Cosa accadde in Dalmazia
Esiste una differenza sostanziale tra le foibe istriane, gli eccidi triestini e la situazione in Dalmazia poiché, a differenza di Trieste e dell’Istria, dove gli italiani erano la maggioranza assoluta, nei territori dalmati del 1941 gli italiani si erano ridotti a un’esigua minoranza.
In Dalmazia si volle, da parte degli slavi, sbarazzare definitivamente la minoranza autoctona italiana e, soprattutto, spazzare via l’enclave di Zara (95% della popolazione cittadina era italiana) e liberarsi per sempre delle residue comunità italiane delle altre città e delle isole. Zara fu sottoposta a 54 bombardamenti aerei alleati, con oltre 2000 morti tra la popolazione civile. Fu un servizio reso a Tito, il quale aveva fatto intendere che in città vi erano depositi di munizioni per l’esercito tedesco. Zara fu distrutta al 70% e arse giorni e notti. Dopo l’occupazione dei partigiani jugoslavi nell’ottobre 1944 furono uccise in fosse comuni fra le 200 e le 400 persone nella sola città, ricchi e poveri, fascisti e antifascisti. A Spalato nel settembre 1943 furono assassinati più di 100 italiani, in gran parte civili e, più di 30, tra Sebenico, Traù e Baia dei Sette Castelli. Più a nord, a Veglia e a Lussino, sono note molte fosse comuni con i resti di quelli che furono gli ultimi italiani dell’isola. I numeri delle vittime in Dalmazia, rispetto alle cifre sconvolgenti degli infoibati e perseguitati in Istria e Trieste, risulta quasi “esiguo”. Ma la proporzione schiacciante degli italiani in rapporto alle vittime di queste stragi, indica chiaramente la prevalenza del criterio etnico e il disegno di pulizia etnica instaurato anche in quei territori, causa della fuga di oltre 20.000 italiani dalla Dalmazia.

Zara tra ’800 e ’900
Mentre alle guerre del Risorgimento, dal 1848 al 1869, la Dalmazia aveva partecipato con 147 volontari e ottenuto quattro Medaglie d’argento e due di bronzo al valor militare, nella guerra del 1915-1918, i dalmati volontari fuggiti dall’Austria, che si batterono con le forze armate italiane, furono 209 e 16 i caduti, con una Medaglia d’oro – Francesco Rismondo – undici d’argento e cinque di bronzo al valor militare. Zara venne “redenta” con l’arrivo della Torpediniera 55 il 4 novembre 1918 e, sola delle città adriatiche con Trieste, fu occupata prima dell’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, che aveva autorizzato l’Italia a estendere militarmente il suo possesso a tutto il territorio riconosciutole dal Patto di Londra (23 aprile 1915) e, precisamente, la parte settentrionale della Dalmazia fino a Capo Planca e tutte le isole, Brazza esclusa. Zara venne annessa con la sola isola di Lagosta in seguito al trattato di Rapallo (12 novembre 1920), che la mutilò di tutto il suo retroterra. Durante tutti gli anni della sua annessione partecipò con dedizione alle sorti dell’Italia, sia in pace che in guerra. Nel corso della seconda guerra mondiale, i dalmati italiani si batterono su tutti i fronti del cielo, del mare e della terra, conseguendo: 6 medaglie d’oro al valor militare, 30 medaglie d’argento al valor militare, 34 medaglie di bronzo al valor militare.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, Zara era l’unico comune dalmata rimasto interamente italiano, nonostante la sempre più incalzante “slavizzazione” condotta dall’Austria, dal 1860 in poi. Tutte le sue istituzioni erano italiane: la Camera di Commercio, il Liceo Ginnasio, l’Istituto Tecnico, la Scuola d’arte e mestieri, le Scuole elementari, i Collegi come quello femminile di San Demetrio e il Convitto Tommaseo per i giovani provenienti dalle altre località della Dalmazia.








