Capitoli precedenti: parte prima, seconda, terza
L’ECONOMIA ORTOLOGICA
IL PROBLEMA CENTRALE
In un precedente articolo si è accennato all’impossibilità di costituire, una scienza economica o di distinguere quella parte dell’economia che è prudenza, scaltrezza, perizia da quella parte che è o può essere scienza, senza prima definire chiaramente i termini basilari ed elementari e raggiungere l’accordo sulle definizioni stesse. Riassumiamo brevemente i principali risultati cui siamo giunti in questa parte, diremo terminologica, del nostro precedente articolo. La MONETA è un titolo o mandato quantitativamente prefissato, scambiabile contro qualsiasi merce o servizio senza altra formalità che la trasmissione da mano a mano e che non frutta interesse come i buoni del tesoro, ferroviari o altri. La moneta è SANA O VALIDA quando è emessa, da chi possiede una merce trasferibile o da chi ha la possibilità di eseguire un servizio, in corrispettivo della merce o del servizio, e quando la merce o il servizio stesso sono desiderati. L’INFLAZIONE si ha quando la moneta è emessa in corrispettivo di una merce o di un servizio non trasferibile o non desiderato, o quando è emessa in eccesso della quantità desiderata o trasferibile o non eseguibile. Il CREDITO di un singolo o di una ditta corrisponde alla fiducia degli altri nella possibilità e intenzione di pagare del singolo o della ditta o eseguibile. Solamente in questi anni un pubblico eletto comincia a rendersi conto, principalmente nelle questioni degli scambi fra Stati, che questi pagamenti, in ultima analisi, vengono effettuati in merce. Tentando di definire la MERCE, potremo chiamare così qualsiasi materia, prima o lavorata. Per entrare però nel campo economico occorre che qualcheduno la desideri. Per fare un secondo passo verso una scienza economica bisognerebbe definire il problema centrale dell’economia ed i suoi necessari componenti o fattori. Lo studio economico trae nome dalla parola oîkos = casa. Staccato da questa sua radice il termine diviene sofisma e teorica vuota poiché la sua ragione d’essere è appunto di far mangiare, vestire e vivere comodamente la gente, il che implica naturalmente l’avvicinamento della merce da dove si trova a chi ne ha bisogno o desiderio. Gli elementi necessari del processo economico in qualsiasi società che abbia superato la fase primitiva sono quattro:
1) i prodotti della natura;
2) il lavoro;
3) il trasporto:
4) il «Monetarv carrier» [1] termine che potremo tradurre in italiano con «mezzo di scambio» «strumento monetario».
Questo strumento è una misura, ma di carattere sui generis.
Non è infatti una misura posseduta dal venditore e che il venditore trattenga dopo aver misurato la stoffa, il grano, il liquido venduto. È anzi portata dal compratore e da questi lasciata al venditore in corrispettivo della merce avuta. Tutti questi elementi sono condizionati e governati dalla volontà. Dal desiderio, dalla fame, dal freddo, sorge la volontà di possedere. Dal senso etico umano sorge la volontà di regolare il processo economico in modo giusto. Qui sta tutto il problema; problema che non esiste in vacuo ma che deve essere situato dalla scienza nel mondo e nel clima dell’intelligenza umana qualè non in un clima intellettuale astratto. È precisamente in questo senso che noi uomini sparsi, indipendenti, di libero arbitrio possiamo servire a qualche cosa, nonostante i limiti della nostra capacità e sapienza. E qui bisogna ch’io elenchi vari fatti, fattarelli e piccolezze di diversa importanza, fortuiti e senza significato apparente se giudicati uno ad uno, ma che sono in complesso indici della natura del terreno cerebrale, e dell’orientamento intellettuale o anti-intelligente. Bisogna che racconti anche fatti da me vissuti, non per intenzione autobiografica, ma solo perché bisogna riferire fatti concreti. Quattro anni fa io stampai una lista di otto quesiti per conoscere l’opinione su di essi degli uomini più intelligenti di mia conoscenza, o che sapevo interessati al problema. Fra questi uno rispose a proposito del quarto quesito: «Bisogna pensarci» Il quesito era: «Se la moneta viene considerata certificato di lavoro compiuto, le tasse non sono più necessarie». Con questo io non intendevo affermare una novità ma mi riferivo a speculazioni ed esperienze già provate. Sui fogli di moneta cartacea emessa dell’UUTERGUGGENBERGER a Wörgl si legge la parola «arbeitswert» cioè valore di lavoro [2]. Tutto il poema senza metrica che è stampato sul verso di questa moneta merita l’attenzione dei più profondi pensatori. Si legge anzitutto: «Langsam umlaufendes Geld» il che rende chiara la realtà di questa moneta emessa in contatto diretto colle condizioni effettive di quella vallata dell’Inn, dove non c’è che terra e uomini, dove unica ricchezza sono i raccolti, che non si producono da sé. Questa moneta ha circolato effettivamente. Si vede dallo stato dei biglietti, anche di quello mio nonno [3], sgualciti e sbiaditi per il continuo passaggio da mano a mano. La ricchezza della Vallata di Wörgl risulta direttamente dal lavoro. Ed il lavoro solo è posseduto in potenziale da tutti gli abitanti. Attenzione poi alla parola Geld [4] sinonimo in tedesco di moneta, traccia delle invasioni teutoniche. Il francese dice argent. Lo spagnolo danaro perché «ubicunque lingua Romana, ibi Roma». La parola dotta e greca «numismatica» deriva dal fatto che la moneta non è prodotto della natura ma del costume, delle abitudini sociali. Così dice Aristotele e bisogna sempre fidarsi delle autorità La parola nómos ha avuto poi anche un significato più antico: prato, posto dove pascolano le bestie ; poi ha assunto il significato di cibo» e infine significati meno materiali: costume, abitudine. Tutti questi significati della parola non sono accennati da Aristotele nell’Etica Nicomathea. Eppure egli era un uomo riflessivo. Non conosco le vicende morfologiche della parola greca prima di Aristotele, ma per la comprensione chiara dell’economia mi pare un gran peccato che la parola romana pecunia, titolo a una pecora, non abbia continuato a vivere nel suo primo significato e che il mondo sia caduto sotto il dominio del vitello dorato, idolo artificioso, che non ha mai partorito che stragi, paure ed avarizia. Può essere che questo che io dico sembri ai dotti professori e specialisti di una semplicità infantile; dovrei però rispondere che in 18 anni di curiosità economica ho trovato in alto loco una tale ignoranza dei più semplici ed elementari fatti e rapporti economici che sento necessariamente il bisogno di cominciare col chiarire delle cose che sembrano «quasi infantili» o col riferire brani lessigrafici, i più pedanteschi, per evitare guai e confusioni ulteriori. Le tracce di tale ignoranza sono visibili nel linguaggio stesso e la mancanza di logica e di effettiva conoscenza domina il mondo d’oggi giorno. A titolo d’esempio, e non per scherzare, ricordo un delegato ad una conferenza internazionale che aveva scritto un libro in cui non distingueva fra un aratro e un’ipoteca. Altro aneddoto: avendo il DOUGLAS dichiarato che nel sistema commerciale dell’ottocento la produzione espressa in moneta si crea più velocemente di quel che la potenza d’acquisto venga distribuita, il notissimo professore X «confuta il DOUGLAS» per i suoi buoni allievi perché a suo giudizio, il DOUGLAS avrebbe trascurato l’elemento «velocità». In realtà egli cita il DOUGLAS omettendo proprio le parole da questo dedicate a quel concetto. È quindi giustificata la diffusa opinione che l’economia non sia una scienza? Io preferisco ammettere che il dotto prof. X non sia uno scienziato nel senso che questa parola si adopera per gli studiosi di chimica e di fisica.
La mia generazione non fu educata nell’economia.
Io presi ad interessarmene nel 1918 o 1919 quando la stampa inglese si mostrava tanto silenziosa nei riguardi del DOUGLAS, e cominciai ad interrogare uomini pratici. Una delle ore più «vissute» della mia vita fu quella che passai in colloquio col GRIFFETHS, fondatore del Sinn Fein, e promotore della più o meno raggiunta autarchia d’Irlanda. Ci, trovavamo nella sua camera per sfuggire ai detectives che infestavano l’albergo. Era l’epoca dell’«armistizio» quando i delegati irlandesi fulono invitati a Londra con garanzia di immunità. Ad un certo momento GRIFFETHS disse: «Tutto quello che voi mi dite è vero. But I can’t move ‘em with a cold thing like economics», cioè io non posso sollevare questo popolo con una cosa fredda come l’economia.
Appresi molto in quel colloquio.
La vita intima dell’uomo dipende dalla moneta. Quasi nessuno ne indaga la natura. Forse il TROLLOPE fu il primo romanziere ad accorgersi di questa verità. Ma non si può scrivere l’Histoire morale contemporaine ignorando la motivazione economica. Si va in fondo o si rimane alle apparenze. Nondimeno le difficoltà per chiunque vuol fare un po’ di luce sono enormi. L’incomprensione è enorme. L’economia non è una cosa «fredda». È una cosa calda, cocente, come la fame, la sete. Entra nelle viscere. «Quia pauper amavi» lamenta Ovidio. I dilettanti di buona volontà, i fanatici, quelli che non hanno pratica degli affari, o della politica, o dell’amministrazione si prestano ad ogni attacco. La paura di un Mc KENNA di tutto quel che, viene «dal di fuori», di tutto quel che è amateur, è quasi giustificata. O almeno io comprendo l’avversione d’un tale uomo per noi autodidatti, per chiunque non sia allenato alla precisione. Ho citato errori dei tradizionalisti. Ma fra noi, cioè fra i miei amici riformatori, gli sbagli sono pure frequenti; sbagli di buona fede, provenienti dal non aver abitudine al metodo, o dal non comprendere la mentalità dei lettori o semplicemente dal fatto che il «terreno» è nuovo. In una scienza già ben conosciuta si potrebbe quasi dire che lo stesso tipografo avrebbe potuto evitare un errore puerile come quello che è nel mio ultimo articolo: a pag. 395 (n. 5-6 del I937). Io non sostengo, infatti, che il 12% di 12 miliardi fa un miliardo; ma che il 12% di 8 1/3 miliardi fa un miliardo! Altro caso: lo SWABEY in un articolo di alto valore ed interesse in «Criterion» a proposito della posizione della Chiesa Anglicana di fronte all’usura, citando una lettera mia privata ed elittica confonde chi emette il danaro con chi lo dà in prestito. Il «Criterion» essendo un trimestrale, occorrono tre mesi per rettificare l’errore. L’articolo invece di essere autorevole, rimane solamente interessante. Tutta la posizione del SWABEY ne risulta indebolita. Dà un vantaggio ai «nemici» Ma solamente nell’economia, fra tutte le scienze, esistono «nemici» in questo senso. L’errore deve servire ad un rischiaramento. Notare a proposito del significato materiale di nómos che il Monte dei Paschi trovò e mise in atto le basi valide del credito nella prima parte del seicento; e cioè:
1) l’abbondanza della natura,
2) la responsabilità di tutto il popolo.
La Chiesa o gli economisti cattolici nel millennio fra Sant’Ambrogio e Sant’Antonino da Firenze misero in luce altri rapporti veri, considerando l’interesse come componente nel problema del giusto prezzo. Così facendo evitavano i fanatismi di chi voleva totalmente abolire l’interesse. La distinzione fra usura e partecipazione non fu nuova. Pur nei libri di Mosè si distingueva fra il frutto ed il corrosivo, neschek, il serpente che morde. Lo Stato, o chiunque fornisce una misura per gli scambi, lavora. In quanto questa misura è stabile o varia in modo sistematico, chiaro a tutti, lo Stato o l’emittente della -moneta merita un compenso. Questa è la base etica per le marchette di Avigliano e di GESELL o per i demurrage charges sulla moneta. Senza parlare in particolare di questo o quel processo economico insisto che per una chiara comprensione della verità economica in genere tutte queste premesse devono essere comprese, messe in rapporto l’una con l’altra e con le loro basi etiche. Nei tempi passati anche coloro che fornivano i dischi metallici avevano una loro funzione e attraverso mille anni di ricerche del giusto compenso l’idea del 5% si è fatta luce. Ma dire che quelli che fanno i calcoli, che tengono una contabilità sana non hanno diritto a niente, sarebbe un assurdo da fanatico. Su questo terreno i socialisti inglesi o alcuni fra loro combattono il DOUGLAS, appunto perché egli cerca il prezzo giusto per tutti i servizi e per tutte le merci. Si deve comprendere che lo Stato emettendo moneta sana e valida serve ed ha diritto a un compenso, compenso che differisce da qualsiasi tassa o imposta. La differenza fra imposta e partecipazione data almeno dal sistema «dei nove campi» dei vecchi imperatori cinesi. Ma è una distinzione cardinale per l’economia ortologica e volizionista. Queste mie frasi sono disordinate? Sembrano confuse? È forse naturale che le comuni opinioni siano confuse: il caos non è mai stato abolito da nessuno.
Il codice Napoleone non lo abolì.
Del resto un’idea nuova, o magari una scienza, nasce dal caos. Bisogna poi considerare non solamente la confusione esistente nelle opinioni del pubblico ma anche le condizioni e le contingenze in cui si trova quel migliaio di persone più o meno qualificate e competenti a collaborare nella formazione di una cognizione vera. Il W., per esempio, non distingueva fra aratro e ipoteca. Il vecchio X che era consigliere della Banca d’Inghilterra e simultaneamente del Governo americano, tanto che dopo le sue dimissioni si sussurrava che tutti e due lo impiegavano più come informatore che come consigliere, sedeva nella vita privata su un ricco sofà e confessava: «Signora, le confesso, io non ci capisco». Parole che rimano con quelle di un giovane e brillante professore di Cambridge: «Ma non capiscono!». Egli parlava dei suoi colleghi della facoltà economica di quella Università e ripeteva con voce sempre, più soffocata: «But they do…. not… know. They do not KNOW». Abbiamo di fronte una incomprensione vera. Ed abbiamo inoltre da combattere i nostri propri difetti di metodo e di pervicacia ed i nostri personali limiti d’intelligenza. Veniamo al concreto e al particolare. DOUGLAS era ingegnere abituato a far i suoi disegni e a presentarli ai competenti. Diceva, da sè, che non era un capo di partito, che non poteva capeggiare un partito. Dopo la visita del DOUGLAS agli S. U. A. il senatore CUTTING mi scriveva con amarezza che egli aveva dato un ricevimento in onore del DOUGLAS, invitando quanti senatori e deputati credeva capaci di comprenderne le teorie. «DOUGLAS hadn’t sold the idea». DOUGLAS. che non era al corrente delle abitudini americane, non aveva «esposto» le sue dottrine, si era insomma condotto come un qualsiasi europeo modesto che va ad un ricevimento ed aspetta che gli altri gli rivolgano delle domande. La lista mandatami da CUTTING dei senatori capaci di comprendere l’economia, è breve, da un certo punto di vista, tragicamente breve. Era distinta in due gruppi: di quelli competenti a comprendere il Social Credit, e di quelli aderenti ad altre dottrine «eretiche» ma interessati all’economia. La sua lista dei deputati era ancora più breve, ma egli scriveva che naturalmente conosceva meno i membri dell’altra Camera che quelli del Senato. La morte di questo senatore in un incidente aviatorio ha certamente procrastinato la riforma monetaria nel mio paese. Ma si pensi alla posizione d’un altro senatore più vecchio che parlando al CUTTING diceva: «lo non comprendo il Douglasismo, ma se Lei lo vuole io vi sosterrò». Evviva l’amicizia personale! Non si può certo definire però quest’attitudine precisamente scientifica. Altro caso, il BRENTON, conosciuto in privato con l’appellativo di «cane malaticcio» è un bravo ragioniere. Vive in un’atmosfera di nobile passione ed esasperazione. Per dieci anni ha battagliato quasi da solo, calcolando le percentuali del «A» e del «B» nell’algebra Douglasista. Disprezza il mondo e quasi tutti i suoi abitanti. È apprezzato altamente dal manipolo dei ben disposti che possono servirsi dei suoi calcoli. Ma è arrivato fino ad attaccare un libro sul suo giornale senza averlo letto, solamente perché l’annuncio dell’editore faceva capire che in esso si trattava di altre idee economiche. La scienza si costruisce con calma. Non che io voglia negare il valore della passione. Passione e esasperazione aprono spesso la via a nuove idee, motivano e stimolano l’azione ecc. Ma ora è questione di creare una scienza, un’economia ortologica e coerente. Nel 1919 ORAGE lamentava che DOUGLAS «non sapesse scrivere». Io non capii queste parole. Gli scritti del DOUGLAS mi parevano chiarissimi, ed il secondo volume dove collaborò ORAGE mi pareva anzi inferiore al primo. Ma l’incomprensione e l’incomprensibilità non sono certo una cosa semplice ed uniforme. Un non specialista crede di comprendere dove un perito vede un mucchio d’ambiguità e dove il dilettante non ne vede nemmeno una. Questa è soprattutto la causa che tanto separa i lettori dagli scrittori. Non cerco perciò di riodinare queste mie pagine.
Bisogna che il lettore serio si renda conto da solo
1) della difficoltà della materia;
2) della difficoltà di farsi comprendere in questa materia.
Comprensione che viene sabotata dai veri oppositori, monopolisti, privilegiati, che non vogliono che la luce si faccia. Vi paiono eccentriche le mie opinioni? Ebbene ricordate come prima della guerra abissina molti italiani credevano eccentrica la mia opinione che la stampa inglese fosse bugiarda. Per un americano questa scoperta può anche essere una riscoperta. JEFFERSON scriveva ad un amico intimo: «The EngIish papers; their lies».
Evviva il buio pesto!
In America oggi si possono comprare gli scritti di LENIN, TROTSKI, MARX, STALIN, in pratiche edizioni a 10 e 25 cents. Ma gli scritti dei padri della repubblica non si possono comperare: o non sono stati mai stampati o sono esauriti. Eppure dal I776 al 1860 gli Stati Uniti rappresentarono il più interessante «esperimento statale» del mondo e con l’andar degli anni l’interesse non è diminuito. Io ho 10 grandi volumi di JEFFERSON per caso. Il padre di T. S. ELIOT era jeffersoniano, e ne diede un’edizione al figlio, il quale, non interessandosene molto la passò a me. Le lettere di JOHN ADAMS le ho viste solamente alla Biblioteque National di Parigi, e da anni le cerco, per comperarle. VAN BUREN scrisse la sua autobiografia nel 1861 ma questa fu stampata solo nel 1920, non credo per macchiavellismo dei banchieri ma piuttosto perché la notte d’ignoranza era così fitta che gli stessi professori e storiografi non ne comprendevano l’importanza. Tutta la battaglia fra lo Stato e le banche combattuta negli Stati Uniti dal 1830 al 1840 e vinta dallo Stato è quasi da tutti ignorata. Di tutto ciò non si parla nei libri di scuola. I nostri grandi presidenti JOHN ADAMS, JACKSON e VAN BUREN non fanno grande figura in questi libri. E solamente in questi ultimi anni si cerca di rendere un po’ di giustizia a ANDREW JOHNSON, che successe nell’alta carica dopo la morte del LINCOLN. Il frutto della battaglia del 1830-1840 andò perso nella confusione della nostra guerra civile.
La nostra scienza non sorge nel vacuo.
È più di ogni altra confusa e sabotata dagli interessi coscienti ed incoscienti. I monopolisti non sono solamente i fautori della emissione creditizia. Gli occupatori di poltrone, una volta dette cattedre, non tollerano serenamente di essere disturbati. Il professore SCOTT NEARING fu cacciato. Il KITSON mi scrive: «Tre professori che per primi adoperarono i miei libri in classe furono cacciati dai loro posti». Esiste il sabotaggio industriale, gli inventori hanno sempre incontrato delle difficoltà; per esempio la storia del telefono automatico è interessante a questo proposito. Mi sorprende che il rapporto del TWEDDEL nel «Medical World» del gennaio 1931 sulla cura calcica della tubercolosi polmonare non abbia avuto maggiori ripercussioni. Ma in tutti i casi, ad eccezione della questione monetaria, gli interessi sono speciali. I sabotatori costituiscono dei piccoli gruppi. Contro una vera scienza economica insorgono invece i più potenti dei monopolisti, con tutta la stampa che è padroneggiata dai grandi trusts, banche, ecc. E, d’altro lato, sta il popolo indeciso. T. S. ELIOT, ottimo giudice della psicologia inglese, mi scrive: «Tutto questo interesse popolare sparirà con l’aumento delle paghe dovute al riarmo e all’attività contingente». La curiosità delle masse nelle grandi democrazie, anche quando per un quasi miracolo o per molte sofferenze viene sollevata, è destinata a venire meno mediante 10 o 15 scellini la settimana. Rimangono solamente i pochi studiosi o i grandi appassionati. E questi ultimi commettono errori. Hanno i difetti connessi alla loro qualità. Non osano dire: «Ho sbagliato». Qualche volta è difficile convincerli che devono dire: «Ho sbagliato». Hanno cariche, ecc. La loro autorità dipende… ecc. Un altissimo dignitario mi felicita della mia versatilità. Io non mi rallegro. E non vedo la versalità. Un poema epico è un poema che contiene la storia. Chi non s’intende di economia non capisce affatto la storia. Senza andare in fondo del problema economico e di quello specifico della moneta, io farei una cosa superficiale ed idiota e non un poema serio. Ma il clima intellettuale del tempo nostro si ribella. Ammira DANTE ma si rivolta contro le parole: «I guai che sopra Senna induce falseggiando la moneta», dove il Poeta condanna una svalutazione pre-Rooseveltiana. DANTE occupandosi di valori etici per forza doveva considerare la moneta e lo staio. OMERO considera il problema del vitto, dell’allevamento dei suini, della logistica e dei cibi per Ulisse e i suoi marinai. L’estetica borghese vuol non solamente che l’arte abbandoni il disegno per l’ornamento, ma vuol che anche la poesia si riduca a giuochi di parole, a pura ornamentazione verbale, «splendore di frase» ecc. Bisogna creare un laboratorio per l’economia, magari un laboratorio cerebrale, in piena coscienza delle condizioni che ne determinano il funzionamento come si fa per la chimica e la biologia. Io dico tutto quel che penso. La prima volta che scrissi per questa Rivista, il direttore non abituato ai miei difetti non mi fece correggere le bozze di stampa ed io non vidi le didascalie sotto i cliché della moneta carta. Per un numismatico si deve dire sotto il primo: «Dritto d’un biglietto emesso secondo il sistema di GESELL dal Gesellista UNTERGUGGENBERGER. Grandezza originale 8 x 14 cm.». Per la terza riproduzione con le parole aggiunte e non mie «in magazzino» si apre un problema ben importante. Forse nessuno sa con precisione dove sia il limite fra l’emissione di moneta e l’emissione di credito. Certo mio nonno non teneva la sua legna sotto un tetto. «Magazzino» era forse la foresta oppure forse gli ammassi di tronchi d’alberi già tagliati. La consegna era generalmente in forma di tavole segate. Ma non so dove si arrestasse la «moneta» nel senso nostro, e dove cominciasse il credito, cioè il complesso di fiducia fra lavoratori e padrone, la disponibilità della foresta vergine, ecc. Analogamente io ho sempre sostenuto che a un certo punto la lira era basata sulla parola del Duce. Per me una base molto più sicura dell’oro altrui. Voglio alludere all’oro vincolato, manipolato dagli irresponsabili, condizionato, sotto l’influsso dei R. o l’astro dei D. Non c’è economista ai nostri giorni che non abbia bisogno di confessare apertamente e di esaminare e riesaminare in sé stesso il limite della sua propria ambiguità, i punti dove egli sbaglia, se non grossolanamente come in W. , per lo meno sempre in notevole misura, commettendo queste piccole confusioni e lasciando terreni coperti di nebbia.
I colpevoli sono quelli che non vogliono conoscere i fatti.
Il prof. R., per esempio, che mi mandò tre cartoline umoristiche negando che un paese possa avere una specie di moneta per uso interno ed un’altra per gli scambi internazionali. Il W. che fece escludere le mie lettere da un grande quotidiano londinese, perché l’avevo chiamato in privato bugiardo pagato, e i gentlemen non parlano così. Lo stesso W. ammetteva poi in lettera privata a me che lo Stato può emettere moneta direttamente ma che egli non approvava tale procedimento. Nessuna altra scienza soffre come la scienza monetaria delle opinioni politiche di quelli che scrivono, intorno e a proposito di tali argomenti. Dico intorno e a proposito volendo distinguere quest’attività dall’analisi, dalla ricerca storica, dall’attività scientifica di coloro che indagano la natura della moneta, e i rapporti effettivi fra la scienza monetaria e il buon governo.
La scienza di questi rapporti esiste e può svilupparsi.
Il Mencio tre secoli a. C. ricorda che fra il re Shun e il re Wan passavano mille anni e che quando la loro sagezza fu messa insieme pareva «due parti d’un sigillo».
Questo articolo può dividersi in tre parti.
La prima, che riassume il mio articolo precedente sul bisogno d’una terminologia economica chiara e accettata dagli autorevoli competenti. e quindi sempre più comprensibile non solamente per il lettore comune ma anche per gli specialisti; la seconda, che tratta della definizione del problema totale e dei suoi componenti inelluttabili ed essenziali; la terza, sulla comprensione del clima dell’ambiente e delle circostanze nelle quali si sviluppa e si diffonde la scienza economica. Bisogna che almeno qualche centinaio di persone smetta di parteggiare pro o contro per sorregerci fra noi con un po’ di comprensione. Non desidero che le mie definizioni siano discusse, ma vorrei piuttosto suggerimenti pratici e positivi. Come si può definire meglio la moneta, il credito ecc.? Esistono o non esistono altri componenti fondamentali del problema oltre la materia, il lavoro, il trasporto e lo strumento monetario, tutti e quattro governati dalla rettitudine. dalla directio votuntatis?
[1] EZRA POUND, A. B. C. of Economics, Faber, London, 1933.
[2] Per errore di stampa nel fascicolo 5-6-1937 della «Rassegna Monetaria» si parlava di biglietti emessi dal GESELL. Con la frase «moneta di Gesell» io intendevo dire moneta emessa col sistema Gesellista. Ero in viaggio e le bozze non mi poterono raggiungere. L’errore non verte però sulla validità del sistema Gesellista.
[3] V. illustrazioni del precedente articolo dell’A. nel fase. 5-6 ilel ‘<)37 della «Rassegna monetaria».
[4] Vedi HERMANN FISCHER, Schwabisches Wörterbuch, Laupp’schen Buchhandlungm, Tübingen 1911. Sette colonne per illustrare questa parola; cfr. Schuld = biasimo, con guilt inglese, non gilt.
Esso è simile alla voce «Gold» (oro) radice comune a tutte le lingue nordiche. Geld, gieldan = pagare; Geld, divisione di territorio a scopi fiscali, pagamento, servizio, società (confusione con guild); anche sterile. Geld vale anche per tributo.








