Il ruolo della donna (2)

Tratto dal Der Parteitag der Freiheit vom 10.-16. Semptember 1935. Offizieller Bericht…, Munchen, Zentralverlag der NSDAP, Franz Eber Nachf., 1935

Dall’intervento di Scholtz-Klink al Congresso di Norimberga 1935

Ci siamo raccolte sotto la guera della NS-Frauenschaft spinte dagli occhi stanchi di molte madri sovraccariche e dalla responsabilità che sentiamo per le generazioni future e abbiamo fatto appello alla disponibilità delle donne tedesche professionalmente istruite per questo lavoro. [...] Il servizio delle madri del Reich deve insegnare in maniera penetrante alle madri giovani o in procinto di diventarlo quello che non fece l’epoca liberale, le cui omissioni noi e il nostro popolo dobbiamo in parte amaramente scontare, ossia che noi contraendo un matrimonio diventiamo consapevolmente madri della nazione, che dobbiamo comprendere, farci corresponsabili di tutto ciò che si impone all’uomo tedesco come necessità vitale di questa nazione, ed essere pertanto compagne senza riserve dei nostri uomini non soltanto in ogni questione personale ma anche e soprattutto in tutte le emergenze nazionali. [...] Noi abbiamo dovuto esigere il servizio del lavoro obbligatorio per le ragazze proprio come per l’uomo tedesco [...] e lo abbiamo fatto anzitutto laddove le donne devono salvaguardare oggi con consapevolezza in prima linea il nostro atteggiamento: presso la donna che lavora e ancora una volta soprattutto presso la donna nell’università. La studentessa tedesca si è piegata con abnegazione a questa esigenza. [...] Le nostre studentesse hanno dato prova di un inizio di questo atteggia-mento in questa estate, inserendosi nella catena delle mani soccorritrici che abbiamo creato tra di noi. Sono andate nelle fabbriche tedesche e hanno sostituito donne e madri, per consentire loro la possibilità di un’effettiva vacanza, perché potessero riacquistare forza per la dura esistenza che devono condurre giorno per giorno. Sono esse infatti, queste madri di famiglia, che devono più duramente sostenere il lavoro ridotto o addirittura la disoccupazione dei loro uomini, perché a casa i figli rivendicano le loro energie. [...] Siamo arrivate così dove prestano di giorno in giorno il loro quotidiano lavoro milioni di donne tedesche: nella fabbrica. Se noi prendiamo gli occhi degli uomini come metro dell’anima del nostro popolo, ci imbattiamo profondissimamente nelle tracce dei quattordici anni quanto è durato il tentativo di strangolamento dell’anima del nostro popolo. Decisivo è però dare anche alla donna che lavora alla macchina il senso che essa deve rappresentare il suo popolo al suo posto come tutte le altre donne; ossia dare anche a lei la consapevolezza che anche su di lei, in base al suo atteggiamento, si forma quello del suo popolo; questo è il momento essenziale che l’epoca che ci sta alle spalle non poteva dare ai singoli individui: la consapevolezza della loro assoluta indissolubilità rispetto all’opera quotidiana complessiva del proprio popolo. [...]

Poiché noi come donne non dobbiamo occuparci direttamente di sgravi finanziari, il nostro aiuto deve essere di natura indiretta, ma altrettanto efficace; esso si realizza nel dare consigli alla donna o alla ragazza mediante corsi di cucina, di cucito, di puericultura, con i quali nell’anno passato abbiamo prestato un aiuto essenziale a circa 80.000 lavoratrici e donne lavoratrici. Con i nostri corsi abbiamo raggiunto per molte vie l’obiettivo che la donna acquistasse fiducia in se stessa e fosse messa in grado di continuare a portare avanti la famiglia con le stesse forze. [...] Ma l’opera essenziale che abbiamo affrontato per l’educazione della donna lavoratrice in direzione di un atteggiamento di vita nazionalsocialista, è l’impiego nelle aziende delle nostre assistenti sociali.

Queste donne, dalle quali noi dobbiamo esigere straordinariamente molto, sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista politico, hanno il compito di assistere il capo dell’azienda e il consiglio dei fiduciari che sono responsabili del benessere del seguito, di stabilire come camerate della lavoratrice il collegamento con tutte le altre organizzazioni femminili e di rendere edotta la donna nella fabbrica della sua specifica natura. [...] Esse sono preparate a questo lavoro sia dal punto di vista socio-pedagogico sia sotto il profilo della pedagogia del lavoro; esse stesse, a compimento della loro istruzione, devono aver trascorso un trimestre o un semestre in una fabbrica, per tornarvi, dopo aver seguito a Berlino un corso ideologico, come messaggere dell’atteggiamento nazionalsocialista, come camerata della lavoratrice e del capo dell’azienda nella loro fabbrica. [...]

A proposito dell’attività professionale della donna. All’ultimo congresso del nostro partito abbiamo assunto il principio che la donna dovrà avere la possibilità di lavorare dovunque possa stabilirsi una giusta armonia tra la sua forza e la prestazione di lavoro che le viene richiesta. Questo principio, da applicare al lavoro fisico come a quello intellettuale della donna, non lascia adito a dubbi sulle modalità dell’istruzione che noi daremo in avvenire alle ragazze né sulle possibilità di lavoro delle donne. Se terremo ancora presenti i grandi compiti che lo stato nazionalsocialista si è posto nel campo della salute del nostro popolo e del suo benessere, se penseremo ancora all’attuazione della legge per la prevenzione delle malattie ereditarie, sapremo quanto questo stato dovrà provvedere alla formazione di donne idonee, capaci di diventare sue fidate coadiutrici. La nostra coscienza dell’integrazione tra uomo e donna in tutti i campi della vita ci farà prestare costantemente attenzione a che siano poste all’unisono due cose: la richiesta da noi tutti approvata che l’uomo debba ottenere lavoro come fondatore e fonte di alimentazione della famiglia; ma dall’altra che anche la donna tedesca ottenga, nell’interesse della collettività popolare, una partecipazione alla vita della nazione adeguata alla sua natura e alle sue qualità. Di fronte alle voci che vogliono attribuire al nazionalsocialismo una svalutazione della donna, e con questo anche la limitazione dell’istruzione della donna, dobbiamo dire con tutta chiarezza: uno stato, che si è posto, come il nostro, compiti così possenti nel campo della sanità, del benessere e dell’orientamento del popolo, ha bisogno nella stessa misura di uomini e di donne fidati e consapevoli della loro specificità. [...]

A questo proposito, vorrei introdurre brevemente un’altra questione, che vi viene costantemente riproposta, vale a dire in che cosa consista la differenza tra il nostro odierno atteggiamento di fronte alla vita e il vecchio movimento femminista. Anzitutto come guida di orientamento delle donne tedesche, e a salvaguardia degli interessi tedeschi, vale per noi in linea di principio soltanto una posizione tedesca. D’altra parte noi non avanzeremo mai, né mai lo abbiamo fatto, richieste di eguaglianza per le donne del nostro popolo con gli uomini del nostro popolo per amore di principio, ma subordineremo sempre gli interessi in sé giustificati della donna alle esigenze complessive del nostro popolo. Tutte le nostre vie muoveranno da questo incondizionato legame con la sorte complessiva della nazione. Vogliamo essere un’articolazione al servizio del nostro popolo e la nostra organizzazione avrà ragion d’essere soltanto in quanto riesca a fare convergere in essa le forze delle donne, quale dono regale a questo popolo. [...]

È sotto questi punti di vista che noi donne ci assoggettiamo alla legge del nazionalsocialismo; tutto il lavoro che noi svolgiamo con ogni naturalezza non è che l’espressione di questa volontà reciproca. L’uno accanto all’altro e l’uno per l’altro. Unico portaordini è per noi l’amore per il nostro popolo, la nostra missione è: porre accanto alla legge scritta della coscrizione obbligatoria dell’uomo tedesco la legge non scritta del dovere della donna tedesca a essere disponibile per la conservazione di questo popolo. Il nostro popolo ha preso forma nel nostro Fuhrer. Per questo, a lui noi facciamo dono di tutto il nostro lavoro.

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