feb 152010

Capitoli successivi: parte seconda

L’antico Impero Romano cadde perché non difese la valuta lavoro, non difese la potenza d’acquisto del produttore di grano. La forza di Roma antica sorse con le leggi Liciniane e cominciò a decadere col «dumping» cioè con l’importazione del grano egiziano a basso prezzo. Il nome «romano» rimase fino a che un figlio di pastore bulgaro diventò imperatore. Oggi il nome «democrazia» è rimasto alle usurocrazie, o alle daneistocrazie, se preferite una parola accademicamente corretta, ma forse meno comprensibile, che significa: dominio dei prestatori di denaro. La guerra contro «das Leibkapital» fu proclamata da Hitler due anni dopo la marcia su Roma, ma in America si continuò ad adoperare una terminologia che non corrispondeva più ai fatti. Il sistema -degli Stati Uniti concepito da John Adams ed i suoi colleghi fu un sistema statale. Nella terra incolta non fu, e non è ancora, possibile un’organizzazione sviluppata al grado europeo. Quello che resta ancora incompreso in America come in Europa è che questo sistema statale americano sparì dopo l’assassinio di Lincoln. Non sparì in seguito ad una rivoluzione aperta ed onesta. Il sistema fu tradito e cadde. Tutto quanto era statale o rappresentativo si dissolse. La potenza fu assottigliata, il popolo fu beffato e gli Stati Uniti rimasero daneistocrazia, usurocrazia per opera delle sporche manovre di Rothschild, Ikleheimer, Morton, Vandergould e altri usurai e del luridissimo traditore J. Sherman, deputato dell’Ohio. Il tradimento si operò per mezzo del trucco bancario, buoni come basi bancarie, etc. -come ho indicato qualche settimana fa, citando Overholser (History of Money in the U. S.). È tempo di finirla con certi feticismi. San Luigi re di Francia pagò la corona di spine una somma che nel 1897 Brooks Adams calcolò come equivalente ad un milione di dollari. La cifra in moneta contemporanea è nota. Ma dopo la battaglia di Tiberiade i Crociati non si fidarono più delle reliquie. Sorgeva la potenza marittima di Venezia. Roosevelt ai nostri giorni ha pagato miliardi di dollari per una sostanza quasi inutile. Certo una sostanza meno potente che non il plexiglas o il berillio. È tempo di finirla con la bestiale superstizione, la riverenza cieca per il talismano oro, feticcio piede di coniglio portafortuna. L’ecatombe dei soldati inglesi sarebbe l’ultimo tributo pagato alla bestiale superstizione, al rispetto per il metallo giallo. Una nazione libera è una nazione che non rimette il controllo della sua propria potenza d’acquisto in mani altrui. L’Europa non produce l’oro e non ne ha bisogno. Questa «Europa» comprende l’Italia, la Germania e magari anche la Francia e le Isole Britanniche. Se volete liberarvi dai Beit, dagli ebrei padroni delle miniere d’oro in Africa, delle miniere sovietiche, bisogna aprirci gli occhi. L’oro non si mangia. Una nazione ha bisogno di grano, di lana, di cuoio, ma non di gingilli. Discutere i governi delle così dette democrazie: Inghilterra,Francia, Stati Uniti, è un semplice perditempo, sino a che non si distingue tra teoria e,fatto. Questi tre paesi sono controllati dagli usurai, sono usurocrazie o daneistocrazie, ed è perfettamente inutile di parlarne come se fossero controllati e governati dai loro popoli o dai delegati che rappresentano i loro popoli, o nell’interesse dei loro popoli. Bisogna domandare fino a qual grado ed in che percentuale dei casi un deputato o altro incaricato si prepara a diventare eleggibile, indebitandosi. Il debitore deputato, sarà servo obbediente del creditore suo, e se questo creditore è una banca o un trust questo creditore fa una gran parte del lavoro che crea il sopradetto delegato, deputato o sceriffo. La stampa costa cara,diciamo dieci milioni di dollari per iniziare un quotidiano. Stampa libera? Affatto. Nel 1939 solamente cinque dei più noti quotidiani degli S. U.si amministrano senza passivo. Un direttore diceva: «Non posso trovare un credito a,lunga scadenza. Mi fanno dei prestiti per non più di tre mesi». Quindi controllo quasi immediato. Gli umoristi dell’Asse mi accompagnano sul terreno «principi» ma hanno, omesso di pubblicare caricature -dei direttori della Banca -d’Inghilterra di cui l’alto patriottismo e la sete di vincere la guerra per le libertà democratiche, si dimostrò palesemente nella riunione del direttorio. Primo atto della mobilitazione fu di raddoppiare il proprio stipendio. Così si guadagna, la stima e la gloria. Essi sono così «umani». E poi così inglesi: Goschen, Niemeyer, Strakosch, Lefeaux, Lazard bei nomi anglosassoni, dinastia di famiglie w. H. Samuel, Kleinwort, Hambro bell’usuraio che scappò dalla Norvegia portando con se i quattrini ed esortando i Norvegesi a combattere in sua assenza. I metodi dell’usurocrazia sono di quella materia che Dante trovò nel basso Inferno:

Al modo della nona bolgia sozzo,

Gli 800.000, più o meno, soldati di colore in Francia, per rimpiazzare gli europei sono stati assoldati per sostenere Lazard, Rothschild ed i loro strumenti Handel etc., perché gli usurai possono truffare questi poveracci più facilmente che non i contadini francesi. E così sarà sempre dove regnano gli usurai. L’usuraio distruggerà ogni ordine sociale, ogni decenza, ogni bellezza. La differenza etica fra divisione dei frutti, e la tassa fissa è fondamentale. Chi tiene l’ipoteca se ne infischia dell’andamento della fabbrica, della fattoria o dello stato. Se falliscono, lui resta il padrone. Ogni nazione che tollera uno stato di usurai dentro lo stato ufficiale, decade. Chi non si interessa dei processi economici e monetari è un idiota, non.certo un letterato, ma un illetterato. A titolo di cronaca C. H. Douglas ha da tempo sostenuto che questa guerra mossa dall’internazionale usuraia è guerra contro gli Inglesi come contro i Tedeschi. Egli sostiene che è guerra contro tutta la popolazione bianca dell’Europa, a beneficio degli usurai internazionali. Sia giusta o no questa osservazione di Douglas, possiamo ritenere come assioma che gli usurai sono e saranno, fino a che non saranno cacciati nel più basso inferno, nemici di ogni popolo di alta cultura, contro ogni senso vivo della realtà e delle operazioni di una civilizzazione elevata, per la semplice ragione che più voi capite le leggi del meccanismo sociale e più sarà difficile truffarvi con la truffa oro, o con la truffa bancaria. [...]

CREDITO SOCIALE

Il credito è senza dubbio un prodotto sociale. La responsabilità personale è una delle componenti del credito concesso ad un individuo poiché in generale lo si concede fidando nella buona fede e nelle buone intenzioni del debitore cioè sulla sua volontà di restituire la somma ricevuta. Considerato però che questa restituzione dipende anche dalle condizioni dell’ambiente, dal mantenimento dell’ordine pubblico, si può affermare che il credito personale è un prodotto sociale. Il credito si aumenta con l’organizzazione della nazione: infatti sin dall’origine è accresciuto dall’«incremento di cooperazione». Questo vuol dire, per esempio, che un milione d’individui, ciascuno lavorando per se stesso, non può costruire una corazzata, né una centrale elettrica. Così l’enorme credito che noi conosciamo oggi sorge dall’organizzazione sociale, dall’organizzazione statale. E lo stato non ha bisogno di prendere danaro in prestito dai privati. È libero d’obblighi morali e materiali di prendere danaro in prestito dai privati. È libero quindi di entrare in rapporti -contrattuali coi privati per il pagamento dell’interesse, in quanto non è obbligato ad indebitarsi nel vecchio modo e secondo i superstiziosi dell’era Rotschildiana. Questo non vuol dire che i Buoni Statali devono essere vietati. Io non sono contrario all’emissione dei Buoni di Stato. Che un governo riscuota largo credito presso i suoi cittadini, ciò dimostra la loro adesione alla politica, la loro fiducia. Testimoniando il popolo la fiducia nel governo e nello stato può anche -dimostrare altri stati d’animo, altre passioni contingenti, ma non importa. Può indicare avarizia privata, scarsa confidenza nel mercato di domani, nelle condizioni della produzione etc. Ma, dal lato sano, dimostra una grande fiducia nel governo, e questo basta, fino a un certo punto. Ma i Buoni servono a un secondo scopo, non riconosciuto dal volgo. I Buoni Statali possono servire a distribuire il dividendo di stato; cioè possono distribuire i profitti guadagnati dalla nazione totale. Per essere utile allo stato il potere d’acquisto della moneta deve essere sparso, cioè distribuito fra tutto il popolo, altrimenti si cade nell’elemosina, -che è veleno anti-statale, e che degenera il popolo in modo spaventevole. Il credito è prodotto sociale, ed ogni cittadino  contribuisce alla formazione del credito. Contribuisce coi suoi atteggiamenti, colle sue abitudini civili, i suoi modi di condursi. Ed ogni cittadino, ogni individuo, ha il diritto di partecipare ai guadagni dello Stato; e questo non implica nessuna necessità di prestare né di ricevere in prestito, quando la nazione ha veramente ricavato un profitto nell’anno o nel mese corrente. Il profitto, o guadagno materiale, di una nazione si può apprezzare senza grandi difficoltà cioè misurando i suoi beni alla fine d’ogni anno. Se alla fine dell’anno XX l’Italia possiede più scorte ed impianti che al principio del detto anno, questo sarebbe la misura del profitto di quell’anno; e per contro sarebbe equo distribuire questo profitto per mezzo di moneta ad un valore nominativo equivalente. Essendo in guerra c’è ben poca probabilità che l’anno corrente sarà in questo senso «attivo», e quindi si è ricorso al credito. La forza del credito nazionale si dimostra validissima In questi giorni.

Ma chi deve prestare?

L’individuo o lo Stato stesso? Lo Stato può prestare. Questo era già saputo dai romani antichi e dai greci. Non si dimentichi che la flotta che vinse a Salamina fu costruita coi danari prestati dallo Stato d’Atene agli armatori privati. In quel caso si trattava di moneta metallica. Abbiamo, due verità affini e le dobbiamo distinguere scrupolosamente fra di loro. Lo Stato può prestare danaro. Questo si apprende dalla storia. Ma lo Stato può anche concedere credito. Di fatti essendo il credito un prodotto sociale e non individuale chi ha maggior diritto di concedere credito: lo Stato, o l’individuo? Giovandosi del credito suo, cosa impedisce allo Stato di concederlo ai privati?

DISTINGUIAMO

La moneta e il credito sono termini affini ma non identici. La moneta, anche aurea, fu dimostrazione insieme di sfiducia e di fiducia; la sfiducia si dimostrò nel componente materiale, la fiducia nell’accettare il conio, l’immagine incisa e l’iscrizione del valore. Ma l’oro serviva anche a un altro scopo; e cioè ad impedire la falsificazione. Scoperto che la carta stampata e sigillata serviva ugualmente o meglio, ad impedire la falsificazione, ne consegue che la carta può funzionare da moneta. Questo si sapeva nella Cina già nel seicento prima del mille. Arrivando al concetto, ed oggi alla proclamazione ufficiale, della moneta-lavoro, non dobbiamo, e non possiamo più agganciarci alle superstizioni dell’epoca rothschildiana.

Gli usurai tramontano.

L’accettazione della moneta-lavoro comporta non un beneficio solo, ma più benefici. L’oro scarseggia. L’oro fu sempre strumento di strozzinaggio. Da più secoli la cosidetta base aurea serviva principalmente a mascherare la moneta non-aurea ma PSEUDO-aurea, cioè moneta finta, moneta sorta dalla contabilità confusionaria dei banchieri. Il lavoro non scarseggia. Col fenomeno moneta-lavoro si può adoperare moneta dove prima si adoperava il credito. Dove, per mal costume, anche, lo Stato andava dagli usurai per pregarli di concedere credito allo Stato. Sì e magari allo Stato! Lo Stato pagava affitto agli usurai per lo stesso credito che apparteneva, di diritto, allo Stato stesso, essendo cresciuto dalla cooperazione di tutto il popolo, essendo prodotto sociale. Ma adoperando la moneta-lavoro, questa moneta si può emettete dal momento che il lavoro. utile allo Stato viene effettuato. Il problema -della circolazione si può risolvere da sé. Il problema secolare della distribuzione della moneta fra tutto il popolo si risolve senza mettere il collo sotto il giogo, degli usurai. Lo Stato non è più costretto ad accettare l’onere immenso dei, pagamenti degli interessi sui nuovi debiti pubblici. Forse questo deve bastare per un articolo o discorso?

Concedetemi un’altra parola.

I pagamenti d’interesse possono giovare ancora per decenni al buon ordine pubblico, possono giovare a conservare un alto livello di cultura, a premiare la prudenza ed il buon,costume. Ma il totale di questi pagamenti non deve superare i profitti normali della nazione. Devono, cioè misurarsi in proporzione al profitti nazionali normali e prevedibili, e quando dico «non devono superare», io diminuisco la gravità del problema perché in realtà non devono uguagliare i profitti, potrebbero al più sanamente raggiungere una certa percentuale di questi profitti, e considerarsi un dividendo ai privilegiati, o ai premiati. Insisto sulla parola «premiati». Direi che questi premi non devono raggiungere più di cento mila lire all’anno per qualsiasi individuo. Direi che il nostro scopo deve essere quello di erigere e sostenere lo Stato, e non di approfittare delle società anonime.

DI UN SISTEMA ECONOMICO

Nell’anno XI, Era Fascista, mi posi dunque queste domande:

1. È un sistema economico quello che dà maggiori frutti a coloro che fanno cannoni per,ammazzare la gente piuttosto che a coloro che coltivano il grano e fanno macchine utili?

2. Deve il credito: della nazione funzionare pel beneficio della Nazione intera?

3. È alla base del Partito Fascista il senso della responsabilità che ognuno deve avere verso tutti? La Rivoluzione Fascista cominciò con la frase del Duce: «Siamo stufi d’un governo dove non c’è un responsabile con nome, cognome e indirizzo».

4. Se la moneta fosse considerata come certificato di lavoro compiuto le tasse sarebbero necessarie?

5. Marx trovò alla base di tutti i valori il lavoro. C. H. Douglas deriva i valori un po’ dal lavoro ma molto più dalla eredità culturale, cioè dal complesso e somma delle invenzioni meccaniche, e, magari, anche dai costumi, abitudini d’agire con ordine, etc. Quale concorda più con l’idea statale?

6. Il problema più immediato che preme in ispecie negli Stati Uniti e negli Stati parlamentari, è la distribuzione della potenza d’acquisto?

7, «Una fabbrica può considerarsi non solamente come macchina che distribuisce il potere d’acquisto», dice C. H. Douglas. Che commento si può fare a ciò? Con il sistema presente il potere d’acquisto diminuisce continuamente di fronte al prodotto materiale.

8. Dovremmo avere un biglietto  per ogni pezzo di merce del valore corrispondente? O approssimativamente? O con una quantità di merce superflua, sufficiente per una riserva?

9. Non è la mobilizzazione dei crediti interni uno del più savi passi del Fascismo? Con la creazione di centrali elettriche e con le bonifiche, si è creata ricchezza vera. Il progresso immenso della meccanica non contribuisce di più al benessere sotto il Fascismo  che sotto qualsiasi altro sistema esistente nell’anno XI?

10. Quello che il Duce ha detto a proposito dei giornali  può dirsi anche dalle banche?

11. Per me, la quintessenza del Bolscevismo è nel decreto di Lenin (sottoscritto anche da altri): Banking is hereby declared a monopoly of the state: «L’esercizio bancario è dichiarato monopolio dello Stato».

12. Sarebbe la moneta perfetta un vero certificato della merce esistente? Od il comando di portare o di rilasciare questa merce. O un compromesso, cioè una finzione a proposito della relatività della merce a qualche sostanza o ad una volontà? Se ad una volontà alla volontà di chi?

13. R. Mckenna sostiene come, rimedio supremo l’«inflazione controllata». Non dipenderebbe allora da chi la controllerebbe e con quali motivi?

14. Se l’inflazione è accettata come rimedio, quali sono gli argomenti contrari a un’inflazione uguale, cioè distribuzione dei «dividendi dello Stato» a tutti?

15. Discutendo con un ufficiale bolscevico sul Fascismo, egli insisteva che lo Stato russo appartiene «a loro» cioè al popolo. Io non riesco ad afferrare il significato di questo «appartiene». L’Italia in regime fascista sarebbe mica un feudo? Seguivano altre domande che non appartenevano strettamente alla questione economico-monetaria; per es.:

16. Fra bolscevismo e fascismo la differenza sta nel livello culturale. Si cambia una forma amministrativa e magari una teoria in sei giorni, ma una civiltà non si fa in sei anni.

17. Pregiudizi: forme verbali morte?

18. Il governo de facto di Jefferson rassomiglia più al fascismo d’oggi che all’attualità odierna americana. Non è vero?

Oro e lavoro

da: Lavoro ed usura: tre saggi, All’insegna del pesce d’oro, Milano 1972

Lunedì 30 Gennaio 1933 alle ore 17,30 l’autore delle note che seguono portò ad un personaggio del governo italiano una lista di 18 punti, che, dopo un decennio, furono pubblicati sul «Meridiano di Roma» col risultato che il detto «Meridiano» fu escluso dalle poste degli S. U. A. Certe idee sono sgradite fra i liberali. La bibliografia dell’autore contiene, oltre opere di carattere non economico, centinaia di lettere ed articoli sulla moneta, libri ed altri opuscoli fra i quali:

A. B. C. of Economics. Londra, 1933

Jefferson and/or Mussolini 1935

Social Credit, An Impact. I935

What is Money For? I939

In Italiano:

Confucio, Studio Integrale (in collaborazione con Alberto Luchini)

Carta da Visita (Edizioni: Lettere d’Oggi)

Collaborazione al Meridiano di Roma, Rassegna Monetaria, ecc.

Le discussioni sorgono dall’ignoranza di TUTTI i disputanti.

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