
Repubblica Democratica del Congo
Un gigante dai piedi d’argilla, uno “scatolone” contenente oltre un centinaio di gruppi etnici differenti spesso in conflitto tra loro, ma anche un territorio ricchissimo d’ogni tipo di minerali preziosi o di utilizzo industriale. Quella che viene definita formalmente “Repubblica Democratica del Congo” non è altro che un campo di battaglia di vastissime dimensioni, con un governo centrale a Kinshasa debole, impegnato nel tentativo, quasi impossibile, di evitare che parte delle sue regioni vengano poste sotto la sfera d’influenza di Stati confinanti (Uganda, Ruanda in primis) mossi da super potenze mondiali come veri sicari, o che gruppi secessionisti ribelli decretino la fine dell’unità nazionale.
La situazione più paradossale, e più intricata, la troviamo nelle regioni orientali del Congo.
Ad inizio 2009 venne arrestato il generale ribelle Laurent Nkuda, capo di un vittorioso esercito separatista di etnia tutsi, operante nella regione mineraria del Kivu, ricca di coltan (vedi cartina). La stranezza di tale arresto fu data dal fatto che gli esecutori del fermo furono niente meno che i militrai dell’esercito del Ruanda, alleati di Nkunda, e desiderosi di mantenere il controllo della regione del Kivu, tramite il loro “protetto”.
Il Presidente congolese Kabila, posto fuori gioco l’ingombrante generale, decise di intavolare negoziati di pace con la milizia tutsi fedele a Nkunda, raggruppata nel Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (Cndp). Gli accordi di Goma del Marzo 2009 prevedevano che in cambio di una deposizione delle armi da parte del Cndp, i miliziani tutsi e i loro comandanti sarebbero stati inquadrati nell’esercito regolare di Kinshasa, ed integrati come gruppo politico nel governo d’unità nazionale promosso da Kabila.
Nel frattempo del generale Nkunda si son perse le tracce sulla via per Kigali, capitale del Ruanda, e centro di coordinamento di una vasta opera di destabilizzazione del Congo, tuttora in corso, che forse potrà avere altri “colpi di scena”, rivedendo magari rispuntare Nkunda.
L’ipotesi più accreditata è che il Presidente ruandese Kagame, spalleggiato anche dall’Uganda, abbia inscenato l’arresto di Nkunda, per far sì che l’intero gruppo dirigente di tutsi congolesi potesse insediarsi per via istituzionale non tanto nel governo di unità nazionale, quanto nelle amministrazioni delle regioni orientali del Kivu, sia Nord che Sud, dell’Ituri, e di altre zone d’interesse strategico (vedi cartina). Tutte regioni minerarie contese da più di un pretendente, dove le milizie del Cndp, tutt’altro che smilitarizzate o inserite nell’esercito congolese, ricoprirebbero il ruolo di “guardie bianche” di una secessione sostanziale, che favorirebbe il formarsi di un Tutsiland eterodiretto proprio da Kagame e dai suoi mandanti occidentali.
Avviso: in uno dei prossimi numeri della rivista di Thule sarà presente un focus ancora più dettagliato sulla situazione congolese, e sui suoi risvolti internazionali.









