[ Questa è una sezione presa dal capitolo Un Altro Giro della Ruota, di Miguel Serrano,
tratto da Nos: Il Libro della Resurrezione ]
L’INIZIAZIONE
Ho dovuto attendere molti anni prima di essere accettato dalle guide che ci controllano dal Raggio di Luce Verde, e che il Maestro decidesse di iniziarmi. Fui chiamato alla Sala Circolare di Vetro, che era stata costruita nel sud come una copia della prima casa. I guerrieri erano tutti lì, vestiti di nero e cinti delle loro spade. Anch’io avevo la mia. Il grande Segno del Ritorno, che ruota in direzione opposta a quella della terra presente, stava sospeso sul tetto a volta. Un fuoco bruciava al centro della sala. Sguainai la mia spada e la consegnai al Maestro.
‘Devi restare in piedi,’ mi disse. ‘Nessuno si inginocchia nella nostra compagnia.’
Gli altri formarono un circolo intorno a noi. Il Maestro passò la mia spada sulle fiamme.
‘Ci sono due spade. Un giorno tu sarai il Guerriero delle Due Spade, quando avrai riacquistato la facoltà di conversare con gli animali e le piante, il linguaggio di Avalon, parlato nella Città dei Cesari. Tu sarai il Guerriero dei Due Mondi, l’interno e l’esterno. C’è solo una spada, ma ha due tagli, come un’aquila bicefala. E’ la Spada delle Due Coscienze, del risveglio’.
Il Maestro tracciò un segno sulla lama della spada e me la restituì. I guerrieri puntarono le proprie spade al mio cuore. Poi le innalzarono all’Emblema del Ritorno.
‘Il Cerchio è detto Huilkanota. Tu sei ora un Ancahuinca, un guerriero al servizio degli Dei Bianchi di Albania. Ora non puoi più tornare indietro. Chiunque metta piede qui dentro non può più tornare indietro. Egli deve andare sempre avanti, attraverso deserti infuocati e altipiani ghiacciati, soffrendo la sete, mezzo assiderato, solo, senza conforto umano, senza il caldo abbraccio di una donna vivente, usque ad mortem, finchè un giorno egli raggiunge le mura incrostate di diamanti della Città dell’Alba, il suo ponte levatoio, la sua entrata nascosta. Dal suo costante coraggio in battaglia, dalla sua sola “furia”, egli avrà ottenuto il diritto alla resurrezione ed alla vita eterna. Ma chiunque metta piede su questo sentiero che conduce al grande oltre rischia di non progredire se ha intenzione di volgersi indietro. Colui il quale ha conseguito lo stato umano e non cerca di andare oltre è come un uomo che commette suicidio.’
E il Maestro mi diede il primo segno nella nostra iniziazione:
‘Il segno è la lingua di Atlantis-Hyperborea. Quando lo tracci sul tuo cuore, esso tocca le due teste dell’aquila bicefala ed istantaneamente raggiunge le Due Terre e tutti i tuoi corpi, riattivandoli. Esso è la tua difesa e paralizza coloro i quali si oppongono al tuo mito, a Nos, come una contro-iniziazione, un anti-spirito. Altri segni ti saranno dati, da me personalmente o dalle guide, a seconda che essi diventino necessari alla gloria della tua lotta, sulla strada pericolosa che seguirai. Possano le Norne esserti propizie! Possano gli immortali accordarti la loro benedizione! Va, cerca! E non tornare mai. Salta!
ANCORA UNA VOLTA, LA CERCA
Da quel giorno ho viaggiato da un capo all’altro del mondo, cercando, consultando, scrutando nelle profondità degli occhi di ogni pellegrino che incontro per vedere se è uno dei miei camerati, per ricevere un segno o una indicazione che possa aiutarmi a trovare il sentiero che mena ai cancelli della Città dell’Alba.
In principio, lasciai che la corrente che scorre sempre oltre verso sud mi trascinasse con sè. Penetrai i suoi confini, dove Pedro Sarmento de Gamboa gustò l’amaro frutto del ritorno, dal nome di Calafate (I). Sui Monti Sarmento, vicino al Lago Nauhel Huapi, ho cercato la Città dei Cesari. E un giorno mi trovai ad una grande altitudine, vicino al picco del Melimoyu. Senza sapere perché, mi sciolsi in lacrime nei pressi di un laghetto e di una roccia sita su un plateau, vicino a una foresta di conifere pietrificate. Fu con grande difficoltà che ne discesi, come se metà della mia anima giacesse morta in quel luogo.
E continuai la mia cerca finché raggiunsi le vastità ghiacciate dell’Antartide, guidato da un cane dal crine dorato, sempre con la speranza di vedere apparire nella densa foschia l’oasi che segnava l’ingresso al Mondo Interiore, la Terra Cava, rifugio delle nostre guide. E nell’attesa della loro resurrezione.
Non so cosa accadde al mio cane dal crine d’oro, se lo persi in questo giro della ruota o in un altro, se cadde in un abisso senza fondo dell’Antartide, o se fu divorato dai feroci skua, quei gabbiani di mare dell’Antartide che volavano sempre vicinissimi al suo Vello d’Oro.
Ho detto che viaggiai fino ai confini della Terra in ogni direzione. E così fu. Attraversai il grande Oceano che si apre di là dalle nostre coste, nella consapevolezza che i templi, i palazzi e gli spettri dorati di Gondwana e Mu, gli scheletri in decomposizione degli uomini di Lemuria, i loro tesori, i loro poteri immensi sommersi, i loro sogni cosmogonici, giacciono ancora negli abissi. E un giorno raggiunsi l’Altra Spina Dorsale della Terra, l’Himalaya, poiché ivi pensavo di rinvenire la Città di Agharti ed i Maestri del mio Maestro. Vissi in India per molti anni, in cerca delle sacre montagne per il Siddha-Ashram. Il Maestro mi aveva detto che la sua entrata doveva essere cercata sul sacro Monte Kailas, nel Trans-Himalaya, al di sopra delle nubi, nei pressi del Lago Manasarovar. Ero sul punto di raggiungerla. Ma fui ostacolato nel far ciò dalle altre razze che avevano preso il controllo di quelle regioni e che si opponevano al nostro mito, forzando il Kaliyuga verso il suo nadir, sino al nuovo regno delle formiche, un pianeta di piombo. Solo il giudizio delle Norne può salvare il nostro Mito di Resurrezione ed Amore Eterno. E la spada chiamata ‘Memoria del Sangue’. E il Disco di Luce Verde ed il ritorno degli Dei Bianchi.
CARL GUSTAV JUNG
Lungo la strada di ritorno all’ovest, in quel mondo europeo così diverso da quello sudamericano, e che dopo la Guerra dei Trent’Anni e le ultimissime guerre del Mahabharata è divenuto come un corpo senz’anima, scoprii che un nobile Spirito Bianco aveva abbandonato l’Europa per sempre. Mi fu detto che il Graal era stato trasportato da Parsifal in Albania, antico nome dell’America, a bordo di una nave templare con una croce fiammeggiante sulla vela che procedeva in direzione del ritorno, verso le oasi del Polo Sud. In Svizzera, in riva a un lago, in una torre costruita dalle sue stesse mani e la cui costruzione era stata determinata dai suoi sogni, incontrai il Maestro della Sfinge ancora una volta. Egli stava scolpendo un serpente su una roccia, mentre le acque del lago lambivano con gentilezza i suoi piedi. Mi vide arrivare, esausto, in preda a sete e fame, e mi invitò ad entrare nella torre per riposare vicino al fuoco mentre preparava un pasto per me.
Mi offrì del vino in una brocca di metallo e parlammo tutta la notte ed il giorno seguente. Proverò a ripetere ciò che mi disse.
‘Come te, anche io ho perso la guerra. Quando avrò lasciato questa vita, una cospirazione prenderà piede contro di me. E’ sempre stato così, poiché solo i poeti saranno capaci di comprendermi e continueranno il mio lavoro. A volte penso che i miei camerati compatrioti, in questa terra linda in cui mi trovo a vivere in questo giro della ruota, mi odiano, poiché danneggio il loro stil di vita materialista, basato sul denaro. Io non sono di questo mondo. Io sono un Iperboreo. Come te, io sono un forestiero in questo mondo, in questa terra abitata dagli “schiavi di Atlantide”. Abbiamo perso questa fase della guerra del Mahabharata. Per questo, il mio lavoro rimarrà incompiuto e solo i poeti, come ho già detto, saranno capaci di capirlo e di continuarlo. Questa mia patria, che un tempo fu druidica, è rimasta parte di una confederazione celtica il cui simbolo è il quadrifoglio, perché manca la quinta foglia che è lo spirito polare iperboreo, la foglia del numero del destino. L’ha persa, o non l’ha mai avuta. Almeno la tua terra natia è la terra della Stella del Mattino…
‘Ma sei tu quello che va biasimato,’ lo interruppi. ‘Perché non hai rischiato la tua parte del tutto? Anche tu eri un figlio della tua terra montuosa, priva di sacra furia.’
‘Avrei perso quel poco che avevo salvato nella battaglia. Ed ora saranno i figli della mia stessa carne a prendere parte nella distruzione del mio lavoro. Un creatore, un guerriero, non dovrebbe avere una progenie…’
‘Questo è vero’, concordai.
Egli versò il vino. Ripose alcune larghe pentole ed il vecchio tegame in metallo per friggere nella credenza. Li salutò e li ringraziò, parlando loro come se potessero capire ciò che diceva. Dopo un silenzio quasi religioso, mi guardò fissamente:
‘Bene, pellegrino, hai mangiato e bevuto. Desideri riposare o preferisci piuttosto aprire il tuo cuore a me ora, come facesti tanto tempo fa, quando eri un re posto al fianco della Sfinge?’
‘Ti parlerò,’ risposi. ‘E’ per questo che sono venuto. Solo tu puoi darmi una risposta.’
‘ SE’ ‘
‘Mi sono posto la stessa domanda per una intera eternità, senza ottenere risposta. C’è motivo di ritenere che qualcosa sopravviva alla morte? L’”ego”, ad esempio? Può morire? Se l’”ego” muore, tutto finisce con esso. Un giorno mi hai spiegato che se l’”ego” non esistesse, non esisterebbe il mondo. Se uno yogi, per esempio, si fosse spogliato del proprio “ego” nel suo stato più profondo di samadhi, non ci sarebbe nessuno lì per sapere ch’egli è stato in samadhi. O forse egli non sapeva che era in samadhi? Poiché c’è individualità senza coscienza dell’ego; esiste anche in un fiore, in una pietra. “Una pietra è una pietra perché non ha coscienza egoica,” disse Meister Eckhart.
Senza coscienza, senza “ego”, non può esservi individuazione. C’è la persona ma non la personalità. E l’”ego”, questo “ego” che sento di essere, che solo io sono, come può morire? Se muore, il mondo finisce, perché come posso “io” sapere che andrà avanti senza di “me”, quando “io” muoio? Solo perché la gente mi dice questo, perché qualcuno mi assicura che è così, mentre io sono ancora qui. Imparo che il mondo va avanti dopo di me. Ed è “IO” che ascolta ciò, sempre “IO”. Ah, ma se davvero muoio, allora tutto volge al termine, anche il mondo. E non posso sfuggire a questo. Non c’è possibilità di fuga per il mio “ego”. Io posso solo pensare e sentire in questa maniera: quando io scompaio, se mai scompaio, qualcuno nell’eternità sentirà ancora se stesso essere “me”, esattamente come faccio io ora. E questo “io”, che sente in questo modo, sarò “io” stesso, come se nulla avesse cessato di esistere; poiché nell’immenso intervallo, dopo una intera eternità, se non c’è “io” – questo “io” – non c’è coscienza, sicché anche il tempo volge al termine. Un momento, un soffio, un nulla. La scomparsa e la resurrezione del mondo. Il sonno, il riposo degli Dei. L’Eterno Ritorno.
‘Sono venuto qui per consultarti, per parlarti, per pensare con te. Come posso sapere che tu esisti realmente, che tu sei anche “io”, che senti te stesso essere un “io”, il “tuo-io”? Solo perché io ti ascolto mentre mi dici questo. E potrebbe benissimo essere una proiezione di me stesso o una scissione di me stesso in due, come tutto il resto, parole che sto dicendo a me stesso, domande e risposte che sto ponendo a me stesso, un monologo davanti a uno specchio in cui volgo lo sguardo a me stesso. Alla fine della sua drammatica vita, anche Nietzsche scoprì ciò – così mi dicono – e divenne tutte le persone in una, insieme ed allo stesso tempo, riuscendo a sfuggire al circolo nella follia. Ma fuggì egli realmente?’
Egli passò le sue vecchie mani da una parte all’altra della sua fronte.
‘Questa è stata anche la mia melodia ossessiva. L’angoscia di questo muro di mattoni mentale, questo stretto sentiero che sembra lasciarci senza una via di fuga. Senza una risposta. Poiché, in verità, non c’è una risposta. Lo sai? Non c’è! L’unica cosa che posso confermarti è che anche io sento di essere “me”.
Una misera risposta. Poiché tu non mi credi, tu non puoi probabilmente credermi. Dal tuo punto di vista, solo “tu” avverti di essere “me”. Per te è così, anche quando posso assicurarti che è lo stesso anche per me. Con il tuo “me”, non sarai mai capace di capirlo. Separare per sempre. Non c’è via d’uscita da ciò, non c’è risposta. Ossia, la risposta è: non c’è via d’uscita, non c’è risposta. La via non risiede nella rinuncia dell’”ego”, nella “crocifissione dell’ego”, ma nella sua suprema affermazione, combinandolo con una entelechia, con la Persona che esistette già prima dell’”ego” e che avvertì se stessa essere così vecchia, così antica, così ricolma di dignità. Combinandoli nella Personalità Assoluta.’
‘Che cosa è l’”ego”? Dov’era prima che entrasse nel corpo di un infante?’ chiesi.
Mi rispose con un’altra domanda: ‘Forse era l’”angelo custode” che più tardi il bambino perde, quando l’”ego” entra nel suo corpo? O forse l’”angelo custode” è quell’uomo saggio, che va via quando l’”ego” penetra nel corpo del bambino e attende il “tuo” ritorno? Cosa è questo “tu”? C’è forse un “terzo”? O forse l’”ego” è un punto, una piega nel mantello della persona, della Monade, di cui solo una parte minuscola può entrare in un corpo fatto di materia densa? Hai mai considerato la possibilità che i tecnocrati della scienza del Kaliyuga sian riusciti a conferire un “ego” ai loro cervelli elettronici, i loro robots, muovendo semplicemente una leva? Non potrebbe essere accaduto qualcosa di simile nel caso dell’essere umano?’
Sopravvivrà l’”ego” quando il robot sarà distrutto? Lo stesso “ego” verrà riprodotto in altre macchine? Questa terrificante eventualità è per me un’ulteriore prova del fatto che la coscienza è un archetipo che plasma un sentiero attraverso gli universi, cercando di conferire a se stesso una forma, e che essa usa l’essere umano nello stesso modo in cui userebbe la macchine. …Non sono mai riuscito a dire ciò apertamente: Che l’”ego” è un Archetipo.
‘Comprendo,’ dissi. ‘Sono solo parole, lo so. Ricettacoli nuovi per un vino vecchio. Ritorniamo al punto da cui abbiamo deviato: combinando l’”ego” e la persona. Qui si cela il portale attraverso cui uno può accedere a e partire dall’Ultima Thule. L’ho chiamato Individuazione. Combinando l’”ego” con il Sé. Cambiando l’accento dell’individualità, spostandolo dalla coscienza razionale più vicino all’Oceano dell’Inconscio, senza cessare di essere conscio ma con un differente tipo di coscienza, facendo il più possibile luce nell’oscurità, muovendo dal Giallo Sole della coscienza razionale verso il Sole Nero dell’Individuazione. E il centro che ivi appare, che è creato, inventato, verso il quale ora si è spostato l’accento dell’individualità, è il Sé, un circolo la cui circonferenza è ovunque ed il cui centro non si trova in alcun luogo. E che emette un Raggio di Luce Verde. La luce della Gnosi. La “scintilla infinitesimale” di Meister Eckhart che naviga in una nave fantasma sopra e al di sotto della superficie del Mare dell’Inconscio, con tutte le sue luci accese. La realizzazione della totalità di un essere, l’ unus mundus. Questa è l’Individuazione. Dare un volto al Sé, all’”Angelo Custode”, la Monade, rendere conscio il Creatore. …E sai dove ho rinvenuto il concetto del Sé usato al fine di alludere a questo mistero? Nel più grande psicologo di tutti i tempi: in Nietzsche, il tuo “Re Ferito”, che fu il primo a scoprirlo, usando la parola tedesca Selbst.’
‘Cosa è il Sé?’ chiesi.
‘E’ un’isola di vetro persa nel bel mezzo dell’Oceano, una città nascosta nelle viscere di una montagna, un’oasi d’acqua calda nel mezzo dei ghiacci, è il Continente dell’Età dell’Oro, un castello circondato da fiamme, in cui l’Amato giace immerso nel sonno. …Sì, perché un tempo ci fu un Re, una Regina, una Bellezza Dormiente in una Foresta, un Eterno Amore. …Solo i poeti potranno comprendermi. …
ANIMA, ANIMUS
‘Eros era unito alla sua Amata nel Grande Uovo Cosmico Orfico: Phanes, Erika Paios. Eros unisce, ma Phobos, la paura, l’odio (nulla è tanto vicino all’amore quanto l’odio) disunisce, porta alla separazione, rompe l’Uovo Cosmico. Così da acquisire coscienza, individualità, così da essere in grado un giorno di dare un volto all’Uovo Cosmico. ‘La fusione completa – perdersi nel proprio opposto, nell’amato, in uno sforzo teso al ritorno all’Androgine originario – non è bene. Va contro l’Individuazione, l’immortalità della persona e la resurrezione, che è differenziazione, l’individuazione di entrambi i partners, cosicché sia lui che lei insieme possono essere separati ancora una volta ma, in un altro modo, uniti per sempre. Risorti. ‘Se hai la grande fortuna di incontrare nuovamente la tua amata, la lei del lui, in uno dei giri della tua ruota, non commettere l’errore di sposarla. Sareste distrutti entrambi. Ciò che devi fare è aiutarla a morire fuori di te. Amala come se stessi commettendo un crimine. L’amata deve morire al fine di tornare alla vita come immortale, ponendo la sua eternità nelle tue mani. Questa è la vera Lei, che guida il guerriero al cielo, che non tutta illusione, che non lo trascina giù all’inferno, profanandolo, castrando la sua virilità magica, trasformando l’uomo in donna. Ella non è la madre che divora, la vedova che non è la Vedova, poiché ella non si rassegna alla sua vedovanza e per questo castra suo figlio. Parsifal e Alessandro hanno dovuto avvalersi di Phobos (Odio) per fuggire dalla Grande Madre, la piccola vedova, così da conseguire il Graal, la Pietra del Mutamento, che i Greci chiamarono Xoanon. Totalità. ‘Das ewig Weibliche zieht uns hinan,’ come disse Goethe. “L’Eterno Femminino ci porta al cielo.” Poichè l’impulso che ti porta ad adempiere il mistero ultimo, che io ho chiamato Individuazione, proiettando l’”ego” nella Persona, nella Monade, nel Sé, dando un volto agli Dei, “illuminando l’oscurità del Creatore”, non è altro che l’amore. Solo l’amore può far sì che tu superi il profondo abisso, il ponte levatoio che separa il tuo “ego” dal castello in cui la tua amata giace addormentata, balzando nell’abisso. In effetti si tratta di un cambiamento, di un miracolo. È un Fiore Che Non Esiste: il Sé. Cadi in questo fiore e vi troverai il volto della tua Amata. Questo amore, questo impulso, è un fuoco ghiacciato, rosso-verde, che consuma ogni cosa e ti proietta verso il cielo, amando oltre la vita e la morte, per tutta l’eternità. Questo amore ti rende immortale. Questo volto, questo Fuoco d’Amore, che i trovatori e i Minnesanger chiamarono Woevre Salde, Isolde, io l’ho chiamato Anima nell’uomo e Animus nella donna.
A-MOR
‘E’ stato detto che l’uomo che ama Dio necessita di sette incarnazioni per entrare nel Nirvana e liberare se stesso, e che l’uomo che lo odia ha bisogno solo di tre incarnazioni. E’ senza Dio ma con la sua stessa “furia” che Parsifal consegue il Graal e la sua individuazione, il suo Sé, la sua totalità. Questa è la differenza tra la Via Liquida (Umida) e la Via Secca. Noi non sappiamo se, come pure la sua “furia”, il suo Phobos, la sua paura per la Madre, Parsifal abbia portato con sé una “memoria dell’amata”, come si suppone che abbia raccomandato di fare al suo amico Gawaine. Parsifal, con la sua “furia”, o il suo odio, si stava opponendo ad una participation mystique. Samadhi, fusione con Adhi, l’Essere Primordiale, non lo attende alla fine di questa strada. Perché questa sarebbe la via della santità. Ciò che lo attende è Kaivalya, totale separazione, suprema individuazione, Personalità Assoluta, l’estrema solitudine del Superuomo. Questa è la via del mago, il Siddha, l’eroe tantrico del Graal. L’isolamento cosmico del Purusha risorto.
‘Il mistero del Graal mi ha preoccupato e scosso profondamente sin dalla mia gioventù. Per questo motivo, non ho desiderato toccarlo ma l’ho oltrepassato in punta di piedi, poiché avevo il presentimento che fosse qualcosa di sacro che non avrebbe dovuto essere “psicologizzato”. Sfortunatamente, non sono sicuro che altri non lo facciano in mio nome dopo che me ne sarò andato…’
‘Sono sorpreso di udirti utilizzare la parola “psicologizzare”. Essendoti fermato al centro della corrente, a causa del desiderio di preservare ad ogni costo la natura “scientifica” della tua scuola, avendo avvolto le tue più profonde esperienze nel linguaggio in voga all’epoca, così da fuggire l’accusa di misticismo e magia, ciononostante ti trovi esposto all’accusa di “psicologizzare” la sapienza tradizionale e sacra, come l’alchimia, l’astrologia, l’ermetismo ed anche l’I Ching. Così facendo, non hai ottenuto nulla, poiché i tuoi nemici ti accuseranno sempre di ambiguità mistiche e di essere un seguace gnostico di Meister Eckhart.’
‘Lo so. E’ per questo motivo che ho detto che solo i poeti mi comprenderanno. Perchè, in qualche modo, ciò che ho dato è la “cifra”. Anch’io, come i trovatori d’Occitania e i Minnesanger, ho cantato in codice, in cifra. Per esempio, non avevo forse detto che gli Archetipi sono psicoidi? Vale a dire che, trascendendo la psiche umana, essi sono dietro o davanti ad essa. Qual è dunque la differenza tra gli Dei della Grecia e dell’India e quelli degli antichi Germani? E i miei due o più Inconsci Collettivi, incompatibili tra loro? Non è forse questa la “Memoria del Sangue”, la Minne dei trovatori germanici, che cantavano della memoria di un Amore perduto al principio del tempo? Quale differenza intercorre tra questa e lo “Spirito della Razza” di cui parlano gli occultisti? Senza dubbio, sarei potuto andare ancora oltre, e non avrei inoltre perso la guerra. Avrei potuto correlare la mia concezione dell’Inconscio Collettivo alla misteriosa dottrina tibetana del Tulku e alla dottrina hindu-buddhista del Bodhisattva. Un Tulku non dice mai “Io” ma “Noi” nel riferirsi a se stesso. Egli è uno Spirito della Razza incarnato in un intero popolo. Egli possiede tutto il suo “Io” anche allorquando è conscio in varii piani paralleli o tempi dell’esistenza. E’ ubiquo. Così ci ricolleghiamo al tema dell’”Io”, da te sollevato, ed alla conclusione di Nietzsche che non è più uno, ma tutto. … Il Samsara dell’Induismo è anche il mio Inconscio Collettivo, il Fiume del Samsara, di quelle forme archetipali: Maya, per gli Hindu, Illusione. E nel mezzo di tutto questo è il Sé, come un centro ideale, situato in nessun luogo particolare nell’immenso Oceano, come un Fiore Che Non Esiste.
‘All’Ovest, c’era un tempo una via di iniziazione individuale nell’amore: il mistero del Graal, del suo Esoterico Ordine di Cavalieri e l’ermetismo del trovatori germanici e provenzali e dei Fedeli d’Amore nell’Italia del Nord. L’esoterismo dei trovatori divenne una sorta di Platonismo, o un alchemico Tantrismo della Mano Sinistra. Esso possedeva un rituale ed una iniziazione per gradi, che andava dalla scelta dell’iniziato per mezzo dell’“occhiata” della Dama del Castello – Beatrice, nel caso di Dante – al conferimento di un anello protettivo, una cintura (la Cintura di Brunnhilde nel Nibelungenlied), un fazzoletto o un guanto. L’iniziato era stato accettato. È il Sadhaka tantrico. Poi egli passa ai gradi di Fenhedor, il “Postulante”; Precador, “Colui che implora”; “Il Vincolato” e Drut, colui che ha scambiato i cuori, il promesso sposo – Rebis, l’androgine degli alchimisti – colui il quale ha superato l’ultima prova di Asag, unendosi alla sua dama solo nella mente; o piuttosto, nel Maithuna, il coito mistico tantrico.
Il Mysterium Coniunctionis. Di lì dovrebbe conseguire la resurrezione, lo stato di definitiva separazione, l’Individuazione nella Personalità Assoluta, purushica, kaivalica, di cui abbiamo già discusso. Con il volto dell’Amata nella propria anima. In alchimia, gli stati equivalenti sono Nigredo, Albedo (da cui i nomi Albania, Albion, Albi) e Rubedo, resurrezione nella rossa immortale energia-materia del Vajra. La Soror Mystica, la donna che è sempre al fianco dell’alchimista, è l’ Amasia Uxor, la magica sposa dell’esoterismo d’amore dei trovatori. Ed ella è la Yogini e Parastri, la sposa iniziata del Tantra.
‘Questa miracolosa iniziazione iperborea viene da molto lontano, dal continente polare originario, dove apparvero le donne-mago, le sacerdotesse dell’amore magico, Morgana e Allouine. Ed anche le donne che, nella leggenda del Graal, guarirono il guerriero ferito ed il Re Malato. Questo mistero viene a noi da una distanza imperscrutabile. In Occidente, esso fu distrutto insieme con i Catari e i Templari, con i Minnesanger e i Fedeli d’Amore, con i trovatori della Linguadoca, nell’eterna guerra contro i nemici del mito divino. Ciò che era stata una iniziazione privata, unica, aristocratica ha subito un processo di volgarizzazione nell’exoterismo della Chiesa di Roma, che ha preso possesso dei suoi simboli, adulterandoli. La Dama Gnostica, Sophia, Woevre Saelde, il femminino Spirito Santo, Parakletos la Colomba, è stata resa popolare sotto la forma della Vergine Maria; lo Scambio di Cuori, che è in realtà il risveglio dell’Anahata chakra, è stato esternato nel culto del cuore di Gesù. La corona di spine ed il rosario hanno rimpiazzato la rosa alchemica dai mille petali dei Templari, il Sahasrara chakra, alla sommità del teschio invisibile. È l’assassinio della sacra via di Kundalini, della via tantrica dei chakra. Una iniziazione ermetica dell’amore solare è stata adulterata da una religione esoterica, lunare, da un culto antropomorfico, esclusivamente materialistico.
‘L’iniziazione dell’”amore senza amore” è stata distrutta, e l’uomo è passato alla diffusione di un amore fisico, matriarcale, puramente centrato sul corpo fisico della donna, in cui l’Eva esternata trionfa, dissacrando il guerriero, imponendo la sua premura femminea e la sua febbre “demetrica” per la procreazione. L’amore è divenuto umano, troppo umano. L’”amore senza amore” del guerriero, del trovatore, è il mistero del Graal. L’amore della donna e dell’uomo non risorti è la Chiesa di Roma, la Cristianità lunare. Il poema iniziatico si è degradato nella novella, nella letteratura popolare e nella sessualità morbosa dei nostri giorni.
‘Quando parliamo della religione dell’amore dei trovatori, dei cavalieri iniziati del Graal, dei veri Rosacroce, dobbiamo cercare di scoprire ciò che si nasconde dietro il loro linguaggio. A quei tempi, l’amore non aveva lo stesso significato che ha oggigiorno. La parola Amor (Amore) era una cifra, una parola in codice. Amor pronunziato al contrario è Roma. Ciò significa, che la parola indicava, nel modo in cui era scritta, l’opposto di Roma, l’opposto di tutto ciò che Roma rappresentava. Inoltre, Amor era suddiviso in “a” e “mor”, a significare Senza-Morte.
Ovvero, divenire immortale, eterno, per mezzo della via iniziatica di A-Mor. Una via iniziatica totalmente opposta alla via di Roma. Una Cristianità esoterica, solare. La Cristianità Gnostica di Meister Eckhart. E la mia. Perchè io ho tentato di insegnare all’uomo occidentale a far risorgere Kristos nella propria anima. Perché Kristos è il Sé per l’uomo occidentale.
‘Questo è il motivo per cui Roma distrusse Amor, i Catari, i Templari, i Signori del Graal, i Minnesanger, tutto ciò che poteva affondare le proprie radici nella “Memoria del Sangue Iperboreo” e che poteva avere una origine polare, solare.
‘L’amore di cui tanto si blatera e si scrive in novelle, poesie e riviste, l’amore verso la propria vicina di casa, l’amore universale delle chiese, amore per l’umanità, non ha niente a che vedere con l’”amore senza amore” (A-Mor, Senza-Morte), che è aspra disciplina, fredda come il ghiaccio, tagliente come una spada, e che aspira ad oltrepassare la condizione umana al fine di raggiungere il Regno degli Immortali, Ultima Thule.
‘SINCRONICITA’’
‘La terra è viva, e sente con te. Essa segue le tue orme, la tua ricerca, con ugual ansia, perché essa verrà trasfigurata nel tuo trionfo. La fine del Kaliyuga e l’ingresso in una nuova Età dell’Oro dipende dai risultati della tua guerra. La terra da sola non può portare a termine il lavoro che la Natura lascia incompleto. Oggi la terra ha unito le proprie forze con quelle dell’uomo nella sua passione distruttrice. La grande catastrofe si verificherà nei primi anni dell’Era dell’Acquario. Ma se sarai in grado di trovare l’entrata al Doppio Invisibile di questa terra, realizzando il mistero dell’”A-Mor senza amore”, i vulcani si quieteranno, il terremoto cesserà e la catastrofe sarà evitata.
‘C’è una “sincronicità” essenziale tra l’anima ed il paesaggio. Ciò che consegui in te stesso avrà ripercussioni fin nel più remoto angolo dell’universo, come il vibrare di una campana che annuncia un trionfo o una sconfitta, producendo effetti irreversibili in un centro segreto ove il Destino agisce. L’Archetipo è indivisibile e, se lo affronti anche solo una volta in maniera essenziale, gli effetti sono universali e validi per l’eternità. L’antico detto cinese esprime bene questa idea: “Se un uomo, sedendo nella propria stanza, pensa i giusti pensieri, egli sarà udito a migliaia di leghe di distanza.” E il detto alchemico, inoltre: “Non importa quanto tu sia solo. Se lavori sul serio, amici sconosciuti accorreranno in tuo aiuto.’
‘Ciò che ho definito “sincronicità”, fu chiamato da Nietzsche “eventi fortunati ricchi di significato”. Essa diviene un dialogo poetico, un concerto per due violini, tra l’uomo-mago e la Natura. Il mondo si presenta a te per tramite di un “evento fortunato ricco di significato”, ti porge un messaggio sottile, pressoché segreto, qualcosa che accade senza una motivazione apparente, a-causale, ma che tu avverti come pregno di significato. Ciò essendo esattamente ciò che il mondo vuole, ossia che tu estragga da esso quel significato, che tu solo sei in grado di vedere, perché esso “sincronizza”, coincide alla perfezione con il tuo immediato stato mentale, con un evento nella tua vita, sicché esso è in grado di trasformarsi, col tuo aiuto, in leggenda e destino. Un evento fortunato che ha trasformato sè stesso in Destino. E una volta che tu abbia conseguito ciò, tutto apparirà come prima, come se nulla fosse accaduto. Ciononostante, tutto è cambiato fondamentalmente e per sempre, sebbene gli unici a saperlo siate tu e la terra – che è ora la tua terra, il tuo mondo, poiché si è messo nelle tue mani in maniera tale che tu possa farlo fruttificare. “La terra si è resa invisibile dentro di te”, direbbe Rilke, è divenuta un universo individualizzato in te. E sebbene forse nulla possa essere cambiato, “questo è ciò che può sembrare, questo è ciò che può sembrare”, per usare le tue stesse parole. E tu sarai un Dio creativo del mondo; poiché avrai concepito un Fiore Non Esistente. Tu hai dato un significato al tuo fiore.’
1 – Un frutto del sud del Cile. Si ritiene che chi lo mangia tornerà sempre lì.




