gen 312012

Altro che foibe: Thule vuole esaltare il 3° Reich  [ dalla "Voce di Mantova" del 31 gennaio c.a. ]
Signor Direttore, ai nostri giorni le cose cambiano nome rapidamente e quindi ci asteniamo dall’usare il termine estrema destra che “sembra” desueto e che potrebbe offendere la sensibilità di neo-fascisti, neo-pagani e neo-nazisti chiamati in causa da questo breve testo. Sui giornali si è parlato molto di un incontro organizzato sul tema  delle foibe da parte della professoressa Barbara Spadini a nome dell’associazione Thule Italia. Il Comune di Mantova ha scelto di non patrocinare l’evento e sembra intenzionato a non dare la disponibilità alla sala. Una riunione prefettizia dovrebbe decidere in merito a possibili problemi di ordine pubblico. Il tema delle foibe ha una sua complessità storica e politica che una data istituzionale come quella del giorno del ricordo non è in grado di sbrogliare: per questo nascono diversi eventi collaterali, ma questi sono organizzati quasi esclusivamente dal mondo associativo, politico e/o culturale che fa riferimento ad una precisa cultura politica che non è quella  progressista, democratica o liberale. Non desta dunque sorpresa che i primi ad accorrere in soccorso della Spadini a cui è stata negata la sala, siano i camerati di Forza Nuova, un movimento, forse non di estrema destra, che ha riferimenti storici e culturali nel fascismo italiano, nella guardia di ferro rumena, nell’integralismo cattolico e con miti tra le fila delle SS. Il segretario nazionale di Forza Nuova, che probabilmente non è di estrema destra, è stato latitante in Gran Bretagna per la sua affiliazione a Terza Posizione e condannato per banda armata. Non è di estrema destra nemmeno l’associazione culturale Thule Italia che fa solo un “lavoro culturale”: si occupa di
documentare e valorizzare le culture nordiche e i fenomeni religiosi e spirituali in genere; il nome rimanda alla società segreta di matrice esoterica Thule da cui nacque il partito nazionalsocialista. Tra le pubblicazioni dell’associazione infatti ci sono libri di Hitler, sul gerarca delle SS belghe Leon Degrelle, sul nazismo esoterico, sul socialismo nazionale tedesco e anche materiale di propaganda destinato ai soldati della Wehrmacht impegnati nella seconda guerra mondiale. L’8 ottobre Thule Italia ha tenuto un incontro a Mantova per  presentare il programma del “movimento politico di transizione” che dovrebbe diventare la parte più attivamente politica dell’associazione. Non è sicuramente di estrema destra Barbara Spadini che si occupa solo di riabilitare la memoria della Rsi e del collaborazionismo. La professoressa Spadini ha inoltre creato, in modo  letteralmente “casalingo”, un centro studi che si occupa dei crimini del comunismo e che fa apologia dell’operato di fascismo e nazismo. Questa è la compagine che intende organizzare e sostenere un even-to sul tema delle foibe: non è estrema destra, è proprio neofascismo/neonazismo. Il problema dell’ordine pubblico è fittizio:
prima di qualsiasi contestazione, preso atto degli attori in campo, questo evento è oggettivamente impresentabile per la città di Mantova. Crediamo che i conservatori-liberali del centrodestra che amministrano il Comune di Mantova non vogliano patrocinare o concedere sale pubbliche a chi, tra le pieghe di una giornata istituzionale, vuole evocare i “fasti” del reich e del fascismo italiano, magari dimenticando l’italianizzazione forzata dell’Istria, l’annientamento culturale del popolo slavo, le deportazioni e la brutale occupazione di tutta la Jugoslavia al fianco dei tedeschi.
Comitato Mantova antifascista e antirazzista
D’accordo, Thule Italia è di estrema destra. Ma il senso del vostro antifascismo non era quello di dare a tutti la possibilità di parlare – o dobbiamo intendere che il “tutti” esclude democraticamente “qualcuno”? (matt.)

La nostra risposta.

I primi vagiti democratici

Non ha fatto in tempo a nascere – o forse è nato giusto in tempo (!) – che il Comitato Mantova antifascista e antirazzista sorto nel “lontano” 25 gennaio c.a. ha emesso i suoi primi vagiti democratici dalle colonne della “Voce di Mantova” di oggi, 31 gennaio 2012.
Dopo una frettolosa visita ai nostri portali ha sentenziato che è giusto non darci la sala, che è giusto negarci il patrocinio, che siamo impresentabili perché «tra le pieghe di una giornata istituzionale, vuole [Thule] evocare i “fasti” del Reich».
Quanta superficialità abbinata a una fallace dote di preveggenza per generare quella confusione condizione necessaria e sufficiente affinché si raggiunga lo scopo prefissato.
Ma oltre a quella che può essere la situazione contingente che ha fatto sì che un’Associazione operante da sei anni senza aver dato adito ad alcun problema né di ordine pubblico né di aver operato in contrasto con le leggi vigenti assurgesse agli “onori” della cronaca, è nostro dovere far presente alcuni aspetti che nella fretta di dire la propria sono sfuggiti.
Punto primo. “Il nome rimanda alla società segreta di natura esoterica da cui nacque il partito nazionalsocialista”. Avete mai sentito dei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea, salpato da Marsiglia verso il 330 a.C. per un’esplorazione dell’Atlantico del Nord? Sembrerebbe di no. Thule, quindi, come leggenda, come mito, come allegoria, come viaggio verso terre sconosciute? No, non è funzionale ad avvalorare una tesi. Ma quanto bisogno vi sia di un’esplorazione verso terre ignote lo dimostra la facilità con la quale si associa un nome a una delle tante associazioni völkish e pan germaniche che sorsero nei febbricitanti anni del Novecento dimostrando quanto quel materialismo scientista si sia impossessato della nostra anima.
Punto secondo. L’Associazione Thule Italia non, e ripetiamo non, pubblica materiale di propaganda destinato ai soldati della Wermacht o libri di Hitler. Questo è compito dell’omonima casa editrice di cui lo scrivente è unico responsabile. Casa editrice che fu creata proprio per evitare pretestuosi accostamenti e facili deduzioni: ma vediamo che ciò è stato vano quando i preconcetti fanno da fondamenta alle altrui certezze. Infatti, la pubblicazione di testi storicamente attendibili e che forniscono per la prima volta materiale di prima mano per appassionati, studiosi viene guardato con sospetto se a pubblicarli è una casa editrice indipendente. Poco importa che la pubblicistica sul Terzo Reich sia equiparabile da settant’anni a un filone aurifero dove da Mondadori a Einaudi, da La Terza a Feltrinelli attingono a piene mani. Siamo forse prossimi a un democratico Bücherverbrennung?
Punto terzo. Il Movimento di Transizione nazionale è un’elaborazione socio-economica che non poteva non nascere che da persone abituate a ragionare, a studiare e ad approfondire e non da un magma di becerume nostalgico in cui ci volete associare. Eppure, si è deciso di disconoscere – senza che ve ne fosse reale bisogno – una filiazione perché non s’intendesse l’Associazione Thule Italia come un movimento politico, essendo da statuto apolitica e perché non si catalogasse il Movimento per qualcosa d’altro di una serie di proposte intorno alle quali discutere per migliorare le condizioni del popolo, per liberarci dalla schiavitù dell’interesse, per ritornare ad una dignità del lavoro. Quindi, l’Associazione Thule Italia e il Movimento hanno intrapreso sin da subito – senza il suggerimento di qualche osservatorio democratico – due percorsi differenti.
Detto questo, che è quanto ci premeva fare, vi auguriamo buon lavoro certi che non mancherete di affibbiarci eventuali e ipotetiche – e perché no – fantomatiche etichette pur di dimostrare la tesi che una conferenza storica sia un pretesto per mettere in discussione le fondamenta civili dell’attuale democrazia. Peccato che queste fondamenta siano messe in discussione nei modi e nei termini proprio da quelli che si sono autonominati fedeli guardiani.

Marco Linguardo

gen 282012

« La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero. »
(legge 30 marzo 2004 n. 92)

Questo è una Legge dello Stato italiano, con validità per tutto il territorio. Sino a prova contraria.

Noi, Thule, siamo la prova contraria come dimostrano gli ultimi accadimenti intorno ad un evento organizzato dalla nostra associazione. Non abbiamo chiesto favori, quindi non era nostra intenzione essere “favoriti da parte di enti e istituzioni”: la sala sarebbe stata regolarmente pagata, come stavamo per fare prima di questa sceneggiata. Abbiamo scoperto – o avuto conferma? – che “studi, convegni, incontri e dibattiti” possono essere svolti solo da chi ha un particolare lasciapassare concesso arbitrariamente da uno Stato per cui l’articolo 18 della Costitituzione è soggetto a libera interpretazione. E visto che siamo duri di comprendonio…

« Sempre nella giornata di ieri, il presidente nazionale dell’associazione “Thule”, Marco Linguardo, è stato convocato dalla Digos romana su segnalazione del Comune di Mantova, per rendere chiari gli scopi dell’iniziativa virgiliana ». (dalla voce di Mantova del 27 c.m.).

Questa chiacchierata non sarebbe stata nostra intenzione “pubblicizzarla”, non avendo mai considerato fattore di prestigio l’annoverarci tra i perseguitati dal sistema, bensì fare il nostro lavoro di studio e di ricerca. Ma per qualcuno era importante che l’Associazione in sei anni d’operato senza aver creato “problemi di ordine pubblico” avesse pubblicamente un marchio. E il sottoscritto – incensurato – avesse finalmente un posto nella casella (in attesa del casellario?). Quindi è tornato utile pubblicizzare l’”evento”: la convocazione. Ecco qui come viene trasformata una normale conferenza in un caso, senza che ve ne fosse stato il pur minimo presupposto se non una ritorsione che dall’obiettivo primario, la professoressa Barbara Spadini, è passata a quello secondario: l’associazione tutta.

Cosa avrà fatto mai questa stimata insegnante, madre di famiglia e intelligente ricercatrice? Aver istituito una borsa di studio in nome del nonno – Prof. Magg. Ferruccio Spadini – reo di….? Di nulla come la stessa Suprema Corte di Cassazione ha riconosciuto: il professore di lettere Ferruccio Spadini fu  “un morto completamente sbagliato”.(1) Ebbene ogni anno è la stessa solfa: l’armata degli anti-qualcosa contro la Spadini e quest’anno si son dati ancora più da fare.

Quindi di cosa ci stupiamo se, nel monento in cui la professoressa Spadini – in nome dell’associazione di cui fa parte – richiede una sala per una conferenza sulle Foibe, si mette in scena questa sceneggiata?(2) E se con Lei hanno esaurito le cartucce a disposizione, scavare e indagare sull’associazione Thule.

Lasciatevelo dire: state facendo un gran casotto. Un’associazione che non è mai stata attrattiva per esaltati, border-line, maghetti e con un numero esiguo di aderenti consapevoli che il nostro lavoro storico sarebbe stato una goccia nell’oceano dell’Unica Verità Riconosciuta è assorta alla cronaca. Ripeto ne avremmo gioito se il nostro scopo fosse stato diverso da quello statutario, ma visto che siamo in ballo e avete voi acceso i riflettori, balliamo questa tarantella (3).

Marco Linguardo

Note

(1) Per approfondimenti: http://athenasophia.bloog.it/una-giusta-riabilitazione.html.

(2) Sceneggiata, Le rappresentazioni erano infatti imperniate su una canzone di grande successo, dalla quale la sceneggiata prendeva il titolo e, attorno al tema musicale, veniva costruito un testo teatrale in prosa, risultando così un lavoro in cui canto, ballo e recitazione si fondevano in un’unica rappresentazione. NdA: una canzone di grande successo potrebbe essere, ad esempio, Bella Ciao!

(3) Il nome “tarantella” deriva probabilmente dalla “taranta”, termine dialettale delle regioni meridionali italiane per designare la tarantola, un ragno  velenoso diffuso nell’Europa Meridionale. Dunque il ballo della tarantella è in parte legato alla terapia del morso della tarantola. La tradizione affidava al velenodi questo ragno effetti diversi, a seconda delle credenze locali. Chi veniva morso o credeva di essere stato morso da una tarantola (ma anche da scorpioni, insetti o rettili vari) tendeva ad un esagerato dinamismo e ricorreva a terapie coreo-musicali. NdA: il dinamismo della settimana appena trascorsa è ben chiaro.

gen 262012

Questo che proponiamo trascritto è l’ottimo articolo apparso oggi su “La Voce di Mantova”. Sul quale vorremmo spendere due parole, anzi vorrei spendere due parole giacchè dopo aver ceduto pro tempore la carica di Presidente dell’Associazione ho deciso di riprenderla in un momento in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. E lo farò partendo da ciò che ho detto su Facebook a proposito dell’articolo, ma soprattutto di un commento ricevuto.

Thule: “Tutto giusto. Tranne definirci di estrema destra, altrimenti saremmo stati altrove. Comunque la vicenda continua…” [in riferimento all'articolo]

e il commento: “non facciamo diaspore sulle definizioni……”.

Molti fingono che la diaspora non ci sia stata e vanno avanti con la finzione “siamo tutti camerati”. Bene, questo è il primo punto. L’ipocrisia. Non accettiamo di far parte del gruppone che dovrebbe dare la volata a qualche sedicente uomo della provvidenza, ma il bello è che non ci credono – e non ci hanno creduto – nemmeno coloro che tendono a far il gruppone. Si sparlano, si sputtana, usano la tattica del “bunga-bunga” diffamatorio e poi….poi si fa finta di essere eguali, tutti per l’appunto “camerati”. Ciò non toglie nulla sulla bontà e buona fede dei singoli, assolutamente. Ma le definizioni devono avere un fondamento.

“Estrema destra”.

Avete mai visto il portale o la rivista o le produzioni della casa editrice? Sì, certamente. Allora visto che parliamo non solo del simbolismo del cavallo ma altresì – e anche soprattutto per causa mia – della dottrina sociale del Nazionalsocialismo questo giustifica l’etichetta? Povero Hitler, se l’avessero definito di “estrema destra”! Lui, che parlava di “tutto per il völk”, lui che teneva a bada i pruriti temporali di una Chiesa occupata part-time nel spirituale, lui che guardava con sospetto i “von” (e quanta ragione aveva!). E poveri noi, se ci definite in questo modo, tanto per far credere che siamo “gruppone”. Possiamo collaborare per alcuni aspetti con alcuni, partecipare se invitati a conferenze interessanti con altri e nel pieno rispetto delle diversità degli alcuni e degli altri, riconoscendo ciò che ci possa unire da ciò che ci differenzia. Ma non lasciamo agire impunemente i cultori della tassonomia della politica o delle associazioni. Certo la catalogazione è più facile: fascista vs. antifascista,  fascista vs. democratico,  fascista vs. egalitario e volendo rendere le definizioni più contemporanee estrema destra = fascista, estrema destra = razzista, estrema destra = nazi, estrema destra = liberticida, estrema destra = militarista. Quanti semplici equazioni, quanta banalità per ridurre tutto a un minimo comun denominatore e poter svolgere – avendo a disposizione il vostro particolarissimo dizionario – il vostro lavoro di repressione della c.d. libertà di opinione.

L’acronimo c.d. sta per cosiddetta. Come sta a dimostare la vicenda intorno alla sala per la conferenza che l’articolo evidenzia nei suoi recentissimi sviluppi.

Noi si continua a fare il nostro lavoro di divulgazione di idee non di “estrema destra” secondo quella definizione da semicerchio da mercato delle vacche, non sedendo nè con i conservatori (e nemmeno alla loro estrema destra) nè con la borghesia. Anzi non sedendo da nessuna parte e non godendo dell’appoggio di nessuno (anzi a volte risultando invisi agli stessi “camerati”). Per fortuna qualcuno che condivide il nostro pensiero c’è e a quel qualcuno leviamo le virgolette e gli leviamo anche quell’etichetta che non lo rappresenta in tutta la sua personalità e dignità di pensiero che sfugge dalle etichette. E se proprio a me che scrivo volete darmene una, beh non sarebbe poi tanto difficile, ma sarebbe la mia personale e di non di ogni associato che si è unito sotto il simbolo di Thule riconoscendo un luogo di studio e di ricerca totale. Anche sulle foibe.

Marco Linguardo

***L’articolo in oggetto***

 

Negato il patrocinio a un’associazione di destra e forse anche la sala civica

“Thule Italia” chiedeva l’aula “Isabella d’Este” per una conferenza del vignettista Krancic

Foibe? Il Comune si tiene buona la sinistra.

E’ in programma da tempo: l’11 febbraio prossimo l’associazione “Thule Italia” di Roma, rappresentata a Mantova da Barbara Spadini, aveva calendarizzato un incontro pubblico incentrato sui màrtiri delle foibe. Aveva chiesto al Comune patrocinio e sala civica, ma l’amministrazione pare neghi l’uno e l’altra.

 

Il tema era definito icasticamente: “Le foibe: viaggio nell’inferno”, e a trattarne, oltre alla professoressa Spadini, sarebbe intervenuto il noto disegnatore Alfio Krancic, vignettista de “Il Giornale”. L’iniziativa è oltretutto patrocinata dall’Aespi di Milano (Associazione europea scuola professionalità insegnanti) presieduta da Angelo Ruggero. Ma l’iter della domanda per avere patrocinio e sala da via Roma ha evidenziato da subito problemi a non finire.

Due giorni fa, dopo innumerevoli solleciti, la comunicazione dal Comune alla professoressa Spadini: nessuno ha detto di no, ma nemmeno di sì. Insomma, la giunta comunale non si vuole pronunciare in merito… Si sa, la “Thule Italia” è di estrema destra, già ci sono stati casini con Forza Nuova, e proprio adesso che l’amministrazione potrebbe dover fare campagna acquisti a sinistra con Gianolio, Zamboni e Ciliegi? Proprio adesso andarsi a impegolare con la destra, sia pure sotto l’egida dei màrtiri delle foibe? No, meglio commemorare gl’infoibati in proprio, senza ausili destrorsi, ed evitarsi rogne. Naturalmente la decisione non è piaciuta alla professoressa Spadini, che ha subito interessato il prefetto e il presidente della commissione comunale decentramento Luca de Marchi (Lega Nord). Quest’ultimo non si sbilancia più di’ tanto e preferisce conoscere l’orientamento della sua commissione, anche se a mezza voce commenta: «Quella sala la danno a tutti… Sarebbe bastato chiedere un compenso per il noleggio. Certo è che non si può essere liberali a senso unico». Dal canto suo l’assessore alla vigilanza e sicurezza Espedito Rose, pur all’oscuro del problema, crede di interpretare il pensiero dell’amministrazione: «Evidentemente si è pensato che dare il patrocinio a un’associazione di destra avrebbe potuto creare problemi di ordine pubblico». Ma l’ipotesi non regge.

dic 202011

Con un’estratto dall’opera in due volumi Ordine SS – di recente pubblicazione da parte della Thule Italia editrice – desideriamo augurare ai nostri Lettori e Lettrici un Buon Solstizio.

Quaderno delle SS n° 7. 1938

Solstizio

Il contadino camminava con passo pesante nella neve profonda. La sua alta e larga figura si stagliava, nera, sul bianco azzurrato del paesaggio invernale e sotto il cielo stellato della notte. L’uomo che lo accompagnava era secco e scarnito. Lasciava fluttuare al vento il suo mantello di pelliccia e avanzava così gagliardamente che si sarebbe detto fosse appena uscito dall’adolescenza. Il freddo pungente che aveva ipnotizzato e pietrificato la landa e la foresta non sembrava toccarlo, poiché il suo gilet era semiaperto. Di tanto in tanto con la mano sinistra si grattava la barba grigia nella quale il suo fiato si condensava in piccoli cristalli. Dietro ai due uomini, a una certa distanza, come conviene per rispetto all’età, seguiva Eid, il figlio primogenito del contadino. Lui indossava, come anche gli altri, le sue armi: la lunga spada, la daga e la lancia. Aveva messo lo scudo sulla schiena e dal suo fianco destro pendeva una tromba lavorata artisticamente, conservata da generazioni e trasmessa di padre in figlio.

Camminando, attraversarono in silenzio delle colline dove si trovavano inumati i loro avi. Là riposavano re e prìncipi che, un tempo, erano stati potenti e dei quali i cantori hanno celebrato il valore guerriero. L’anziano, scarnito, era anche lui un iniziato che errava di fattoria in fattoria narrando delle storie e che «ne sapeva più del suo breviario». Eib vide che l’uomo brizzolato, quando passava davanti a un grosso tumulo, lo salutava con la lancia. Nel corso di questa marcia solitaria, dialogava forse in segreto con i morti?

Il giovane contadino si rammentò delle storie che il commerciante dai capelli neri che veniva dal Sud aveva raccontato, qualche luna prima. Laggiù ci sarebbero dei popoli che evitavano i luoghi di soggiorno dei morti perché avevano paura dei defunti. A questo ricordo, Eib scosse la testa. Perché temere i morti visto che anche loro facevano parte del clan? I legami che uniscono le generazioni non risalivano forse così in là nel tempo che nessuno ne conosce l’origine, e non continuerebbero attraverso le generazioni future in un avvenire di cui nessuno conosce la fine? I morti non avevano forse trasmesso il loro patrimonio ai vivi come un legame sacro che imponeva rispetto?

L’uomo del Sud aveva parlato di demoni e di fantasmi, di esseri inquietanti nei corpi dei quali vivevano i morti, esseri che giocavano un gioco crudele con gli uomini, non sognando altro che nuocer loro e portargli male. La morte avrebbe così cambiato i padri che riposavano su quelle colline? Incredibile, no: impossibile, rispose il giovane contadino a quella domanda. Colui che era restato coerente con la natura nella vita non poteva cambiare nella morte. Colui che aveva lavorato per il bene e il futuro del suo clan e del suo popolo non poteva, una volta seppellite le sue ceneri nel seno della terra, diventare il nemico della sua stessa razza.

È possibile che presso i popoli del Sud, essi spaventino i vivi durante le notti solitarie. Gli uomini dai capelli neri erano di una natura così diversa, con un carattere così cupo; forse i loro morti erano diversi dai nostri. Il giovane contadino decise di interrogare a tal proposito l’anziano dai capelli grigi, che da qualche giorno era ospite di suo padre. Egli sapeva che quest’uomo così magro aveva visto molti Paesi e popoli.

I tre uomini avevano raggiunto l’altopiano centrale della landa, che era il fine del loro viaggio. La notte glaciale sembrava essersi rischiarata. I cerchi formati da massicci massi verticali si stagliavano nettamente e il contadino e il suo ospite vi si avvicinarono, fermandosi davanti al masso al centro del cerchio. Questa pietra aveva un piano secante che sembrava diretto verso un punto della volta celeste.

Con un gesto tranquillo della mano, il contadino tolse la coltre di neve che copriva la punta della pietra.

Egli sapeva che cosa fare. Non era forse venuto in questo luogo per anni con suo padre, nel momento del solstizio, sia in estate che in inverno? Si girò verso nord, avanzò tra due cerchi di pietre fino a un terzo, al centro del quale si ergevano due massi uno accanto all’altro. Tolse scrupolosamente la neve che li ricopriva come fosse un mantello e tornò verso suo padre. Nel frattempo, questi aveva ispezionato con cura il cielo stellato e si era infine girato verso sud-est, dove brillava un debole chiarore che annunciava l’alba di un nuovo giorno. Il sud divenne sempre più chiaro mentre il nord ancora dormiva nel blu più cupo.

Allora il contadino alzò la mano. «L’ora è giunta» disse solennemente. «La stella del giorno (Arktur) scende verso la Terra». Si inginocchiò dietro il menhir in modo che lo spigolo vivo della sua superficie piana non diventasse altro che una linea davanti ai suoi occhi. Questa linea sembrava passare nella stretta breccia tra i due massi dell’altro cerchio e raggiungere la chiara stella scintillante proprio al di sopra dell’orizzonte. Poi si alzò e fece posto al vecchio che, altrettanto scrupolosamente, guardò attraverso la breccia la stella che scompariva sempre più nel vapore del nord mentre il cielo si schiariva sempre più a sud.

«Hai ragione» constatò il più magro, «la stella del giorno tramonta nella direzione che annuncia la festa: tra tre giorni noi festeggeremo il culmine dell’inverno».

L’anziano si alzò e, dopo un segno del padre, prese la tromba di Eib, la portò alle labbra e lanciò sulla landa il segnale tradizionale. Suonò tre volte e per tre volte l’appello risuonò. Gli uomini prestarono allora ascolto nel mattino nascente. Poco dopo, l’appello ricevette una risposta. Si era sentito bene il suono della tromba nei villaggi ai bordi della landa perché ora sembrava che tutte le trombe si svegliassero all’orizzonte, riprendevano il richiamo e lo replicavano di fattoria in fattoria, annunciando la festa del solstizio per la quale si sarebbero riuniti tra tre giorni i clan e le popolazioni dei villaggi.

(Questi osservatòri che servivano a studiare gli astri per determinare i giorni di festa, in particolare i solstizi d’inverno e d’estate, erano molto numerosi nelle contrade tedesche. Essi furono distrutti dai monaci e dai zelatori cristiani. Noi ne abbiamo tuttavia conservato uno. Sono i cerchi di pietra della landa di Tuchel, vicino alla foce della Vistola. Questi cerchi di rocce presentano le loro pietre in parte orientate a nord-sud ed est-ovest, in parte verso i due solstizi. Una quinta linea punta verso il tramonto della stella fissa Arktur, chiamata «stella del giorno» dai nostri avi, dalla quale il solstizio viene annunciato tre giorni prima. Questo osservatorio stellare e solare degli antichi Germani è stato studiato dal professor Rolf Müller dell’istituto di astrofisica di Potsdam e certificato scientificamente per essere un posto d’osservazione).

Schierati per clan e villaggi, gli uomini ben armati, come se si trattasse di una battaglia, le donne tutte in ghingheri e con i loro gioielli, circondavano tutta la collina del Thing sulla quale bruciava un grande fuoco. Le fiamme si alzarono nella notte. Gli anziani del clan si avvicinarono al fuoco e ascoltarono, come i loro compagni, le parole pronunciate dal vecchio brizzolato, che spiegava nuovamente il senso della cerimonia.

Il giovane Eib aveva sentito spesso il padre parlare di questa pietra, ma gli sembrava di comprendere solo ora il senso di queste parole tradizionali. Ora l’ospite del contadino, che tutti i clan veneravano e di cui riconoscevano la saggezza, parlava dell’ordine eterno che regge il cielo e la Terra, il Sole e le stelle, gli alberi, gli animali e gli uomini. Il simbolo secolare di quest’ordine eterno è il corso del Sole. In inverno sprofonda sempre più profondamente nel ventre della Terra, per ritrovare la Terra madre che gli dona nuovamente la vita e risalire sempre più in alto nel cielo fino al giorno del solstizio. Una morte e una rinascita eterne.

Disse l’anziano: «La morte non è la fine della vita: è l’inizio di un nuovo divenire. Il Sole fa sorgere una nuova vita dal ventre della terra. L’erba e i fiori, le foglie e gli alberi verdeggiano e fioriscono di nuovo. Il giovane seme cresce, il bestiame si fortifica sulla landa, una nuova generazione cresce nelle fattorie. L’anno degli uomini passa come l’anno solare della crescita. La neve dei capelli pesa sui vecchi, simile alla neve sui campi. Ma come rinasce la luce, così rinascono generazioni dopo generazioni. La fiamma che onoriamo come immagine del Sole e alla quale noi affidiamo i corpi dei morti, purifica e illumina. Essa libera l’anima di chi è mortale e la conduce di nuovo a una rinascita nella luce eterna. Ciò che esce dal ventre della madre non ha mai fine, come mai si ferma la natura che compie il suo ciclo esattamente come il Sole».

Eib meditava ancora su queste parole anche dopo che l’anziano aveva smesso di parlare. Attorno al falò luminoso, costantemente alimentato da qualche ragazzo, le ragazze iniziarono le loro danze circolari. Sarebbero un giorno diventate madri e avrebbero generato la vita, come il ventre della terra fa con piante e animali. Tre donne si staccarono dal cerchio. Esse andavano di clan in clan, offrendo qualche dono.

«Sai che cosa significano queste tre donne?» Eib sentì mormorare accanto a lui.

Si guardò attorno e contemplò gli occhi chiari del vecchio brizzolato.

«Quelle tre donne sono le Norne» disse la voce dell’anziano. «Urd, Werdandi e Skuld. Urd l’anziana, che riposa in terra, Werdandi il presente, il sangue che batte nelle nostre arterie, Skuld il dovere, questo destino che ogni essere porta in sé e che si trasforma in errore nel momento in cui gli si viene meno e non gli si obbedisce».

Il cerchio dei danzatori si era ingrandito. I loro passi e i loro gesti mimavano il gioco del bene e del giusto contro il male e la cattiveria. Poi vennero delle figure mascherate che simboleggiavano la lotta tra la luce e le tenebre, e dietro di loro un gruppo chiassoso che, a ogni schiocco di frusta, tra baccano e fracasso, scacciava l’inverno affinché il seme diventasse erba verde e tutte le creature terrestri fossero in buona salute.

Il rigido ordine dei clan e dei villaggi si allentò; da un lato i vecchi, riservati e taciturni, dall’altro i giovani, allegri, tra cui le prime coppie, fidanzatesi durante le tiepide notti d’estate, si lanciarono e saltarono sopra le fiamme.

Quando, alla fine, il mattino apparve, i clan si riordinarono nuovamente e accesero le loro torce con la fiamma del falò del solstizio che stava morendo, perché potesse risvegliare nelle loro case i focolari morti. Anche il contadino si voltò verso i suoi compagni di clan, sorvegliando con cura la santa fiamma che portava.

Eib sapeva che i compagni avrebbero trovato nella grande sala il pranzo che li attendeva. Ritornò dietro ai suoi verso la fattoria, tenendo di nascosto il braccio alla ragazza che si era scelto da tempo, con la quale aveva saltato sopra le fiamme e che ora, seguendo l’antico costume, conduceva alla fattoria che un giorno lui avrebbe ereditato. Legato alla natura e alla terra, come tutti i contadini del Nord, si era unito in questa notte delle madri a colei che avrebbe generato i suoi figli e prolungato il clan. Ciò che non era che un simbolo sarebbe stato presto vita, come lo ordinava l’ordine eterno. Una viva gioia riempì il suo cuore al pensiero che la sua promessa di matrimonio sarebbe stata convalidata dai membri del clan della grande sala, a casa, davanti al nuovo fuoco del focolaio e sotto il ramo verde, simbolo della vita eterna e degli alberi immensi che si innalzano verso il cielo. I compagni del clan non si sarebbero opposti alla felicità che la fiamma del solstizio d’inverno aveva già benedetto.

*

Legati alla natura come lo erano i nostri avi, essi vedevano in questa festa del solstizio d’inverno la legge divina della morte e della nascita.

La notte delle madri, notte santa, era, più che tutte le altre feste, quella del clan, così come è ancora oggi la più santa e la più maestosa delle feste di famiglia. Quando accendiamo le luci sull’albero, sappiamo ancora che cos’è il simbolo della luce e della vita che si rinnova eternamente? Quando siamo riuniti attorno all’abete sempre verde, dubitiamo ancora che i nostri avi vi vedevano il simbolo della continuità della nostra razza? Sappiamo ancora che abbiamo davanti a noi il grande albero le cui radici riposano nel passato, il cui tronco rappresenta la vita intensa e i cui rami si ergono verso il cielo, verso il futuro?

Gli antichi racconti e i costumi di tutti i nostri popoli ariani testimoniano quello che rappresentava questa festa per i nostri avi. Occorre tendere bene l’orecchio per partecipare a questa antica saggezza.

Kurt Pasternaci

dic 142011

… se al tempo del Nazionalsocialismo fosse esistito il mondo virtuale, sicuramente oggi noi leggeremmo di come la solerte Gestapo usava porre i siti web sotto sequestro e cancellare (“delete”) dalla rete i libri ostili alla dittatura. Per fortuna viviamo in democrazia e l’incubo della censura è solo un fantasma del passato…

 

10 maggio 1933.

Il 6 aprile 1933, il principale ufficio della Stampa e della Propaganda dell’Associazione studentesca della Germania proclamò un’”Azione contro lo spirito non-tedesco” a livello nazionale, dove usando il fuoco si doveva effettuare una “pulizia”. L’8 aprile l’associazione studentesca elaborò un trattato, le 12 tesi, che di proposito evocava le 95 tesi di Lutero e il rogo dei libri “non-tedeschi” tenuto a Wartburg durante il trecentesimo anniversario della pubblicazione delle 95 tesi. Le 12 tesi affermavano il bisogno di una propria cultura e nazione, che non doveva essere “infettata” da altre popolazioni. Un altro inquietante atto fu svolto durante il 10 maggio 1933, dove gli studenti bruciarono più 25.000 volumi dei libri “non-tedeschi”, dando l’inizio alla censura di Stato. La notte del 10 maggio, nella maggior parte delle città universitarie, gli studenti nazisti marciarono in fiaccolate “contro lo spirito non-tedesco”. Venivano chiamati nei punti d’incontro le autorità naziste, professori, rettori e studenti per assistere al funesto spettacolo, durante il quale gli studenti lanciavano i libri non desiderati dentro un falò, con un’atmosfera di gioia dove erano presenti perfino delle orchestre. A Berlino circa 40.000 persone si riunirono nell’Opernplatz per ascoltare un discorso di Joseph Goebbels.

13 dicembre 2011.

MC036 Inserzione eBay rimossa: Materiale offensivo (543480768)
Gentile inserzionista,
siamo spiacenti di informarti che abbiamo rimosso le inserzioni sotto indicate perché non erano conformi alle Regole di eBay e abbiamo accreditato le relative tariffe d’inserzione sul tuo account: 110617799189 – Per che cosa combattiamo?
Ti ricordiamo che:
non è consentita la vendita di materiale con simboli (come la svastica o il fascio littorio) che promuovevano la propaganda nazista e/o fascista. Ti invitiamo a non ripubblicare questo tipo di inserzioni.
***Informazioni su questa Regola di eBay***
Ai venditori eBay non è consentito mettere in vendita oggetti che incitino all’odio, alla violenza, all’intolleranza razziale o religiosa oppure che promuovano le organizzazioni che perseguono tale scopo.
Non sono ammessi oggetti o memorabilia associati al Partito Nazista.
Non è consentito mettere in vendita tali oggetti anche se la foto all’interno dell’inserzione viene ritagliata o modificata in modo da non rendere visibile il simbolo offensivo.
Comprendiamo che vedere la propria inserzione rimossa possa non essere un’esperienza positiva, ma siamo tenuti ad agire con imparzialità e in conformità con le regole di eBay.

Peccato che il testo da noi pubblicato non andasse a infrangere le regole “imparziali” di eBay trattandosi della traduzione fedele di un libro dell’epoca la cui copertina è stata da noi ripresa e lievemente elaborata. E a riguardo alla presunta “imparzialità” cosa dire senza andare a scomodare campi ideologicamente opposti? Sarebbe sufficiente sfogliare le inserzioni per trovare quella simbologia “verbotten” tranquillamente parcheggiata tra le innumerevoli pagine del più grande portale di vendite on-line. Nulla da eccepire se lo svastica campeggia su un volume dall’inequivocabile titolo “I killed Hitler” o sul DVD “Hitler’s SS. Portrait of evil”. L’importante è seguire il semplice precetto secondo cui l’importante è parlarne male: tutto, allora, è consentito.

Ciò non vale solo per l’ambito del cosiddetto commercio elettronico, anzi quanto detto è ancor più vero quando trattasi di librerie in vetro e cemento. Le porte si spalancano e gli scaffali scalpitano pur di fare entrare l’ultima opera dell’”audace” casa editrice che ha sfornato l’ennesimo mattone per edificare il maestoso altare alla “verità”. Alcuni autori che erano in bilico tra l’oblio e il successo si sono salvati in extremis dalle fiamme eterne (Marco Zagni ne è un tipico esempio, prova ne è la recensione apparsa niente di meno che su Il Manifesto di cui consigliamo l’illuminante lettura).

Chi, come noi, ha invece l’ardire – questa volta sì, senza sarcasmo – di intitolare una collana “Percorsi della Weltanschauung” e di pubblicare testi,  i n d i s p e n s a b i l i  per lo storico nonché per l’appassionato, è soggetto alle ferree ed imparziali leggi della democrazia. Ciò tuttavia non ci fa desistere anzi, se fosse possibile, ci fornisce ancor più determinazione per proseguire consapevoli di agire per la Storia e non per i Padroni della storia.

Ora sapete “Per che cosa combattiamo” e per che cosa continueremo a farlo.

PS: Nonostante il rogo virtuale e il boicottaggio del silenzio, la prima edizione del volume “Per che cosa combattiamo” è da poco andata esaurita e, seppur non fosse nei nostri programmi immediati, sarà prestissimo ripubblicato con medesima copertina e stesso contenuto con buona pace dei democratici censori.

L’editore

Marco Linguardo

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