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Giganti

Sono gli esseri delle origini, i primi abitatori del mondo, le forze del caos e dell’oscurità, i nemici degli dèi e al contempo i loro progenitori, i possessori d’una saggezza antica e profonda. Rappresentano le forze potenti e difficili da dominare della natura e dell’inconscio: il rapporto con loro è indispensabile ma pericoloso; la lotta continua che con loro è combattuta è lo sforzo necessario e costante per porre un freno al loro potere. I giganti simboleggiano infatti la manifestazione e l’esuberanza delle forze della terra e della materia, le quali, se prive della potenza ordinatrice dello spirito, sconfinano in eccesso e travolgono anche se stesse. Per questo i giganti sono al contempo gli esseri dai quali origina il cosmo e i demoni che lo divorano: non a caso una delle loro denominazioni (e nelle Þulur il nome di un gigante) è in nordico jötunn m., pl. jötnar, termine connesso a eta «mangiare»; per questo sono anche simboli del tempo che trascorre e distrugge: la loro presenza alle origini del mondo e la loro attesa della fine, momento in cui combatteranno gli dèi, è emblema del divenire inesorabile.

3 settembre  giganti 1Le storie cosmogoniche narrano che il primo essere fu il gigante Ymir, nato agli inizi dall’incontro di due polarità: freddo e calore. Dal suo corpo sacrificato gli dèi trassero il cosmo, la terra su cui ebbero dimora gli uomini. Egli è il padre di tutti i giganti; il suo nome significa forse «mormorio» (con allusione al suono primordiale) o «doppio», «gemello» (con allusione alla duplicità della sua natura). Con Ymir vanno presumibilmente identificate altre figure: così, per l’evidente analogia del nome, Ymsi; e Aurgelmir «[colui che] rumoreggia, [generato dalla] sabbia umida» (con allusione all’umidità e al suono quali essenze delle origini), se dobbiamo credere a ciò che dice Snorri, il quale afferma che tale è il nome che i giganti del ghiaccio danno a Ymir; cosi pure Bláinn «scuro» (con allusione alla dimora dei giganti che si trova in luogo freddo e oscuro), o forse «blu» (con allusione al mito secondo cui la volta del cielo fu tratta dal cranio di Ymir); e Brimir (il cui nome è collegato a brim n. «onda», «mare» e fa riferimento al mito che vuole l’oceano tratto dal sangue del gigante primordiale). Bláinn e Brimir paiono identici a Ymir nella Predizione dell’indovina. Qui va nominato anche Leirbrimir «Brimir d’argilla» (nel caso si tratti di un nome proprio) con le cui membra fu costruito un potente recinto.

Tra i giganti delle origini vanno ricordati Þrúðgelmir «[colui che] rumoreggia con potenza», generato dai piedi di Aurgelmir ( = Ymir) e dotato di sei teste, Þrúðgelmir è a sua volta padre di Bergelmir «[colui che] rumoreggia [come] un orso» o «[colui che] rumoreggia [generato dalle] montagne». Di Bergelmir è detto che, quando gli dèi affogarono nel sangue di Ymir tutti i giganti del ghiaccio, fu l’unico a salvarsi con la sua famiglia fuggendo su un’imbarcazione. Da lui è discesa una nuova stirpe di giganti del ghiaccio.

Questo primo tentativo di annientare i giganti fu compiuto dagli dèi Odino, Vili e Vé nonostante essi stessi fossero loro figli: loro madre infatti era Bestla (il suo nome, assai oscuro, potrebbe significare «sposa» o contenere un riferimento alla fibra della parte interna della corteccia, il che ne farebbe una divinità arborea), figlia del gigante BölÞorn (o BölÞórr) «spina di male» o forse «persona pesante e brutale». Da un altro figlio di BölÞorn, Odino avrebbe appreso grande conoscenza.

Alludono al rapporto dei giganti con le origini del mondo anche nomi quali Fyrnir «antico» e soprattutto Fornjótr «antico gigante» o «primo possessore [della terra]». Fornjótr è nelle genealogie mitiche l’antenato di una stirpe di giganti in cui si incarnano i diversi elementi della natura.

La tendenza a identificare gli elementi pericolosi e potenti della natura nelle figure dei giganti è testimoniata da moltissimi dei loro nomi. Infatti, quando Snorri riferisce che il vento si forma per il battito delle ali di un gigante in forma d’aquila di nome Hrœsvelgr «vortice veloce» o forse «divoratore di cadaveri» si rifà a un’antica tradizione, come mostrano altri nomi di questi esseri quali Kari (o Kári) «vento», «raffica», detto figlio di Fornjótr, e Vindr «vento». Similmente è personificato l’inverno, Vetr, che è detto figlio di Vindsvalr «fresco per il vento» o di Vindlóni (vindr m. «vento» e Iòni m. «persona pigra», con riferimento alle qualità negative dei giganti). Costui è a sua volta figlio di Vásaðr, il cui è nome ricollegabile a vàs n. «fatica», «strapazzo» (con particolare riferimento alle fatiche di un viaggio reso difficile dal maltempo). Dell’eroe Svipdagr è ricordato che per farsi credere un gigante si dà il nome di Vindkaldr «freddo [come il] vento» e si dice figlio di Várkaldr «freddo [come la] primavera», a sua volta figlio di Fjölkaldr «assai freddo». Per analogia e contrasto Snorri cita anche Sumar (o Sumarr) «estate», dicendolo figlio di Svásuðr (o Svösuðr) «amabile», «piacevole».

La simbologia dei giganti è legata al concetto di molteplicità poiché numerose e talora difficili da distinguere sono le forze irrazionali che aggrediscono l’uomo. Per questo è costante il riferimento alla loro famiglia o alla loro stirpe anche quando il mito sia incentrato su uno solo di essi. A tale concetto vanno riferiti nomi quali Leifi «figlio», Verr «uomo» e forse anche Fitjungr «uomo ricco» e Rygr «signora», «donna potente».

Una stirpe di giganti del mare è quella che ha origine da Hlér (o Hlœr) «mare», il quale abita nell’isola di Hlésey «isola di Hlér». Con Hlér, che è figlio di Fornjótr, sono da identificare anche Lerus e , dal cui nome è forse derivato quello della città danese di Lejre. Egli è sposo di Rán «predatrice», che accoglie nel suo regno gli annegati. A Rán, dal cui nome il mare è detto Ránheimr «Paese di Rán», sono consacrati coloro che muoiono fra le onde. Ella possiede una rete con cui raccoglie i cadaveri. Ma Hlér è detto anche Ægir o Gymir, entrambi termini per «mare». Ægir è colui che alla pari di Gylfi compie un viaggio presso gli Asi e viene istruito dal dio Bragi sulle antiche storie; a sua volta egli offre un banchetto agli dèi e prepara per loro la birra. Al compito dei giganti di preparare la birra per gli dèi si fa forse riferimento anche nei nomi Ölvaldi «[colui che] ha potere sulla birra» e Miskorblindi «[colui che] prepara (lett. «rimescola») la birra» (lett. «il mosto»), così come nell’appellativo ölsmiðr «fabbro della birra» riferito a Ægir medesimo, da collegarsi all’immagine dei giganti come esseri del mondo ctonio cui appartengono le forze vegetative che provocano la fermentazione della bevanda sacra: questa tuttavia dovrà poi essere ceduta agli dèi (proprio come il sacro idromele della poesia preparato dai nani).

Figlie di Ægir e di Rán sono le onde del mare, che così si chiamano: Himinglœva (o Himinglefa o Himinglœfa) «[in cui] si riflette il cielo»; Blóðughadda «[con la] chioma insanguinata» (cioè valchiria del mare?); Hefring «onda» (lett. «[colei che] si gonfia»); Uðr (o Unnr), Dröfn; Hrönn, Bara (o Bára) e Bylgja «onda»; Dúfa «[colei che] si immerge»; Kolga «onda» (lett. «fresca»). Le onde simboleggiano la pulsione delle forze oscure e irrazionali immaginate nel mare, il loro potere distruttivo, ma anche la matrice da cui viene modellato l’essere. Ma il gigante re del mare è detto, come s’è visto, anche Gymir «mare», sposo di Aurboða della stirpe dei giganti delle montagne: il nome di costei è oscuro, forse «[colei che] offre l’oro» (con aur- connesso al latino aurum) o «[colei che] dispensa l’umidità» (?). Gymir è il padre di Gerðr, moglie del dio Freyr. Alla stessa figlia del gigante del mare, Gerðr, si riferiscono forse i nomi di gigantesse Margerðr «Gerðr del mare» e Unngerðr «Gerðr dell’onda». Qui vanno altresì collegati Guma «donna del mare» e Gusir «tempestoso», presumibilmente identico al re Gusir possessore delle magiche frecce poi avute dal leggendario eroe Oddr.

Altre famiglie di giganti incarnano e posseggono la materia delle origini. Così i giganti del ghiaccio e del fuoco. I primi: hrímÞursar (da hrím n. «ghiaccio» e Þurs m. «gigante»), risalgono direttamente a Ymir, «l’antico gigante ghiacciato». Tra loro innanzitutto Frosti «ghiaccio», forse identico a un mitico re di Finlandia; poi Jökull «ghiaccio» o «ghiacciolo», che talora gli è sostituito. Costui è detto padre di Snœr (o Snjór) «neve», a sua volta noto a Saxo come Snio. Snær è padre di Þorri «mese invernale da metà gennaio a metà febbraio» e delle gigantesse Fönn «cumulo di neve», Mjöll «neve farinosa» e Drífa «tempesta di neve». Figli di Þorri sono a loro volta Nórr, forse «sottile», dal quale si dice abbia tratto nome la Norvegia (in realtà il nome deriva dal nordico Nóregr < *Norð-vegr «via del Nord»); Górr «primo mese d’inverno fra ottobre e novembre» e la fanciulla Gói «mese invernale dalla metà di febbraio alla metà di marzo». Ai giganti del freddo appartengono anche Hrímgrímnir «Grímnir del ghiaccio», il quale dimora nel regno dei morti; Hrímgerðr «Gerðr del ghiaccio», figlia di Hati «odioso», e Hrímnir «ghiacciato» (meno probabilmente «fuligginoso»), detto padre di Heiðr e di HrossÞjófr: il primo, qui singolarmente considerato maschile, vale «onore» o «luminoso» (?), il secondo «ladro di cavalli». Il nome Kaldgrani «dai baffi freddi» fa invece piuttosto riferimento al fatto che il «Paese dei giganti» detto Jötunheimr si trova in direzione est e nord ed è dominato dal buio e dal freddo.

I giganti del fuoco, che incarnano uno dei princìpi da cui fu generato il mondo, posseggono un elemento che lo distruggerà. Essi sono Logi «fiamma», figlio di Fornjótr; Eldr «fuoco», detto fratello di Ægir e di Vindr; e Surtr (o Surti) «nero». Questi è guardiano di Muspell, possiede una spada fiammeggiante e nell’ultimo giorno brucerà il mondo con il fuoco. Egli combatterà contro Freyr. Di lui è detto anche che è tormentato da un gallo che sta sull’albero Mimameiðr (corrispettivo dell’albero cosmico). Originariamente Surtr doveva essere un gigante che dimorava nel ventre della terra; il suo nome si ritrova in due toponimi islandesi: Surts-hellir, nome di una caverna in Myrasyssel dove la tradizione vuole che egli abitasse, e Surtsey «isola di Surtr», nome dato all’isola vulcanica apparsa nel 1963 fra le Vestmannaeyjar. Con Surtr vanno Probabilmente identificati anche Brandingi «colui che appicca il fuoco», e Hjörvarðr «custode della spada», padre di Hveðna, forse «[abitatrice delle] rocce», a sua volta madre di Haki «uncino». Con Surtr è ricordata Sinmara «incubo [che tortura] con crampi» o «tarda distruttrice», che è tormentata dal gallo Viòópnir: lei sola tuttavia possiede uno scrigno chiuso da nove serrature in cui è conservata l’unica arma capace di uccidere quel gallo. Giganti connessi col fuoco sono altresì Eisurfála «strega della cenere», Ösgrúi «mucchio di cenere» e soprattutto Hyrrokkin «raggrinzita per il fuoco», la gigantessa che sola riuscì a smuovere la nave funeraria del dio Baldr.

Legati al concetto dei giganti come manifestazione delle forze della natura sono forse anche i nomi che li definiscono «risonanti» o «rumoreggianti» (con allusione al rumore del tuono che pare provenire dalle montagne?). Così Galarr «urlante»; Glaumarr (o Glaumvarr) «rumoroso» (forse però anche «senza gioia»); Glumra f. «rumorosa»; Gyllir «[colui che] urla»; Herkir m. «rumoroso» (o anche «distruttore») e Herkja f. «rumorosa» (forse però «tormentata»); Hlói «[colui che] urla»; Hveðra «risonante» (forse però «[abitatrice delle] rocce»); Skerkir «[colui che] fa rumore»; Skrikja f. e Öskruðr m., entrambi «urlante».

parte 2

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