feb 122010

Atene chiama Goldman Sachs. E i derivati “cancellano” il debito…
Conti in rosso ma non solo. La disastrata finanza pubblica greca si scopre anche poco trasparente, alla faccia delle regole condivise nell’Unione Europea. E’ la scoperta rivelata in questi giorni dal tedesco Der Spiegel, uno dei più autorevoli settimanali del Continente.

La storia risalirebbe a otto anni fa e le sue conseguenze potrebbero pesare insopportabilmente sul futuro assai poco roseo delle finanze locali. Secondo lo Spiegel, la banca d’affari statunitense Goldman Sachs avrebbe aiutato la Grecia a falsificare il proprio bilancio statale con un vero e proprio make-up del debito sovrano. A rendere possibile l’operazione sono stati, manco a dirlo, alcuni derivati complessi conosciuti come cross-currency swaps. Attraverso di essi, la Grecia sarebbe riuscita a convertire in euro le sue emissioni obbligazionarie in dollari e yen. Il cambio, effettuato nel 2002, è stato realizzato a tassi fittizi che hanno permesso alle casse greche di ottenere un credito maggiore rispetto a quello reale. Ma l’effetto dell’operazione, che ha già arricchito Goldman attraverso le commissioni imposte per l’occasione, è ovviamente temporaneo. A una data prestabilita, Atene dovrà riconvertire le obbligazioni nelle valute originarie. Solo a quel punto, la vera natura dei conti potrà emergere con chiarezza. L’Eurostat, infatti, non conteggia nei bilanci i titoli finanziari derivati il cui valore viene calcolato solo al momento della scadenza. Ed è a quel punto che il costo del surplus creditizio va a pesare sui conti.

Quello della Grecia non è comunque un caso isolato. Alcuni anni prima, ha ricordato il Financial Times, anche l’Italia aveva fatto ricorso alla creatività finanziaria dei prodotti strutturati. Nel 1997, la Penisola aveva emesso obbligazioni denominate in Yen per un controvalore di 1,6 miliardi di dollari. Per controbilanciare il successivo deprezzamento della valuta nipponica, l’Italia allora fece ricorso a un maxi swap in grado di riequilibrare il rapporto lira/Yen. Le casse statali ottennero un’iniziale plusvalenza creditizia. Ma anche una rilevante perdita nel lungo periodo.

fonte www.valori.it

Salvataggio inevitabile
Oggi la questione Grecia è al centro dell’attenzione al Consiglio europeo a Bruxelles. Ma è già chiaro l’intento dei paesi europei, in particolare della zona euro, di sostenere Atene di fronte alla crisi economica senza precedenti che attraversa. Più che l’altruismo solidale è la necessità di evitare un crollo a dettare i passi all’Unione. Una volontà ribadita ieri sera a Bruxelles dal presidente del governo spagnolo Jose’ Luis Rodriguez Zapatero, presidente di turno dell’Ue. “Occorre sostenere la Grecia, è evidente. E sono l’Europa e l’Eurogruppo che lo faranno”, ha dichiarato ai giornalisti arrivando a una riunione del Partito socialista europeo alla vigilia del vertice dei leader dell’Ue.

Zapatero non ha precisato la natura di questo sostegno. I Paesi europei potrebbero quanto meno ribadire la loro ferma intenzione di principio di venire in soccorso della Grecia e rinviare a un secondo momento l’annuncio di misure dettagliate.

Grecia riluttante
Ieri pomeriggio i ministri Finanziari dell’area euro e anche i governatori del Consiglio direttivo della Banca centrale si sono consultati sul caso, mentre il premier George Papandreou prometteva che Atene sarà pronta a “tutte le misure necessarie” per risanare i suoi conti pubblici e ridurre il deficit di bilancio, mentre il paese veniva paralizzato da uno sciopero generale indetto dai sindacati, e spalleggiato dai dipendenti pubblici spevantati dalle misure di austerity proiettate dall’esecutivo socialista. Il governo Papandreou ha annunciato un altro round di misure di austerità, come un aumento di 14 centesimi al litro della tassa sulla benzina, e l’obbligo per tutti i commercianti di emettere scontrino fiscale.

Chi paga
Secondo alcuni analisti Francia e Germania sono molto esposte, direttamente o tramite le loro banche, al debito pubblico ateniese. Messi assieme i due maggiori paesi dell’area euro controllerebbero il 39% dei bond pubblici ellenici.

fonte www.rainews24.it

Siamo certi che, rispetto all’antica leggenda della nostra tradizione, dentro al moderno labirinto di Cnosso non troveremo il mostruoso Minotauro antropofago, ma un’entità ben più temibile; il default finanziario dello Stato ellenico.

Esistono numerose incognite in tutta questa situazione, e le dichiarazioni di oggi, a conclusione del sedicente vertice UE “salva Grecia”, non lasciano intravvedere chi possa risolverle.

(vedi http://wordpress.thule-italia.net/?p=1623)

Quanto possano Germania e Francia essere tra coloro in grado di gestire la crisi ellenica è cosa tutta da dimostrare. Il fatto che i due principali Stati europei abbiano una forte esposizione sul debito di Atene, può minare alla base qualsiasi loro tentativo d’intervento diretto.

Al peggio poi non c’è mai fine.

Se verrà confermata una sostanziale criticità cronica dei conti pubblici greci, vecchia di quasi un decennio, e per giunta provocata dai temibili “derivati” della finanza creativa, dubitiamo che Parigi o Berlino possano rischiare d’entrare volontariamente nel labirinto, per scoprirne tutti i poco edificanti segreti.

L’Unione Europea, pur negandolo ufficialmente, vorrebbe un sostanziale appoggio dal Fondo Monetario Internazionale, ma c’è un problema.

La Grecia è parte integrante dell’Unione, una regione di essa, interconnessa con l’euro-moneta e con l’euro-economia, il Fondo non potrà MAI intervenire su una “regione” singola. Sarebbe come se lo Stato italiano chiedesse al FMI di poter intervenire sul debito del Piemonte o della Calabria, di fatto scindendole dal tessuto e dalle connessioni con il resto del corpo nazionale. Soluzione nei fatti praticamente impossibile.

Resta dunque in ballo il cerino su chi debba entrare nel labirinto di questa moderna Cnosso, risolvere la situazione, e sapere come uscirne poi illeso. Non vediamo la fila per questa impresa, anche perché forse c’è più da perderci che da guadagnare.

Continuiamo a sostenere che l’Unione Europea rischia d’implodere, per via delle tante/troppe situazioni di sostanziale fallimento di numerosi Stati aderenti.

Attendiamo con molta impazienza la Spagna al varco.

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