore delle Driadi, compagne di Euridice, di sacrificare quattro giovani tori e quattro giovenche, di offrire poi una libagione di sangue, lasciando le carcasse delle vittime al suolo, là dove erano cadute, e di ritornare infine il mattino, nove giorni dopo recando i papaveri datori di oblio, un vitello grasso e una agnella nera per propiziarsi l’ombra di Orfeo, che aveva ora raggiunto Euridice nell’Oltretomba. Aristeo obbedì e il mattino del nono giorno uno sciame di api volò fuori dalle carcasse in putrefazione e si radunò su un albero vicino. Aristeo catturò lo sciame e lo sistemò in un alveare, e gli Arcadi ora lo onorano come Zeus per aver loro insegnato questo metodo di allevamento di nuovi sciami di api.

j) Più tardi, angosciato per la morte del figlio Atteone, che fece nascere in lui un odio sordo contro la Beozia, Aristeo salpò con i suoi seguaci per la Libia, dove chiese a Cirene una flotta per emigrare. Cirene gliela procurò e Aristeo riprese il mare, questa volta diretto a nordovest. Attratto dalla selvaggia bellezza della Sardegna, dove effettuò il primo sbarco, cominciò a coltivare l’isola, vi generò due figli e fu raggiunto infine da Dedalo; ma si dice che non fondasse alcuna città.

k) Aristeo visitò altre isole lontane e trascorse parecchi anni in Sicilia, dove ebbe onori divini, specialmente dagli ulivicultori. Si recò poi in Tracia, dove completò la propria istruzione prendendo parte ai misteri di Dioniso. Dopo aver vissuto per qualche tempo nei pressi del monte Emo e aver fondato la città di Aristeo, sparì senza lasciar traccia di sé ed è ora venerato come dio sia dai barbari Traci sia dai Greci civili.

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