La Rivoluzione del 1917. La lunga strada del comunismo (seconda parte)
2. Le obbedienze massoniche internazionali
Prima fra tutte era l’alta massoneria ebraica del B’nai B’rith americano, affiancata dall’O.T.O., dallo scozzesismo massonico, dal Grande Oriente, sette presenti tutte nel Grande Oriente dei popoli di Russia, col fine comune dell’abbattimento della dinastia dei Romanov. E non si tratta di affermazioni campate in aria, come si deduce dalla esplicita dichiarazione di intenti alla Conferenza Internazionale dei Supremi Consigli dei 33 di Parigi nel 1929:
“Nel periodo che precedette di poco la guerra mondiale venne fondata in Russia fra il 1909 e il 1913, da certi massoni iniziati in Europa occidentale, un’organizzazione che si chiama Grande Oriente dei popoli di Russia. Questa organizzazione di massonico non aveva che il nome, non possedendo né rituale, né rapporti con le massonerie estere. Il suo scopo era puramente politico: soppressione del regime autocratico. All’inizio della prima rivoluzione (marzo 1917) c’erano in Russia una quarantina di Logge con 400 membri. Quando venne raggiunto lo scopo politico prefissato, questa organizzazione declina rapidamente e cessa di esistere non appena la maggior parte dei suoi membri lascia la Russia (1919-1920) e il governo sovietico assume un atteggiamento ostile alla Massoneria”.
B’nai B’rith in testa si diceva: non esagera infatti chi oggi affermi che la rivoluzione russa fu un affare essenzialmente ebraico. Lo testimonia una lettera fatta spedire allo zar da una delegazione del B’nai B’rith che il 15.6.1903 si presentava a Theodore Roosevelt, membro della Matinecock Lodge n. 806, per chiedergli una petizione in favore degli ebrei russi; lo testimonia la guerra russo-giapponese del 1905, interamente finanziata dalle grandi banche di New York; come testimoniaTallora presidente dell’Ordine Adolphe Krauss, riportando su B’nai B’rith News, del maggio 1920, l’intervento di un personaggio illustre, nel corso di un incontro dell’agosto 1903, svoltosi fra il conte Witte [233] e un comitato di cui faceva parte:
“Se lo zar non vuole dare al nostro popolo la libertà desiderabile, allora una rivoluzione instaurerà la repubblica attraverso la quale si otterranno questi diritti”.
Il personaggio in questione altri non era che Jakob Schiff, israelita a capo della potentissima banca Kuhn & Loeb di New York, uomo dei Ro-thschild, gran finanziatore della rivoluzione russa, membro del B’nai B’rith e della Pilgrims’ Society (v. Appendice 2).
Note
[ 233 ] Il conte de Witte, rappresentante dello Zar a Portsmouth (U.S.A.) nelle trattative di pace con i plenipotenziari giapponesi, sposato con un’ebrea, era cugino (stranezza delle coincidenze!)… di Helena P. Blavatsky, la fondatrice della Teosofia.
I primi vagiti democratici (…ancora su Foibe e dintorni)
Altro che foibe: Thule vuole esaltare il 3° Reich [ dalla "Voce di Mantova" del 31 gennaio c.a. ]
Signor Direttore, ai nostri giorni le cose cambiano nome rapidamente e quindi ci asteniamo dall’usare il termine estrema destra che “sembra” desueto e che potrebbe offendere la sensibilità di neo-fascisti, neo-pagani e neo-nazisti chiamati in causa da questo breve testo. Sui giornali si è parlato molto di un incontro organizzato sul tema delle foibe da parte della professoressa Barbara Spadini a nome dell’associazione Thule Italia. Il Comune di Mantova ha scelto di non patrocinare l’evento e sembra intenzionato a non dare la disponibilità alla sala. Una riunione prefettizia dovrebbe decidere in merito a possibili problemi di ordine pubblico. Il tema delle foibe ha una sua complessità storica e politica che una data istituzionale come quella del giorno del ricordo non è in grado di sbrogliare: per questo nascono diversi eventi collaterali, ma questi sono organizzati quasi esclusivamente dal mondo associativo, politico e/o culturale che fa riferimento ad una precisa cultura politica che non è quella progressista, democratica o liberale. Non desta dunque sorpresa che i primi ad accorrere in soccorso della Spadini a cui è stata negata la sala, siano i camerati di Forza Nuova, un movimento, forse non di estrema destra, che ha riferimenti storici e culturali nel fascismo italiano, nella guardia di ferro rumena, nell’integralismo cattolico e con miti tra le fila delle SS. Il segretario nazionale di Forza Nuova, che probabilmente non è di estrema destra, è stato latitante in Gran Bretagna per la sua affiliazione a Terza Posizione e condannato per banda armata. Non è di estrema destra nemmeno l’associazione culturale Thule Italia che fa solo un “lavoro culturale”: si occupa di
documentare e valorizzare le culture nordiche e i fenomeni religiosi e spirituali in genere; il nome rimanda alla società segreta di matrice esoterica Thule da cui nacque il partito nazionalsocialista. Tra le pubblicazioni dell’associazione infatti ci sono libri di Hitler, sul gerarca delle SS belghe Leon Degrelle, sul nazismo esoterico, sul socialismo nazionale tedesco e anche materiale di propaganda destinato ai soldati della Wehrmacht impegnati nella seconda guerra mondiale. L’8 ottobre Thule Italia ha tenuto un incontro a Mantova per presentare il programma del “movimento politico di transizione” che dovrebbe diventare la parte più attivamente politica dell’associazione. Non è sicuramente di estrema destra Barbara Spadini che si occupa solo di riabilitare la memoria della Rsi e del collaborazionismo. La professoressa Spadini ha inoltre creato, in modo letteralmente “casalingo”, un centro studi che si occupa dei crimini del comunismo e che fa apologia dell’operato di fascismo e nazismo. Questa è la compagine che intende organizzare e sostenere un even-to sul tema delle foibe: non è estrema destra, è proprio neofascismo/neonazismo. Il problema dell’ordine pubblico è fittizio:
prima di qualsiasi contestazione, preso atto degli attori in campo, questo evento è oggettivamente impresentabile per la città di Mantova. Crediamo che i conservatori-liberali del centrodestra che amministrano il Comune di Mantova non vogliano patrocinare o concedere sale pubbliche a chi, tra le pieghe di una giornata istituzionale, vuole evocare i “fasti” del reich e del fascismo italiano, magari dimenticando l’italianizzazione forzata dell’Istria, l’annientamento culturale del popolo slavo, le deportazioni e la brutale occupazione di tutta la Jugoslavia al fianco dei tedeschi.
Comitato Mantova antifascista e antirazzista
D’accordo, Thule Italia è di estrema destra. Ma il senso del vostro antifascismo non era quello di dare a tutti la possibilità di parlare – o dobbiamo intendere che il “tutti” esclude democraticamente “qualcuno”? (matt.)
La nostra risposta.
I primi vagiti democratici
Non ha fatto in tempo a nascere – o forse è nato giusto in tempo (!) – che il Comitato Mantova antifascista e antirazzista sorto nel “lontano” 25 gennaio c.a. ha emesso i suoi primi vagiti democratici dalle colonne della “Voce di Mantova” di oggi, 31 gennaio 2012.
Dopo una frettolosa visita ai nostri portali ha sentenziato che è giusto non darci la sala, che è giusto negarci il patrocinio, che siamo impresentabili perché «tra le pieghe di una giornata istituzionale, vuole [Thule] evocare i “fasti” del Reich».
Quanta superficialità abbinata a una fallace dote di preveggenza per generare quella confusione condizione necessaria e sufficiente affinché si raggiunga lo scopo prefissato.
Ma oltre a quella che può essere la situazione contingente che ha fatto sì che un’Associazione operante da sei anni senza aver dato adito ad alcun problema né di ordine pubblico né di aver operato in contrasto con le leggi vigenti assurgesse agli “onori” della cronaca, è nostro dovere far presente alcuni aspetti che nella fretta di dire la propria sono sfuggiti.
Punto primo. “Il nome rimanda alla società segreta di natura esoterica da cui nacque il partito nazionalsocialista”. Avete mai sentito dei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea, salpato da Marsiglia verso il 330 a.C. per un’esplorazione dell’Atlantico del Nord? Sembrerebbe di no. Thule, quindi, come leggenda, come mito, come allegoria, come viaggio verso terre sconosciute? No, non è funzionale ad avvalorare una tesi. Ma quanto bisogno vi sia di un’esplorazione verso terre ignote lo dimostra la facilità con la quale si associa un nome a una delle tante associazioni völkish e pan germaniche che sorsero nei febbricitanti anni del Novecento dimostrando quanto quel materialismo scientista si sia impossessato della nostra anima.
Punto secondo. L’Associazione Thule Italia non, e ripetiamo non, pubblica materiale di propaganda destinato ai soldati della Wermacht o libri di Hitler. Questo è compito dell’omonima casa editrice di cui lo scrivente è unico responsabile. Casa editrice che fu creata proprio per evitare pretestuosi accostamenti e facili deduzioni: ma vediamo che ciò è stato vano quando i preconcetti fanno da fondamenta alle altrui certezze. Infatti, la pubblicazione di testi storicamente attendibili e che forniscono per la prima volta materiale di prima mano per appassionati, studiosi viene guardato con sospetto se a pubblicarli è una casa editrice indipendente. Poco importa che la pubblicistica sul Terzo Reich sia equiparabile da settant’anni a un filone aurifero dove da Mondadori a Einaudi, da La Terza a Feltrinelli attingono a piene mani. Siamo forse prossimi a un democratico Bücherverbrennung?
Punto terzo. Il Movimento di Transizione nazionale è un’elaborazione socio-economica che non poteva non nascere che da persone abituate a ragionare, a studiare e ad approfondire e non da un magma di becerume nostalgico in cui ci volete associare. Eppure, si è deciso di disconoscere – senza che ve ne fosse reale bisogno – una filiazione perché non s’intendesse l’Associazione Thule Italia come un movimento politico, essendo da statuto apolitica e perché non si catalogasse il Movimento per qualcosa d’altro di una serie di proposte intorno alle quali discutere per migliorare le condizioni del popolo, per liberarci dalla schiavitù dell’interesse, per ritornare ad una dignità del lavoro. Quindi, l’Associazione Thule Italia e il Movimento hanno intrapreso sin da subito – senza il suggerimento di qualche osservatorio democratico – due percorsi differenti.
Detto questo, che è quanto ci premeva fare, vi auguriamo buon lavoro certi che non mancherete di affibbiarci eventuali e ipotetiche – e perché no – fantomatiche etichette pur di dimostrare la tesi che una conferenza storica sia un pretesto per mettere in discussione le fondamenta civili dell’attuale democrazia. Peccato che queste fondamenta siano messe in discussione nei modi e nei termini proprio da quelli che si sono autonominati fedeli guardiani.
Marco Linguardo
La Rivoluzione del 1917. La lunga strada del comunismo.
Presentiamo da oggi alcuni assaggi dal libro di Epiphanius: Massonerie e sette segrete dall’edizione del 2002. Una lettura di questo tomo da 800 pagine è scorrevole e il contenuto – al di là della connotazione certe volte spiccatamente religiosa – interessante.
LA RIVOLUZIONE DEL 1917.
LA LUNGA STRADA DEL COMUNISMO
“Non esiste movimento proletario, anzi nemmeno comunista, che non agisca nell’interesse del denaro, nella direzione desiderata dal denaro e entro i limiti assegnati dal denaro senza che gli idealisti fra i capi di tali movimenti ne siano comunque consapevoli”. (Oswald Spengler, Il tramonto dell’Occidente, Milano, Ed. Longanesi, 1978, voi. II, p. 1251)
Ma il denaro, impersonato dall’Alta Finanza, non è che il braccio operativo della Loggia, la quale pianifica, orienta, dirige. Così fin dagli ultimi anni del secolo scorso la Russia autocratica e cristiana fu oggetto di infiltrazioni mortifere, il cui effetto sarebbe drammaticamente apparso in tutta la sua portata nella rivoluzione del 1917.
Il copione fu quello classico, già collaudato nel 1789, e così descritto da H. Coston, noto studioso francese di mondialismo:
“Una rivoluzione non è giammai spontanea: essa richiede una preparazione più o meno lunga a seconda delle circostanze, preparazione che esige:
- la formulazione di un’ideologia sovversiva;
- l’insediamento di una rete di diffusione, accompagnata da movimenti di folla sotto diversi pretesti;
- un finanziamento sufficiente per assicurare l’esecuzione di un programma soggetto a rischi, remunerare lo stato maggiore, gli agitatori, gli agenti provocatori, le spie, ecc., e acquisire compromissioni necessarie;
- interventi dall’estero;
- lo scatenamento di una prima sommossa “telecomandata”, seguita da “giornate” o da “manifestazioni” obbligatoriamente sanguinose”.
(Prefazione al libro Le gouvernement invisihle di J. Bordiot, 1983)
Tre furono gli strumenti utilizzati per preparare d’ottobre scatenata poi dai vari Lenin, Trotzkij e Zinoviev:
- le società segrete all’interno della Russia
- le obbedienze massoniche internazionali i finanzieri internazionali.
- la rivoluzione
1. Le società segrete all’interno della Russia
Verso la fine dell’Ottocento la Corte Imperiale e le élites russe, proprio come nella rivoluzione francese, erano impregnate di spirito massonico e particolarmente di quella forma virulenta pseudo-religiosa che è il martini-smo. I maghi si alternavano a Corte sin dal 1880 quando si volle chiamare Heinrich de Langsdorff seguito ben presto da Jean Hitch, detto Jean di Cron-stadt. Nel 1900 li avvicenda a Corte il famoso mago Nizier Anthelme Philippe, noto come Philippe di Lione (1849-1903) [227] invitato dal granduca Vladimiro a seguito di una conferenza di Papus. Papus stesso non manca nel 1905 al ghiotto appuntamento russo, come ricorda l’allora ambasciatore francese a San Pietroburgo Maurice Paleogogne: “chiamato da qualcuno dei suoi fedeli sito in posizione altissima che aveva bisogno dei suoi lumi”. Si riuscì persino a fondare una loggia martinista all’interno della stessa Corte, loggia che lo zar e la zarina, probabilmente frastornati dal clima magico indotto, frequentarono assiduamente. Nel 1906 – ad un anno dalla cocente sconfitta ad opera del Giappone finanziato da Wall Street – giunse a Mosca il terribile Rasputin [228], uno stregone che introdusse alla Corte imperiale il lamaismo tibetano [229] e con esso un disordine morale in grado di abbattere gli spiriti e fiaccarne la resistenza [230]. Basti dire che agli inizi del 1917, quando ormai Rasputin era morto, i ministri dell’Interno Protopopov e della Giustizia Dobrowskij, assieme al principe Kurakine, si dedicavano tutte le sere nelle logge martiniste ad evocarne il fantasma. Inutilmente i due maghi francesi, Papus e Philippe, avevano tentato di mettere in guardia la famiglia imperiale: essi vennero tosto soppiantati dall’ancora peggiore Rasputin.
Mentre la regalità e l’aristocrazia marcivano in queste pratiche devian-ti, altre logge tessevano con minuzioso lavoro da talpa la trama della rivoluzione. Il primo governo provvisorio, composto da Paul Miliukov [231], dal principe Vov e da Kerenski, fu infatti massone ai suoi vertici [232].
Note
227 P. Virion, Bientót…, cit., p. 133. S. Hutin, massone e volgarizzatore di cose massoniche, nel suo Governi occulti e società segrete, Roma, Ed. Mediterranee 1973, afferma che Philippe “serviva le forze della luce” ed era tenuto come maestro spirituale da Papus (p. 168). Si trattava in realtà di un individuo che praticava l’occultismo e godeva larga fama di guaritore, proclamandosi ad un tempo fervente cattolico e professando la fede nella reincarnazione.
228 Gregory Efimovitch Novij, alias Rasputin (“rasputiny” in russo vuol dire “libidinoso”).
229 Le deità del pantheon lamaistico hanno una realtà relativa: proiezioni del subconscio individuale e?collettivo sono semplici simboli di stati mistici in cui l’uomo si solleva nel processo della meditazione e?devono essere via via superate ed eliminate nella lucentezza immacolata della conoscenza cosmica che?è chiamata usualmente il tathagatugarba e il Dharmakàya, il corpo trascendente da cui tutto scaturisce. Il?lamaismo accoglie i Tantra come parte più profonda dell’insegnamento buddistico.
Il geod (pratica mistica lamaistica) consiste nell’esteriorizzare e quindi nel riassorbire in sé le divinità terrifiche che animano il pantheon lamaistico e quindi nell’acquisire la consapevolezza che esse null’altro sono se non emanazioni del nostro subconscio. I Tantra sono testi canonici di Sakti (setta adoratrice di Durga o Kali o Parvati, moglie di Shiva); prescrizioni alle quali non sono estranee oscenità e orge. Il misticismo erotico tantrico si autogiustifica col principio secondo cui anche gli atti immorali ordinariamente riprovati, una volta liberati dalla relatività mondana, diventano mezzo per conseguire forme di illuminazione, mentre proprio l’esaltazione delle forze del sesso, volontariamente suscitate, metteva a prova l’incorruttibilità dello yogin perfetto (siddha) al contatto con qualsiasi impurità morale. La tradizione buddista tibetana fatta propria dai Lama prevede tre vie di iniziazione progressiva:
- l’Hinayana: via di purezza, blocco di tutti i desideri;
- il Mahayana che si serve delle passioni con “precauzione”;
- il Vajrayana: via segreta che utilizza ogni passione, ogni atto umano, trasformandolo.
Depositario di queste iniziazioni è il Dalai Lama (cfr. Jean Marques Rivière, Kalachakra, Roma, Ed. Mediterranee 1985; J.M. Rivière era un alto iniziato della massoneria, nato a Parigi nel 1903, professore universitario di Indologia, autore di una Storia delle dottrine esoteriche e di Amuleti, talismani e pentacoli).
L’esoterista pagano Julius Evola, in un’altra opera delle Mediterranee intitolata Lo yoga della potenza, 1988, p. 168, spiega che il Vajrayana è la via dell’ascesi del vira, letteralmente “eroe” caratterizzato “dall’inclinazione per riti spinti a carattere dionisiaco” (ivi, p. 282); Vajrayana, dice Evola, è il tantrismo lamaico-buddista {ibidem). Le donne, gli fa eco il Rivière (op. cit., p. 139), sono fonte del prajna nella congiunzione rituale orgiastica (cfr. anche Evola, op. cit., p. 171); da notare (Evola, p. 162) che il simbolo dell’orgia^sono i due triangoli che si compenetrano, l’esagramma.
Anche l’ubriachezza, come per gli antichi rituali orgiastici di Dioniso, fa parte del rito (p. 161). Evola spiega inoltre che nei Tantra buddisti prajna ha lo stesso significato di vidyà e cioè conoscenza, che è poi sinonimo della donna “usata nelle pratiche sessuali” (p. 282). Un passo rivelatore di Evola esplicita infine l’intima essenza della più alta iniziazione segreta del lamaismo: vajra designa nel linguaggio cifrato l’organo sessuale maschile e di conseguenza vajrayana significa letteralmente: la via del pene (sull’opera di Evola v. “I giovani e le rovine di Evola” in: Atti del 7° Convegno di Studi Cattolici, Rimini, Ed. La Tradizione Cattolica, 1999). Da quanto sopra è allora lecito trarre le logiche conclusioni che il buddismo in genere, e quello esoterico tantrico in particolare, è una gnosi: una vera e propria gnosi che ne costituisce la forma più alta e recondita, come autorevolmente riconosce Giuseppe Tucci – forse la massima autorità occidentale in materia – nella prefazione al Libro Tibetano dei morti, Torino, UTET, 1985. Nel lamaismo, infatti, sono chiaramente identificabili i tratti caratteristici che definiscono una gnosi, ossia:
1. Conoscenza non razionale di una dottrina irraggiungibile ai profani.
2. Via di salvezza attraverso questa conoscenza.
3. Cancellazione per l’iniziato della distinzione fra bene e male.
4. Pratiche rituali orgiastiche che simboleggiano per lui questo superamento.
Secondo le categorie cattoliche invece tutto questo si colloca semplicemente nell’abisso demoniaco del peccato, e la diagnosi trova autorevole conferma nell’affermazione lapidaria di Alexandra David Neel (1868-1969): “Il Tibet è il paese dei demoni”. {Mistici e maghi del Tibet, Roma, Ubaldini Editore, 1965, p. 107). La Neel, compositrice di musica, “buddista professante” e lei stessa lama, era 33° grado della massoneria e membro di rilievo della Società Teosofica (cfr. M.F. James, Esoterisme, occultisme…, cit., p. 90).
230 “Due ebrei, Aaron Simanovitch, segretario, intendente e anima maledetta di Rasputin, e Manasse-vitch-Manouilev, sono gli ispiratori di quella combriccola… che realizzando una propria politica, fa e disfà i ministri e discredita l’imperatore” (J. Lombard, op. cit., Tomo II, pp. 488-89)
231 Ministro degli Affari Esteri del Governo provvisorio, Miliukov – amico personale del grande finanziere ebraico Jakob Schiff – era “massone certamente martinista” (cfr. P. Virion, Bientót…, p. 135).
232 Cfr. Leon de Poncins, Christianisme e Franc-magonnerie, Vouillé, Ed. Diffusion de la Pensee Franc-aise 1975, p. 193; J. Lombard, La cara oculta…, cit, Tomo II, p. 493, dove si sostiene che l’avvocato A-lexander Fjodorovich Kerenski (Simbirsk 1881 – New York 1970) aveva mutuato il cognome dal suocero poiché era israelita tanto da parte di padre, che si chiamava Kirvis, che di madre, nata Adler; v. anche Y. Moncomble, Du viol…, cit., p. 14 e D. Korn, Werist wer…, cit..
Dalle Foibe alla sceneggiata con tanto di tarantella
« La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero. »
(legge 30 marzo 2004 n. 92)
Questo è una Legge dello Stato italiano, con validità per tutto il territorio. Sino a prova contraria.
Noi, Thule, siamo la prova contraria come dimostrano gli ultimi accadimenti intorno ad un evento organizzato dalla nostra associazione. Non abbiamo chiesto favori, quindi non era nostra intenzione essere “favoriti da parte di enti e istituzioni”: la sala sarebbe stata regolarmente pagata, come stavamo per fare prima di questa sceneggiata. Abbiamo scoperto – o avuto conferma? – che “studi, convegni, incontri e dibattiti” possono essere svolti solo da chi ha un particolare lasciapassare concesso arbitrariamente da uno Stato per cui l’articolo 18 della Costitituzione è soggetto a libera interpretazione. E visto che siamo duri di comprendonio…
« Sempre nella giornata di ieri, il presidente nazionale dell’associazione “Thule”, Marco Linguardo, è stato convocato dalla Digos romana su segnalazione del Comune di Mantova, per rendere chiari gli scopi dell’iniziativa virgiliana ». (dalla voce di Mantova del 27 c.m.).
Questa chiacchierata non sarebbe stata nostra intenzione “pubblicizzarla”, non avendo mai considerato fattore di prestigio l’annoverarci tra i perseguitati dal sistema, bensì fare il nostro lavoro di studio e di ricerca. Ma per qualcuno era importante che l’Associazione in sei anni d’operato senza aver creato “problemi di ordine pubblico” avesse pubblicamente un marchio. E il sottoscritto – incensurato – avesse finalmente un posto nella casella (in attesa del casellario?). Quindi è tornato utile pubblicizzare l’”evento”: la convocazione. Ecco qui come viene trasformata una normale conferenza in un caso, senza che ve ne fosse stato il pur minimo presupposto se non una ritorsione che dall’obiettivo primario, la professoressa Barbara Spadini, è passata a quello secondario: l’associazione tutta.
Cosa avrà fatto mai questa stimata insegnante, madre di famiglia e intelligente ricercatrice? Aver istituito una borsa di studio in nome del nonno – Prof. Magg. Ferruccio Spadini – reo di….? Di nulla come la stessa Suprema Corte di Cassazione ha riconosciuto: il professore di lettere Ferruccio Spadini fu “un morto completamente sbagliato”.(1) Ebbene ogni anno è la stessa solfa: l’armata degli anti-qualcosa contro la Spadini e quest’anno si son dati ancora più da fare.
Quindi di cosa ci stupiamo se, nel monento in cui la professoressa Spadini – in nome dell’associazione di cui fa parte – richiede una sala per una conferenza sulle Foibe, si mette in scena questa sceneggiata?(2) E se con Lei hanno esaurito le cartucce a disposizione, scavare e indagare sull’associazione Thule.
Lasciatevelo dire: state facendo un gran casotto. Un’associazione che non è mai stata attrattiva per esaltati, border-line, maghetti e con un numero esiguo di aderenti consapevoli che il nostro lavoro storico sarebbe stato una goccia nell’oceano dell’Unica Verità Riconosciuta è assorta alla cronaca. Ripeto ne avremmo gioito se il nostro scopo fosse stato diverso da quello statutario, ma visto che siamo in ballo e avete voi acceso i riflettori, balliamo questa tarantella (3).
Marco Linguardo
Note
(1) Per approfondimenti: http://athenasophia.bloog.it/una-giusta-riabilitazione.html.
(2) Sceneggiata, Le rappresentazioni erano infatti imperniate su una canzone di grande successo, dalla quale la sceneggiata prendeva il titolo e, attorno al tema musicale, veniva costruito un testo teatrale in prosa, risultando così un lavoro in cui canto, ballo e recitazione si fondevano in un’unica rappresentazione. NdA: una canzone di grande successo potrebbe essere, ad esempio, Bella Ciao!
(3) Il nome “tarantella” deriva probabilmente dalla “taranta”, termine dialettale delle regioni meridionali italiane per designare la tarantola, un ragno velenoso diffuso nell’Europa Meridionale. Dunque il ballo della tarantella è in parte legato alla terapia del morso della tarantola. La tradizione affidava al velenodi questo ragno effetti diversi, a seconda delle credenze locali. Chi veniva morso o credeva di essere stato morso da una tarantola (ma anche da scorpioni, insetti o rettili vari) tendeva ad un esagerato dinamismo e ricorreva a terapie coreo-musicali. NdA: il dinamismo della settimana appena trascorsa è ben chiaro.
Problemi di ordine pubblico…
Questo che proponiamo trascritto è l’ottimo articolo apparso oggi su “La Voce di Mantova”. Sul quale vorremmo spendere due parole, anzi vorrei spendere due parole giacchè dopo aver ceduto pro tempore la carica di Presidente dell’Associazione ho deciso di riprenderla in un momento in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. E lo farò partendo da ciò che ho detto su Facebook a proposito dell’articolo, ma soprattutto di un commento ricevuto.
Thule: “Tutto giusto. Tranne definirci di estrema destra, altrimenti saremmo stati altrove. Comunque la vicenda continua…” [in riferimento all'articolo]
e il commento: “non facciamo diaspore sulle definizioni……”.
Molti fingono che la diaspora non ci sia stata e vanno avanti con la finzione “siamo tutti camerati”. Bene, questo è il primo punto. L’ipocrisia. Non accettiamo di far parte del gruppone che dovrebbe dare la volata a qualche sedicente uomo della provvidenza, ma il bello è che non ci credono – e non ci hanno creduto – nemmeno coloro che tendono a far il gruppone. Si sparlano, si sputtana, usano la tattica del “bunga-bunga” diffamatorio e poi….poi si fa finta di essere eguali, tutti per l’appunto “camerati”. Ciò non toglie nulla sulla bontà e buona fede dei singoli, assolutamente. Ma le definizioni devono avere un fondamento.
“Estrema destra”.
Avete mai visto il portale o la rivista o le produzioni della casa editrice? Sì, certamente. Allora visto che parliamo non solo del simbolismo del cavallo ma altresì – e anche soprattutto per causa mia – della dottrina sociale del Nazionalsocialismo questo giustifica l’etichetta? Povero Hitler, se l’avessero definito di “estrema destra”! Lui, che parlava di “tutto per il völk”, lui che teneva a bada i pruriti temporali di una Chiesa occupata part-time nel spirituale, lui che guardava con sospetto i “von” (e quanta ragione aveva!). E poveri noi, se ci definite in questo modo, tanto per far credere che siamo “gruppone”. Possiamo collaborare per alcuni aspetti con alcuni, partecipare se invitati a conferenze interessanti con altri e nel pieno rispetto delle diversità degli alcuni e degli altri, riconoscendo ciò che ci possa unire da ciò che ci differenzia. Ma non lasciamo agire impunemente i cultori della tassonomia della politica o delle associazioni. Certo la catalogazione è più facile: fascista vs. antifascista, fascista vs. democratico, fascista vs. egalitario e volendo rendere le definizioni più contemporanee estrema destra = fascista, estrema destra = razzista, estrema destra = nazi, estrema destra = liberticida, estrema destra = militarista. Quanti semplici equazioni, quanta banalità per ridurre tutto a un minimo comun denominatore e poter svolgere – avendo a disposizione il vostro particolarissimo dizionario – il vostro lavoro di repressione della c.d. libertà di opinione.
L’acronimo c.d. sta per cosiddetta. Come sta a dimostare la vicenda intorno alla sala per la conferenza che l’articolo evidenzia nei suoi recentissimi sviluppi.
Noi si continua a fare il nostro lavoro di divulgazione di idee non di “estrema destra” secondo quella definizione da semicerchio da mercato delle vacche, non sedendo nè con i conservatori (e nemmeno alla loro estrema destra) nè con la borghesia. Anzi non sedendo da nessuna parte e non godendo dell’appoggio di nessuno (anzi a volte risultando invisi agli stessi “camerati”). Per fortuna qualcuno che condivide il nostro pensiero c’è e a quel qualcuno leviamo le virgolette e gli leviamo anche quell’etichetta che non lo rappresenta in tutta la sua personalità e dignità di pensiero che sfugge dalle etichette. E se proprio a me che scrivo volete darmene una, beh non sarebbe poi tanto difficile, ma sarebbe la mia personale e di non di ogni associato che si è unito sotto il simbolo di Thule riconoscendo un luogo di studio e di ricerca totale. Anche sulle foibe.
Marco Linguardo
***L’articolo in oggetto***
Negato il patrocinio a un’associazione di destra e forse anche la sala civica
“Thule Italia” chiedeva l’aula “Isabella d’Este” per una conferenza del vignettista Krancic
Foibe? Il Comune si tiene buona la sinistra.
E’ in programma da tempo: l’11 febbraio prossimo l’associazione “Thule Italia” di Roma, rappresentata a Mantova da Barbara Spadini, aveva calendarizzato un incontro pubblico incentrato sui màrtiri delle foibe. Aveva chiesto al Comune patrocinio e sala civica, ma l’amministrazione pare neghi l’uno e l’altra.

Il tema era definito icasticamente: “Le foibe: viaggio nell’inferno”, e a trattarne, oltre alla professoressa Spadini, sarebbe intervenuto il noto disegnatore Alfio Krancic, vignettista de “Il Giornale”. L’iniziativa è oltretutto patrocinata dall’Aespi di Milano (Associazione europea scuola professionalità insegnanti) presieduta da Angelo Ruggero. Ma l’iter della domanda per avere patrocinio e sala da via Roma ha evidenziato da subito problemi a non finire.
Due giorni fa, dopo innumerevoli solleciti, la comunicazione dal Comune alla professoressa Spadini: nessuno ha detto di no, ma nemmeno di sì. Insomma, la giunta comunale non si vuole pronunciare in merito… Si sa, la “Thule Italia” è di estrema destra, già ci sono stati casini con Forza Nuova, e proprio adesso che l’amministrazione potrebbe dover fare campagna acquisti a sinistra con Gianolio, Zamboni e Ciliegi? Proprio adesso andarsi a impegolare con la destra, sia pure sotto l’egida dei màrtiri delle foibe? No, meglio commemorare gl’infoibati in proprio, senza ausili destrorsi, ed evitarsi rogne. Naturalmente la decisione non è piaciuta alla professoressa Spadini, che ha subito interessato il prefetto e il presidente della commissione comunale decentramento Luca de Marchi (Lega Nord). Quest’ultimo non si sbilancia più di’ tanto e preferisce conoscere l’orientamento della sua commissione, anche se a mezza voce commenta: «Quella sala la danno a tutti… Sarebbe bastato chiedere un compenso per il noleggio. Certo è che non si può essere liberali a senso unico». Dal canto suo l’assessore alla vigilanza e sicurezza Espedito Rose, pur all’oscuro del problema, crede di interpretare il pensiero dell’amministrazione: «Evidentemente si è pensato che dare il patrocinio a un’associazione di destra avrebbe potuto creare problemi di ordine pubblico». Ma l’ipotesi non regge.








