La Rivoluzione del 1917. La lunga strada del comunismo (seconda parte)
2. Le obbedienze massoniche internazionali
Prima fra tutte era l’alta massoneria ebraica del B’nai B’rith americano, affiancata dall’O.T.O., dallo scozzesismo massonico, dal Grande Oriente, sette presenti tutte nel Grande Oriente dei popoli di Russia, col fine comune dell’abbattimento della dinastia dei Romanov. E non si tratta di affermazioni campate in aria, come si deduce dalla esplicita dichiarazione di intenti alla Conferenza Internazionale dei Supremi Consigli dei 33 di Parigi nel 1929:
“Nel periodo che precedette di poco la guerra mondiale venne fondata in Russia fra il 1909 e il 1913, da certi massoni iniziati in Europa occidentale, un’organizzazione che si chiama Grande Oriente dei popoli di Russia. Questa organizzazione di massonico non aveva che il nome, non possedendo né rituale, né rapporti con le massonerie estere. Il suo scopo era puramente politico: soppressione del regime autocratico. All’inizio della prima rivoluzione (marzo 1917) c’erano in Russia una quarantina di Logge con 400 membri. Quando venne raggiunto lo scopo politico prefissato, questa organizzazione declina rapidamente e cessa di esistere non appena la maggior parte dei suoi membri lascia la Russia (1919-1920) e il governo sovietico assume un atteggiamento ostile alla Massoneria”.
B’nai B’rith in testa si diceva: non esagera infatti chi oggi affermi che la rivoluzione russa fu un affare essenzialmente ebraico. Lo testimonia una lettera fatta spedire allo zar da una delegazione del B’nai B’rith che il 15.6.1903 si presentava a Theodore Roosevelt, membro della Matinecock Lodge n. 806, per chiedergli una petizione in favore degli ebrei russi; lo testimonia la guerra russo-giapponese del 1905, interamente finanziata dalle grandi banche di New York; come testimoniaTallora presidente dell’Ordine Adolphe Krauss, riportando su B’nai B’rith News, del maggio 1920, l’intervento di un personaggio illustre, nel corso di un incontro dell’agosto 1903, svoltosi fra il conte Witte [233] e un comitato di cui faceva parte:
“Se lo zar non vuole dare al nostro popolo la libertà desiderabile, allora una rivoluzione instaurerà la repubblica attraverso la quale si otterranno questi diritti”.
Il personaggio in questione altri non era che Jakob Schiff, israelita a capo della potentissima banca Kuhn & Loeb di New York, uomo dei Ro-thschild, gran finanziatore della rivoluzione russa, membro del B’nai B’rith e della Pilgrims’ Society (v. Appendice 2).
Note
[ 233 ] Il conte de Witte, rappresentante dello Zar a Portsmouth (U.S.A.) nelle trattative di pace con i plenipotenziari giapponesi, sposato con un’ebrea, era cugino (stranezza delle coincidenze!)… di Helena P. Blavatsky, la fondatrice della Teosofia.
La Rivoluzione del 1917. La lunga strada del comunismo.
Presentiamo da oggi alcuni assaggi dal libro di Epiphanius: Massonerie e sette segrete dall’edizione del 2002. Una lettura di questo tomo da 800 pagine è scorrevole e il contenuto – al di là della connotazione certe volte spiccatamente religiosa – interessante.
LA RIVOLUZIONE DEL 1917.
LA LUNGA STRADA DEL COMUNISMO
“Non esiste movimento proletario, anzi nemmeno comunista, che non agisca nell’interesse del denaro, nella direzione desiderata dal denaro e entro i limiti assegnati dal denaro senza che gli idealisti fra i capi di tali movimenti ne siano comunque consapevoli”. (Oswald Spengler, Il tramonto dell’Occidente, Milano, Ed. Longanesi, 1978, voi. II, p. 1251)
Ma il denaro, impersonato dall’Alta Finanza, non è che il braccio operativo della Loggia, la quale pianifica, orienta, dirige. Così fin dagli ultimi anni del secolo scorso la Russia autocratica e cristiana fu oggetto di infiltrazioni mortifere, il cui effetto sarebbe drammaticamente apparso in tutta la sua portata nella rivoluzione del 1917.
Il copione fu quello classico, già collaudato nel 1789, e così descritto da H. Coston, noto studioso francese di mondialismo:
“Una rivoluzione non è giammai spontanea: essa richiede una preparazione più o meno lunga a seconda delle circostanze, preparazione che esige:
- la formulazione di un’ideologia sovversiva;
- l’insediamento di una rete di diffusione, accompagnata da movimenti di folla sotto diversi pretesti;
- un finanziamento sufficiente per assicurare l’esecuzione di un programma soggetto a rischi, remunerare lo stato maggiore, gli agitatori, gli agenti provocatori, le spie, ecc., e acquisire compromissioni necessarie;
- interventi dall’estero;
- lo scatenamento di una prima sommossa “telecomandata”, seguita da “giornate” o da “manifestazioni” obbligatoriamente sanguinose”.
(Prefazione al libro Le gouvernement invisihle di J. Bordiot, 1983)
Tre furono gli strumenti utilizzati per preparare d’ottobre scatenata poi dai vari Lenin, Trotzkij e Zinoviev:
- le società segrete all’interno della Russia
- le obbedienze massoniche internazionali i finanzieri internazionali.
- la rivoluzione
1. Le società segrete all’interno della Russia
Verso la fine dell’Ottocento la Corte Imperiale e le élites russe, proprio come nella rivoluzione francese, erano impregnate di spirito massonico e particolarmente di quella forma virulenta pseudo-religiosa che è il martini-smo. I maghi si alternavano a Corte sin dal 1880 quando si volle chiamare Heinrich de Langsdorff seguito ben presto da Jean Hitch, detto Jean di Cron-stadt. Nel 1900 li avvicenda a Corte il famoso mago Nizier Anthelme Philippe, noto come Philippe di Lione (1849-1903) [227] invitato dal granduca Vladimiro a seguito di una conferenza di Papus. Papus stesso non manca nel 1905 al ghiotto appuntamento russo, come ricorda l’allora ambasciatore francese a San Pietroburgo Maurice Paleogogne: “chiamato da qualcuno dei suoi fedeli sito in posizione altissima che aveva bisogno dei suoi lumi”. Si riuscì persino a fondare una loggia martinista all’interno della stessa Corte, loggia che lo zar e la zarina, probabilmente frastornati dal clima magico indotto, frequentarono assiduamente. Nel 1906 – ad un anno dalla cocente sconfitta ad opera del Giappone finanziato da Wall Street – giunse a Mosca il terribile Rasputin [228], uno stregone che introdusse alla Corte imperiale il lamaismo tibetano [229] e con esso un disordine morale in grado di abbattere gli spiriti e fiaccarne la resistenza [230]. Basti dire che agli inizi del 1917, quando ormai Rasputin era morto, i ministri dell’Interno Protopopov e della Giustizia Dobrowskij, assieme al principe Kurakine, si dedicavano tutte le sere nelle logge martiniste ad evocarne il fantasma. Inutilmente i due maghi francesi, Papus e Philippe, avevano tentato di mettere in guardia la famiglia imperiale: essi vennero tosto soppiantati dall’ancora peggiore Rasputin.
Mentre la regalità e l’aristocrazia marcivano in queste pratiche devian-ti, altre logge tessevano con minuzioso lavoro da talpa la trama della rivoluzione. Il primo governo provvisorio, composto da Paul Miliukov [231], dal principe Vov e da Kerenski, fu infatti massone ai suoi vertici [232].
Note
227 P. Virion, Bientót…, cit., p. 133. S. Hutin, massone e volgarizzatore di cose massoniche, nel suo Governi occulti e società segrete, Roma, Ed. Mediterranee 1973, afferma che Philippe “serviva le forze della luce” ed era tenuto come maestro spirituale da Papus (p. 168). Si trattava in realtà di un individuo che praticava l’occultismo e godeva larga fama di guaritore, proclamandosi ad un tempo fervente cattolico e professando la fede nella reincarnazione.
228 Gregory Efimovitch Novij, alias Rasputin (“rasputiny” in russo vuol dire “libidinoso”).
229 Le deità del pantheon lamaistico hanno una realtà relativa: proiezioni del subconscio individuale e?collettivo sono semplici simboli di stati mistici in cui l’uomo si solleva nel processo della meditazione e?devono essere via via superate ed eliminate nella lucentezza immacolata della conoscenza cosmica che?è chiamata usualmente il tathagatugarba e il Dharmakàya, il corpo trascendente da cui tutto scaturisce. Il?lamaismo accoglie i Tantra come parte più profonda dell’insegnamento buddistico.
Il geod (pratica mistica lamaistica) consiste nell’esteriorizzare e quindi nel riassorbire in sé le divinità terrifiche che animano il pantheon lamaistico e quindi nell’acquisire la consapevolezza che esse null’altro sono se non emanazioni del nostro subconscio. I Tantra sono testi canonici di Sakti (setta adoratrice di Durga o Kali o Parvati, moglie di Shiva); prescrizioni alle quali non sono estranee oscenità e orge. Il misticismo erotico tantrico si autogiustifica col principio secondo cui anche gli atti immorali ordinariamente riprovati, una volta liberati dalla relatività mondana, diventano mezzo per conseguire forme di illuminazione, mentre proprio l’esaltazione delle forze del sesso, volontariamente suscitate, metteva a prova l’incorruttibilità dello yogin perfetto (siddha) al contatto con qualsiasi impurità morale. La tradizione buddista tibetana fatta propria dai Lama prevede tre vie di iniziazione progressiva:
- l’Hinayana: via di purezza, blocco di tutti i desideri;
- il Mahayana che si serve delle passioni con “precauzione”;
- il Vajrayana: via segreta che utilizza ogni passione, ogni atto umano, trasformandolo.
Depositario di queste iniziazioni è il Dalai Lama (cfr. Jean Marques Rivière, Kalachakra, Roma, Ed. Mediterranee 1985; J.M. Rivière era un alto iniziato della massoneria, nato a Parigi nel 1903, professore universitario di Indologia, autore di una Storia delle dottrine esoteriche e di Amuleti, talismani e pentacoli).
L’esoterista pagano Julius Evola, in un’altra opera delle Mediterranee intitolata Lo yoga della potenza, 1988, p. 168, spiega che il Vajrayana è la via dell’ascesi del vira, letteralmente “eroe” caratterizzato “dall’inclinazione per riti spinti a carattere dionisiaco” (ivi, p. 282); Vajrayana, dice Evola, è il tantrismo lamaico-buddista {ibidem). Le donne, gli fa eco il Rivière (op. cit., p. 139), sono fonte del prajna nella congiunzione rituale orgiastica (cfr. anche Evola, op. cit., p. 171); da notare (Evola, p. 162) che il simbolo dell’orgia^sono i due triangoli che si compenetrano, l’esagramma.
Anche l’ubriachezza, come per gli antichi rituali orgiastici di Dioniso, fa parte del rito (p. 161). Evola spiega inoltre che nei Tantra buddisti prajna ha lo stesso significato di vidyà e cioè conoscenza, che è poi sinonimo della donna “usata nelle pratiche sessuali” (p. 282). Un passo rivelatore di Evola esplicita infine l’intima essenza della più alta iniziazione segreta del lamaismo: vajra designa nel linguaggio cifrato l’organo sessuale maschile e di conseguenza vajrayana significa letteralmente: la via del pene (sull’opera di Evola v. “I giovani e le rovine di Evola” in: Atti del 7° Convegno di Studi Cattolici, Rimini, Ed. La Tradizione Cattolica, 1999). Da quanto sopra è allora lecito trarre le logiche conclusioni che il buddismo in genere, e quello esoterico tantrico in particolare, è una gnosi: una vera e propria gnosi che ne costituisce la forma più alta e recondita, come autorevolmente riconosce Giuseppe Tucci – forse la massima autorità occidentale in materia – nella prefazione al Libro Tibetano dei morti, Torino, UTET, 1985. Nel lamaismo, infatti, sono chiaramente identificabili i tratti caratteristici che definiscono una gnosi, ossia:
1. Conoscenza non razionale di una dottrina irraggiungibile ai profani.
2. Via di salvezza attraverso questa conoscenza.
3. Cancellazione per l’iniziato della distinzione fra bene e male.
4. Pratiche rituali orgiastiche che simboleggiano per lui questo superamento.
Secondo le categorie cattoliche invece tutto questo si colloca semplicemente nell’abisso demoniaco del peccato, e la diagnosi trova autorevole conferma nell’affermazione lapidaria di Alexandra David Neel (1868-1969): “Il Tibet è il paese dei demoni”. {Mistici e maghi del Tibet, Roma, Ubaldini Editore, 1965, p. 107). La Neel, compositrice di musica, “buddista professante” e lei stessa lama, era 33° grado della massoneria e membro di rilievo della Società Teosofica (cfr. M.F. James, Esoterisme, occultisme…, cit., p. 90).
230 “Due ebrei, Aaron Simanovitch, segretario, intendente e anima maledetta di Rasputin, e Manasse-vitch-Manouilev, sono gli ispiratori di quella combriccola… che realizzando una propria politica, fa e disfà i ministri e discredita l’imperatore” (J. Lombard, op. cit., Tomo II, pp. 488-89)
231 Ministro degli Affari Esteri del Governo provvisorio, Miliukov – amico personale del grande finanziere ebraico Jakob Schiff – era “massone certamente martinista” (cfr. P. Virion, Bientót…, p. 135).
232 Cfr. Leon de Poncins, Christianisme e Franc-magonnerie, Vouillé, Ed. Diffusion de la Pensee Franc-aise 1975, p. 193; J. Lombard, La cara oculta…, cit, Tomo II, p. 493, dove si sostiene che l’avvocato A-lexander Fjodorovich Kerenski (Simbirsk 1881 – New York 1970) aveva mutuato il cognome dal suocero poiché era israelita tanto da parte di padre, che si chiamava Kirvis, che di madre, nata Adler; v. anche Y. Moncomble, Du viol…, cit., p. 14 e D. Korn, Werist wer…, cit..
Nel paese degli Dei
Tratto dal libro di Jean Mabire “Waffen SS”. Edizioni Arktos 2006
La Grecia, come una calamita attrae i guerrieri nati dal sole. Nel 1940 però non si celebrano i giochi di Olimpia, ma i soldati di Sparta. I Tedeschi ricordano le isole profumate, il mare placidamente azzurro, le colline pietrose sfiorate dai venti della bellezza e della forza.
Il 28 ottobre 1940, gli Italiani hanno invaso la Grecia. Meglio, l’hanno attaccata. Si sono impegolati in una conquista che non riescono, con i loro mezzi, a realizzare. Ne occorrono ben altri per violare la Grecia degli dei! Come era prevedibile i Balcani cominciano ad agitarsi.
I montanari lubrificano i fucili e arrotano i pugnali. I Macedoni, accada quel che accada, sono già alla macchia.
I Bulgari aderiscono ad un patto che unisce Tedeschi. Italiani e… Giapponesi. I Serbi li imitano. Si dà nuovamente vita ad una vecchia alleanza. Hitler vuole abbattere Stalin. Una coalizione straniera di reazionari e di comunisti uccide il reggente Paolo di Iugoslavia e instaura a Belgrado la dittatura del generale Simovic e del giovane re Pietro II.
Nella primavera del ’41, le divisioni tedesche scelte lasciano la Francia per l’Austria, l’Ungheria, la Romania e la Bulgaria.
II Fuhrcr intende stabilizzare la situazione balcanica. Scatterà l’operazione Marita, per la quale rinvia di qualche settimana la grande offensiva ad Est.
Verso il Sud! La Leibstandarte, Adolf Hitler portata agli effettivi di una brigata di assalto, ha lasciato Metz e la Verfugungsdivision, che ora si chiama Reich, si avvia verso Vesoul.
I convogli delle Waffen SS arrancano sulle strade di montagna. Il desiderio di arrivare per primi alla base da cui partirà la futura offensiva, li porta a scompigliare le altre colonne.
Piuttosto che cedere il passo ai mezzi dell’esercito, un giovane ufficiale della To-tenkopf ordina di collocare sulla strada…mine anticarro. Un altro arriva a puntare le armi sui soldati della Wehrmacht.
Il Feld-Mareschal Von Brauchitsch si lamenta con Himmler che si finge sorpreso.
- Non ve la dovete prendere per qualche giovane ufficiale un po’ nervoso. Ci sarà gloria per tutti…
Il 6 aprile 1941, le forze tedesche passano la frontiera iugoslava. In testa la divisione SS Reich. In pochi giorni, i soldati di Paul Hausser arrivano davanti a Belgrado. Il Danubio, con le sue acque limacciose, sbarra la strada. Scesa la notte si ode soltanto il fruscio della corrente. Tutta la divisione guazza sulle rive pantanose. Hausser perde la pazienza.
Fa chiamare lo Hauptsturmfuhrcr Klingenberg che comanda un distaccamento di esploratori:
- Andate a vedere che cosa accade dall’ altra parte del fiume.
Il giovane ufficiale ha un viso da ragazzo, illuminato da un eterno sorriso e gliocchi azzurri. Prende il comando di una dozzina di uomini e li imbarca su una grossa barca a motore.
Lentamente, il piccolo gruppo delle SS risale la corrente.
Sull’ altra riva non si vede nessuno. In mezzo al fiume, Klingenberg decide:
- Andiamo a fare un giro…
Nello stesso momento, però, il motore si ferma. La corrente trasporta l’imbarcazione alla deriva verso i sobborghi della capitale serba. Braccia erette di gru e case si susseguono a spiazzi di erba rasata. Un meccanico improvvisato cerca di rimettere in funzione il motore. Gli sforzi sono inutili. Sdraiati sul fondo della barca, i suoi camerati non sono molto tranquilli di « navigare» nel bel mezzo della città nemica. Le prime luci rischiarano il ciclo e si possono distinguere le fortificazioni.
Finalmente il motore, tossendo, si rimette in moto. Klingenberg osserva attentamente le rive col binocolo. Il suo aiutante gli chiede:
- Che facciamo, capitano?
- Sbarchiamo!
Ed ecco una dozzina di soldati della Das Reich, tutti soli nel bel mezzo della città che si risveglia. D’autorità, l’ufficiale requisisce due vetture – la leggenda dirà che si trattava addirittura di taxi… – sei uomini per parte entrano a stento con le loro armi. Klingenberg comanda:
- All’ Ambasciata tedesca. A tutta velocità!
Il rappresentante del Reich a Belgrado vive chiuso nel suo appartamento. L’ufficiale delle SS lo sveglia, poi, presa una immensa bandiera con la croce uncinata, la issa sul palazzo. Lascia due o tre uomini all’Ambasciata, riprende le due auto ed ordina agli autisti:
- Subito al Parlamento iugoslavo.
I corridoi sono deserti. Finalmente i Tedeschi scoprono un Serbo in uniforme. È visibilmente terrorizzato. Klingenberg lo chiama « mio generale» e, giocando d’azzardo, gli dichiara:
- Belgrado è completamente accerchiata. L’attacco avrà luogo fra circa mezz’ ora. Vi concedo quindici minuti di tempo per dichiarare la vostra capitale città aperta.
Che fare se non inchinarsi dinanzi alla forza? Per radio, Klingenberg avverte il suo comandante:
- Sto per ricevere la capitolazione della capitale iugoslava. Hausser non nasconde la sua gioia.
- Mi felicito con voi, avete meritato il Collare di Cavaliere della Croce di Ferro.
Poi le automobili e le moto della Das Reich escono a poco a poco dai loro nascondigli e si avviano verso i sobborghi di Belgrado.
Quattro giorni più tardi, il 10 aprile, l’esercito iugoslavo capitola come l’esercito polacco e l’esercito francese. Nuova primavera di Vittoria.
In Grecia la battaglia è più dura e la Leihstandarte Adolf Hitler sopporta il peso maggiore di questa avventura guerriera nel regno degli dei.
Gli uomini di Sepp Dietrich attraversano la Macedonia, unico e solo danno una dozzina di feriti, e arrivano alla frontiera greca. Davanti a loro le montagne ed un colle: il Klidi. La posizione sembra solidamente tenuta dai Greci, dagli Australiani e dai Neozelandesi e da qualche Inglese.
L’ordine del generale List da cui dipende la Leihstandarte, è semplice:
- Sfondare.
Ci vorranno due giorni per riuscirci. Due giorni, più di cinquanta morti ed una Croce di Cavaliere per l’Obcrsturmfuhrer Gcrd Pleiss che comanda il distaccamento d’assalto.
Ma dopo una montagna ne viene un’ altra. Dopo un colle un altro colle. Dopo una battaglia un’altra battaglia.
In testa, come sempre, il battaglione di ricognizione della Leihstandarte, comandato da un giovane Sturmbannfuhrer dal viso magro ed incavato, con gli zigomi sporgenti e dei baffetti talmente biondi da essere quasi invisibili. Si chiama Kurt Meyer, ma i suoi uomini non tarderanno molto a soprannominarlo ” Panzerme-yer”: Meyer il carro armato.
Il colle Klissura sembra ancor meglio difeso del Klidi. Due delle compagnie d’assalto eseguono una manovra accerchiante ed iniziano a scalare la montagna. Meyer attacca di fronte con un piccolo gruppo di soldati.
Ovunque scoppiano mine e blocchi di pietra precipitano sugli uomini che attaccano. I Greci, bene appostati e difesi, fanno cadere sui Tedeschi una pioggia mortale di proiettili. Le SS sono bloccate. Nascosti dietro le rocce, non possono neppure alzare il naso. Allora Kurt Meyer grida:
- Vorwarts (Avanti).
Nessuno si muove. Nemmeno Emil Wawrzinek, il suo aiutante. Dinanzi all’infernale ed incessante tiro dei soldati greci, gli uomini della Leihstandarte ” si sgonfiano “. Panzcrmcycr tenta l’ultima carta. Ancora una volta grida:
- Vorwarts.
Inutilmente. Disinnesca allora una bomba a mano e la lancia in mezzo ai suoi uomini. Non possono far altro che balzare in avanti. “Mai, nemmeno nel corso di una esercitazione, ho visto un balzo in avanti collettivo così perfetto”, dirà Meyer.
Gli uomini avanzano di roccia in roccia. Il primo che ride per l’avventura trascina i suoi compagni.
Gridando, bestemmiando, ridendo, le SS continuano ad avanzare. Prendono d’assalto le posizioni greche e catturano più di un migliaio di prigionieri. Kurt Meyer riferisce a Sepp Dietrich :
- Non ho avuto che una mezza dozzina di feriti. Il capo delle Leibstandarte brontola:
- Proseguite e conquistate Kastoria.
Panzermeyer cattura più di mille soldati greci e ottiene, come riconoscimento del suo valore, la Croce di Cavaliere.
La Leibstandarte ” fa rotta” verso il Sud. Il 20 aprile del 1941, raggiunge il colle Mctzonov, posizione di capitale importanza strategica. La montagna taglia la ritirata a sedici divisioni greco-britanniche, che restano insaccate nell’Epiro. Per gli uomini delle Waffcn SS è senza dubbio il modo migliore per festeggiare il compleanno del loro Führer.
Tre giorni dopo, capitola Salonicco. I Greci si arrendono, ma gli Inglesi continuano a combattere.
Panzermeycr raggiunge Naupaktos, chiamata anche Lepanto, « Ed ora – dice -vediamocela con gli armatori ».
Lo stretto mette in comunicazione il golfo di Patrasso con quello di Corinto. A Nord l’Eliade propriamente detta. A Sud, dall’ altra parte dello stretto, la penisola del Peloponneso.
In queste acque, nel 1571, Don Juan d’Austria, ha colato a picco la flotta turca. Le acque azzurre si sono colorate del sangue di quindici mila infedeli. In quanto a flotta, Panzermeycr non trova nella rada di Lepanto che due barconi imputriditi. Ma egli ha fretta di conoscere cosa accada dall’altra parte dello stretto.
Senza pensarci due volte fa imbarcare le moto, e i side-car di un battaglione da ricognizione, sui due barconi. Moderna interpretazione degli Argonauti, le SS messo il piede sui ponti delle imbarcazioni, si disfano degli « impedimcnta» e a dorso nudo prendono un bagno di sole e di spruzzi di schiuma. Una lieve brezza marina increspa le onde.
Le imbarcazioni imbarcano acqua, ma i ragazzi le tengono a galla e Panzermeyr li vede allontanarsi dalla riva ed iniziare l’affascinante avventura. Si fortifica a Naupaktos e piazza mitragliatrici ai crocicchi delle vie.
Col binocolo scruta il mare e la strada del Nord. Al di sopra di questo scenario da leggenda, il cielo limpido, blu.
Improvvisamente una nuvola di polvere ed uno stridore di ferraglia. I mitraglieri si precipitano alle anni pronti a far fuoco.
Si tratta solo di una enorme automobile che ha a bordo Sepp Dietrich. In Francia, il suo viso era color limone. In Grecia e color pomidoro. Ha sempre lo stesso umore scontroso e trasforma le sue domande in urli:
- Che fate qua? E i vostri uomini?
- Copro la traversata. Li ho mandati in esplorazione dall’ altra parte dello stretto. Dietrich diventa color melanzana:
- Sono motociclisti, non marinai! Vi farro trasferire nella Marina da guerra! O se preferite vi deferirò al Consiglio Militare!
Panzcrmeyer si lascia dare del pirata e dell’idiota. Poi Scpp brontola: – Comunque testimonierò a vostro favore al processo scriverò ai vostri genitori quando vi avranno fucilato.
Risale sull’auto che si allontana in una nuvola di polvere.
Panzemeyer si augura che gli dei del mare gli siano propizi come quelli della guerra.
Lo stretto ora appare disperatamente deserto. I battelli sono spariti. O sono in qualche porto o in fondo al mare. ” Panzer” è nervoso, fuma e beve caffè.
Il binocolo esplora l’orizzonte nitido: una linea diritta fra il blu del mare e del cielo.
Finalmente appaiono due piccole sagome panciute. Sono le imbarcazioni. Si avvicinano lentamente rullando. Sono pericolosamente sovraccariche. Sui ponti un groviglio di uomini. Alcuni in verde, altri in caki. Si avvicinano alla riva. Ora si distinguono benissimo i Tedeschi e gli Inglesi… Viene gettata una gomena. I battelli, accostano le fiancate al molo. I prigionieri sbarcano; hanno la divisa a brandelli e sono rassegnati, come tutti i prigionieri del mondo. Si vanno a sedere in un canto e si dividono le ultime sigarette di tabacco biondo.
Un nuovo strepito, una nuova nuvola di polvere. Di nuovo entra in scena Sepp Dietrich, ritornato a Naupaktos « per fare un giro».
Si pianta sulle corte gambe, l’elmetto di traverso, il volto da vecchio lanzichenecco rubicondo. Osserva i prigionieri riuniti e quelli che stanno sbarcando. Panzcrmeyer trattiene a stento un scoppio di risa. Altrettanto fa Dietrich ma si controlla, si bilancia un pò sulle gambe, le mani dietro la schiena, raggrinza il viso.
Le truppe del Rcich occupano tutta la costa Nord, dal Golfo di Corinto dal porto di Missolunghi, al Monte Parnaso.
La Leibstandarte, attraversa lo stretto. In testa il battaglione di ricognizione.
Panzcrmeyer, come al solito, precede i suoi uomini.
Ciottoli, cipressi, rovine di templi, statue. I Greci hanno deposto le armi. Rimane ancora qualche Inglese, braccato per le strade e le colline del Peloponneso.
Le avanguardie della Leibstandarte sono a Patrasso, dall’altra parte dello stretto già attraversato dalle SS di Panzer.
Sepp Dietrich, chiama Kurt Meyer:
- Se i vostri ragazzi sono stati capaci di pilotare dei battelli dovrebbero essere
capaci di sbrogliarsela anche con una locomotiva.
Panzermeycr ha sempre apprezzato questo genere di « logica» che esclude totalmente la parola « impossibile». Scova fra i motociclisti un ex meccanico delle ferrovie.
Questi trova il carbone, accende la caldaia, manovra le leve. La pressione aumenta, la macchina fischia. In una nuvola di polvere la locomotiva scivola sui binari. Si attaccano dei vagoni. Agli sportelli si piazzano delle mitragliatrici. Nasce così il primo treno blindato delle Waffen SS. Corre attraverso un paesaggio d’Arcadia. Atmosfera da Far-West e di versione dal greco. Scpp Dietrich mordicchia il suo sigaro. Panzermeycr fischietta una canzone oscena.
Un giovane sottoteneme ritorna col pensiero al suo Ginnasio e recita a mezza voce: Et in Arcadia ego…
Infine, la Leibstandarte Adolf Hitler giunge alla culla del suo sogno: Sparta. Ma qui li attende un ordine. Lo stesso che li ha raggiunti, non molto tempo prima, laggiù nel 1′ Alvernia: ” Lasciate Atene per partecipare alla sfilata della Vittoria”.
Le pattuglie tedesche marciano su tutte le strade. La sfilata della vittoria è da manuale, perfetta, la più stupenda del genere.
In testa alle truppe la Leibstandarte Adolf Hitler preceduta dal battaglione da ricognizione di Panzermeyer.
Frattanto sono già arrivati i nuovi ordini. Si conosce la prima tappa: Praga. Si indovina la seconda: Kiev.
Sta per incominciare la più grande avventura delle SS.
Dal Baltico all’ Atlantico, dal Mar Egeo al Mar d’ Azov, dalla Baviera al Caucaso, gli opliti del Führer vivono la loro prodigiosa epopea guerriera.
Proponiamo un articolo pubblicato sulla Rivista della Thule nel numero di settembre-ottobre 2008 tratto da Elementi di Coltura Fascista, per ogni Ordine di Scuole e di Organizzazioni, VI edizione, 15 giugno 1940 – XVIII.
Per aumentare l’ingrandimento della pagina è sufficiente cliccare sull’immagine con il tasto destro del mouse e scegliere “visualizza immagine”, apparirà quindi una schermata con lo zoon.
Tratto dalla publicazione della NovAntico “La Svastica” che raccoglie alcuni interessanti articoli di questa rivista che nasce il 7 marzo 1941. Per info: thule@thule-italia.org
A molti sarà capitato di leggere in giornali italiani o magari anche tedeschi queste tre semplici lettere: NSV, e non a tutti sarà apparso chiaro fin dal primo momento che cosa voglia significare quella specie di sigla. La cosa è più semplice di quando forse non si creda. Le tre lettere NSV significano né più né meno che National-Sozialistiche Volkswohlfahrt, vale a dire Ente Nazionalsocialista di Beneficenza. La parola Nationalsozialistische Volkswohlfahrt è però piuttosto lunga e
aticosa da pronunciare, anche per i tedeschi, e cosi chi non abbia voglia di gorgheggiare o di raschiarsi la gola fuori luogo dice semplicemente NSV, EN-ES-FAU.
Cosi oggi tutti dicono NSV, e la sigla è diventata ormai un’idea, come molte altre sigle tedesche. Sono ormai dieci anni che se ne parla, perché l’istituzione venne fondata oltre un decennio fa, prima ancora che il Nazionalsocialismo salisse al potere, e precisamente il 18 Aprile 1932, con non più di una dozzina di soci. Il 3 Maggio 1933, poi, dopo la salita al potere del partito nazista, la NSV venne riconosciuta direttamente dal Führer come associazione competente per tutte le questioni della beneficenza e della previdenza sociale.
Il concetto che dà forma e vita alla sua struttura pratica ed ideale è rappresentato dalla volontà di mettere, accanto alla beneficenza ed al sussidio occasionali, la previdenza che protegge l’uomo dai danni avvenire e dalla miseria. Il Führer stesso diede le direttive di una tale associazione nel suo libro « Mein Kampf », quando scrisse: «Questo lavoro di cura e di educazione deve incominciare già con la madre. Allo stesso modo con cui è stato possibile, nel corso di un lavoro instancabile che è durato decenni e decenni, a raggiungere durante il parto della donna quella pulizia che scongiura ogni pericolo di infezione ed a limitare la febbre puerperale a pochi casi sporadici, dovrà essere in avvenire assolutamente possibile giungere, con una conveniente educazione delle infermiere e delle madri stesse, ad un trattamento del bambino, sin dai primi anni, che serva da premessa essenziale per il futuro sviluppo».
Ne deriva che la NSV, sorta da questo primo concetto di assistenza alla maternità e all’infanzia, pone al centro delle sue cure e della sua assistenza materiale e spirituale la madre ed il bambino, costituenti essenziali della famiglia sana, motore primo dell’ordine sociale di uno Stato di alta civiltà. A ciò si aggiunge l’assistenza alla vecchiaia, come ovvia espressione di gratitudine della Nazione verso coloro che allo Stato ed al popolo hanno dato decenni e decenni della loro preziosa attività.
Un altro concetto che informa la vita di questa singolare associazione è quello dell’aiuto supplementare, vale a dire di quell’aiuto che non tien conto di altre forme di assistenza che i suoi protetti possano contemporaneamente godere, quali le Casse Malattie, le pensioni, le rendite, le varie forme di assicurazioni sociali e di sussidi provenienti da altre istituzioni più o meno private.
Un chiaro specchio del grande favore incontrato dalla NSV sin dalla fondazione è dato dal rapidissimo aumento del complesso dei soci che iniziatosi, come si è detto, con una dozzina di individui, poteva registrare nel 1939 la bella cifra di oltre 13 milioni di affiliati, oggi già saliti ad oltre 15 milioni e mezzo. I modesti contributi che questi 15 milioni e mezzo di affiliati pagano ogni anno costituiscono la base finanziaria per lo svolgimento della sua attività, insieme con gli introiti delle Opere Assistenziali Invernali che, specialmente dopo l’inizio della guerra, hanno assunto uno sviluppo imponente.
Conformemente al concetto ideale da cui la NSV è sorta, la sua principale organizzazione di beneficenza è l’Ente di Beneficenza per la Madre e il Bambino (Hilfswerk Mutter und Kind), la cui assistenza inizia con lo stato di gravidanza, per estendersi al parto, al puerperio ed ai diversi stati del bambino per accompagnarlo lungo tutta la puerizia ed adolescenza. Nel 1935 vennero assistite 174 062 giovani madri, nel 1940 389 616, nel primo semestre del 1941 ben 245 886. L’assistenza alla madre ed al bambino, oltre che attraverso le comuni vie dell’aiuto direno finanziario, avviene anche indirettamente per mezzo di una sistematica educazione delle future madri, alle quali viene insegnato in corsi speciali prima del parto come si debbono comportare nei confronti della nuova vita che portano con sé e come debbano poi averne cura a parto avvenuto. Sono spesso delle vere e proprie lezioni di ostetricia e pedagogia ad uso pratico per la casa, ma di valore non per questo inferiore a quelle scientifiche che si tengono negli istituti specializzati.
Il vero e proprio servizio di assistenza sussidiaria di carattere economico si svolge per tutta una serie di servizi che, specialmente in tempo di guerra, hanno assunto uno sviluppo sempre maggiore. Si tratta sopratutto di assistenza alimentare, con la concessione di buoni d’acquisto, di assistenza nel settore dell’abbigliamento, con la concessione di biancheria per puerpere e lattanti o di altri capi d’abbigliamento per la madre ed il bambino, all’infuori dei normali contingenti stabiliti dal razionamento. In più i normali aiuti finanziari in forma di sussidi o di prestiti.
Per quanto concerne il lavoro di assistenza educativa alle’ donne che stanno per diventar madri, acciocché possano con maggior facilità ed igienicità allevare il bambino, sono stati creati dei veri e propri centri di consulenza educativa (Beratungs stellen « Mutter und Kind »), nelle provincie, nei circon¬dari, nei comuni, nelle città, nei villaggi. Di questi Centri di consulenza educativa ne esistono oggi in tutto ben 28 200, frequentati nel primo anno di guerra da ben 6 milioni di persone, mentre la cifra dei frequentatori, o per meglio dire delle frequentatrici, nel primo semestre del 1941 è stata di oltre 4.6 milioni. A ciò si deve aggiungere l’Assistenza Educativa per Adolescenti (Jugendhilfe), il centro di Controllo Protettivo (Schutzaufsicht), ed altri istituzioni del genere.
Nell’ambito dell’assistenza al fanciullo dopo la nascita sono stati istituiti anche speciali centri di raccolta per l’assistenza e la vigilanza dei fanciulli per quelle madri che si recano al lavoro e non possono quindi lasciare i bimbi a casa soli. In questi centri di raccolta, chiamati Krippen (presepi), i bambini vengono vigilati, curati, nutriti ed educati da personale specializzato, scelto con cura scrupolosa. Oltre a tali Krippen esistono poi i cosiddetti Kindergarten, i giardini d’infanzia, spesso collocati entro le fabbriche stesse ove le madri lavorano, ed altre istituzioni similari, che si contano a migliaia in rutto il Reich. In tutti questi istituti, che insieme possono ospitare quasi un milione di bambini, sono impiegati attualmente non meno di 32.000 specialisti che hanno cura dei piccoli.
La necessità di alleggerire alla madre, per quanto è possibile, la cura del bambino e di dare a lei stessa la possibilità di ricrearsi di quando in quando dalle fatiche ha portato alla creazione di cosi-detti Müttererholungsheime, luoghi di soggiorno e ricreazione nei quali vengono inviate le madri che lavorano ed abbisognano di ricrearsi (Case di Ricreazione per la Madre). Quando il bambino non superi il terzo anno di età vi viene inviato insieme alla madre. Dal 1934 al 1941 furono inviate in tali centri oltre 300 000 madri, con migliaia e migliaia di bambini. Nei casi invece in cui il bambino abbia bisogno di ricreazione mentre la madre non può lasciare la città, entra in funzione la cosiddetta Kinderlandverschickung (invio dei bambini in campagna), grazie alla quale i bambini vengono inviati in campagna, in famiglie private disposte ad accoglierli o in colonie appositamente costruite. In tempo di guerra tale istituzione si è sviluppata in maniera poderosa, essendosi riconosciuta la necessità di inviare i bambini in campagna, non solo perché possano ritemprare le forze del corpo, ma anche per sottrarli pili che sia possibile alle conseguenze della guerra, agli allarmi aerei con conseguenti scosse nervose, mancanza di sonno, irregolarità di vita, e via dicendo.
In altri casi ci si limita ad inviare i bambini ogni giorno fuori di città, in speciali luoghi di raccolta, ove possano giuocare all’aria libera e divertirsi con i coetanei, sotto il controllo e la sorveglianza di personale a ciò specialmente addestrato. Per l’aiuto alla madre prima e dopo il parto e in caso di forzata assenza di questa dalla casa, la NSV è solita impiegare anche delle speciali ragazze di aiuto per la casa e per il periodo della maternità. Sono le cosiddette Haushaltshelferinnen e le Mutterschaftshelferinnen, che aiutano la madre, prima e dopo il parto, nei lavori più pesanti, nella cura del bambino ancor piccolo, e si assumono la direzione della casa e la cura del bimbo, nel caso che la madre, per ricreazione o altra necessità, debba allontanarsene per qualche tempo.
I singoli Comuni del Reich, poi, hanno istituito, sempre sotto la guida della NSV, delle Stazioni Comunali di Assistenza (Gemeindepflegestationen), il cui numero, dal 1935 ad oggi, è salito da 60 ad oltre 5300.
Ma qui non finiscono ancora le istituzioni della NSV, le quali non si limitano, come abbiamo detto, alla cura della madre e del fanciullo, ma intervengono dovunque siano necessari assistenza e buon consiglio. Ecco ad esempio il Bahnhofidienst, il servizio di stazione, il cui intendimento è quello di aiutare, nelle stazioni di una certa importanza, tutte quelle madri e bambini che si trovano in viaggio ed hanno bisogno di aiuto, di assistere malati ed invalidi ed oggi, in tempo di guerra, di collaborare serratamente con la Croce Rossa tedesca per l’assistenza più completa ai feriti in arrivo e di passaggio, ai soldati che si recano in permesso o che cambiano residenza, e via dicendo.
Un’altra istituzione della NSV, il Tuberkulose-Hilfswerk (Opera Assistenziale Antitubercolare) si propone di portare il suo aiuto a tutti coloro che sono colpiti da infezione tubercolare, specialmente in quei casi in cui, per particolari contingenze, mancano ai rispettivi colpiti ed alle loro famiglie gli aiuti di quelle altre istituzioni la cui attività si svolge per l’appunto e specificatamente in questo caso.
In un altro settore dell’igiene del popolo, vale a dire nella lotta contro la rachitide, la NSV ha istituito tutto un sistema assistenziale, basato soprattutto sulla somministrazione ai bambini di Vitamina D in forma di Vigantolo, nel sottoporre i medesimi ad irradiazioni ultraviolette o nel fornirli di altri mezzi terapeutici e preventivi per la eliminazione del male.
Ma anche nel campo dell’assistenza spirituale la NSV non ha fatto che crearsi meriti su meriti. Esiste ad esempio, in seno ad essa, una speciale Opera Assistenziale per l’Arte Figurativa (Hilffwerk für bildende Kunst) la quale d’altro non si occupa che di organizzare mostre ed esposizioni per conto di quegli artisti che non sono, per un motivo od un altro, in grado di farlo personalmente. La stessa organizzazione poi si interessa per far acquistare le opere stesse da parte degli enti statili, del partito, di privati, ecc. Fino ad oggi circa l’8o% per cento delle opere esposte in simili mostre e stato venduto.
Anche nei territori annessi negli ultimi anni al Reich ed in quelli occupati dalle truppe tedesche nel corso della guerra la NSV ha potuto svolgere il suo benefico lavoro, con l’assistenza non solo ai soldati ed ai connazionali, ma anche a quegli strati delle popolazioni del luogo che particolarmente erano stati colpiti dalla guerra. Dovunque !a sua opera silenziosa e apportatrice di bene senza chieder compensi ha trovato il più caldo consenso ed una gratitudine senza pari fra chi ha potuto sentirne i benefici effetti.
E specialmente ora che la guerra richiede da tutti sacrifici non comuni e spesso non previsti, una tale istituzione è diventata una delle macchine indispensabili di questa guerra totalitaria che, per essere vinta, richiede la mobilitazione di tutte le forze materiali e morali dei popoli europei.








