La distruzione di Zara
Zara, tra il novembre 1943 e l’ottobre 1944, ha subito 54 tristi bombardamenti aerei anglo-americani, su segnalazione del comando partigiano di Tito, sotto il pretesto che la città serviva da base di rifornimento e di munizionamento per le armate tedesche. Probabilmente lo scopo vero di Tito era quello di distruggere anche nelle sue case e nei suoi monumenti un centro di italianità che, evidentemente, contrastava con le sue tesi politiche di una Dalmazia totalmente iugoslava.
Gli alleati, purtroppo, divennero l’ingenua longa manus della volontà del Maresciallo Tito.
Quando le truppe titine entrarono a Zara, già abbandonata da gran parte della popolazione, che aveva subito oltre 2000 morti per i bombardamenti aerei, si scatenò la caccia ai pochi italiani rimasti e furono fucilazioni, massacri, annegamenti non solo dei cittadini, ma anche delle forze dell’ordine rimaste (carabinieri, finanzieri e poliziotti). Non si è mai saputo esattamente a quante centinaia ammontassero i morti cagionati da questa ondata di terrorismo. Senza contare tutti gli altri massacri dei cittadini residenti nelle altre città della Dalmazia, nonché dei reparti militari abbandonati senza direttive nei vari presidi della costa e dell’interno. Le cifre più o meno ufficiali, pur non rilevate con cri-teri scientifici, data la situazione contingente, parlano di: 900 trucidati, 161 deportati, 2000 mobilitati dall’esercito slavo, 13.500 profughi. Dopo i bombardamenti restavano abitabili solo 272 dei 4672 appartamenti della città.
Prima
Uno scorcio della Riva Nuova dal mare
Un ponte di Zara
Dopo

Scempio della Riva Nuova
Veduta aerea dopo i bombardamenti









