Cascata

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Geografia mitologica

Cascata

Immagine delle acque primordiali che scendono dalle montagne del cielo, la cascata è simbolo della potenza divina che, immutabile sebbene in continuo rinnovamento, è effusa nel mondo degli uomini. Essa è legata al concetto dell’acqua come forza prorompente e vitale che richiama il momento delle origini. Il suo scroscio è eco del suono primordiale che generò il cosmo. Questo concetto è espresso compiutamente sia là dove si descrive lo scenario della nascita di un eroe, sia dove è preannunciata la nascita di un nuovo mondo oltre il crepuscolo degli dèi. Nella cascata v’è abbondanza di pesci e in essa, sotto questa o altra forma, dimorano o si nascondono taluni esseri: il nano Andvari, che sotto forma di luccio vive in Andvarafors «cascata di Andvari», dove Loki lo raggiunge e gli sottrae tutto l’oro e il magico anello che il nano maledirà; Loki stesso che, per sfuggire alla vendetta degli dèi, assume aspetto di salmone e si cela nella cascata detta Frànangsfors «cascata di Frànangr» (dove Frànangr «fiordo del serpe» o «acqua splendente»?); e infine Otr «lontra», fratello di Reginn, ivi ucciso dagli dèi.

15 luglio CascataEssendo la cascata simbolicamente connessa alle origini del tempo, cercare rifugio in tale luogo equivale a un tentativo di sottrarsi al pericolo estraniandosi dal momento presente. Ciò vale in particolare nel caso di Loki: sotto forma di salmone infatti egli potrà risalire la cascata raggiungendo le origini, cioè il confine estremo del ciclo in cui vive.

Un culto delle cascate pare attestato dal racconto del Libro dell’insediamento a proposito del colono þorsteinn Naso rosso il quale «era un uomo molto dedito ai sacrifici; egli faceva sacrifici alla cascata e tutti gli avanzi di cibo dovevano essere portati alla cascata».

Di lui si dice anche che la notte in cui morì tutte le sue pecore finirono nella cascata.

Un’allusione, peraltro piuttosto oscura, a un culto magico delle cascate si trova ancora nel XIII secolo nei versi del poeta Bjarni Kolbeinsson, il quale afferma: «Io non divenni saggio sotto le cascate, / non mi sono mai dedicato ai canti magici…».

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