Verso l’edificazione del vero e unico Stato socialista del Volk (quarta parte)

[ terza parte ]

Continuiamo la pubblicazione del breve saggio di Maurizio Rossi presentato sul numero di settembre-ottobre della Rivista Thule Italia

Rivoluzione culturale e pedagogia politica nel nuovo Stato socialista del popolo

Una simile mobilitazione politica e sociale di tutte le energie che la nazione tedesca poteva mettere a disposizione, necessitava altresì del concorso a pieno titolo da parte di tutti i campi della vita culturale, dalla letteratura all’arte, dalla musica alla poesia e al teatro. Nessuno avrebbe più potuto esimersi dal portare il proprio contributo al consolidamento della comunità del popolo, essendo stata ormai bandita ogni forma di neutralità attiva o passiva e quindi a maggior ragione proprio l’ambito culturale doveva essere attraversato dallo spirito di rinnovamento portato dal Nazionalsocialismo. La concezione di una Cultura “neutra” e tollerante, fine a se stessa, che era stata il fiore all’occhiello del decadente intellettualismo cosmopolita e borghese tipico della stagione liberal-democratica di Weimar, veniva spazzata via e costretta a cedere il passo a una energica Cultura militante impregnata delle idee nazionalsocialiste e corrispondente all’autentica natura del popolo e, soprattutto, in grado di rispondere alle esigenze di carattere educativo e pedagogico che lo Stato nazionalsocialista imponeva. Riguardo, ad esempio, a una concezione nuova della musica rispondente alle necessità educative della comunità popolare, una chiarificazione negli intenti e nelle aspettative venne, nel 1934, dall’esperto di politica musicale Friedrich Wilhelm Herzog: “Vogliamo una musica che sia piena della potenza di espressione dell’idea nazionalsocialista. In quanto rivoluzionaria, essa accompagnerà la marcia verso l’avvenire; in quanto nazionale, sarà nuova; in quanto socialista, penetrerà nel cuore di ogni compatriota, senza distinzione di età, di condizione e di sesso, e sarà compresa da tutti”.

Lo stesso identico ragionamento, inteso cioè a rivoluzionare in sintonia con la concezione nazionalista e socialista, verrà coscienziosamente applicato a ogni aspetto e manifestazione della rinnovata vita culturale tedesca, con conseguenze molto interessanti.

Vennero approfonditi particolari aspetti legati all’utilizzo della Cultura come una fondamentale chiave di lettura interpretativa della tecnica moderna e dello sviluppo della socialità comunitaria che vennero rilette all’insegna di quella nuova corrente culturale di pensiero definita, in special modo da Joseph Goebbels, come “romanticismo d’acciaio”. Una radicale corrente di pensiero che si poneva come obiettivo, in ambito letterario e artistico (e quindi anche con conseguenti ricadute sociali), di stimolare la formazione di una specifica pedagogia politico-culturale destinata a elevare eticamente e culturalmente la figura del lavoratore, emancipandolo pertanto dall’avvilente e frustrante condizione di “proletario” sfruttato (come lo aveva arbitrariamente condannato il marxismo) per portarlo, invece, verso l’acquisizione del rango, virile e orgoglioso, di “soldato del lavoro”. In questo modo, i lavoratori non sarebbero più stati un’entità separata dalla nazione e ostile ad essa, bensì una nuova compagine pienamente e responsabilmente integrata, con spirito di servizio socialista, nella grande comunità del popolo. Così facendo i lavoratori, non solo avrebbero incarnato nei fatti concreti il socialismo tedesco realizzato, ma sarebbero diventati anche uno dei pilastri essenziali, assieme ai contadini e agli studenti, del nuovo Stato, il più fidato pilastro dello Stato popolare nazionalista e socialista.

Un enorme contributo a quella innovativa e rivoluzionaria corrente di pensiero, oltre agli scrittori e agli operatori culturali in generale, venne soprattutto da coloro che dettero vita all’interessante fenomeno degli Arbeiterdichter, i cosiddetti “poeti-lavoratori”, che svilupparono una interessante letteratura operaia a sfondo poetico centrata sulla condanna della società borghese e liberale, delle sue stratificazioni oligarchiche e partitocratiche che laceravano le classi sociali ponendole in perenne conflitto fra loro, la condanna del capitalismo che traeva giovamento e profitto da tali lacerazioni e dell’utopia marxista che come una muffa si era incollata al corpo dei lavoratori per succhiarne la linfa vitale. E centrata, poi, sull’affermazione dell’importante missione storica che avevano invece i lavoratori per l’edificazione della comunità popolare, la comunità di coloro che perseguivano la medesima meta, perché erano vincolati dal medesimo sangue e dalla medesima fede nel grande destino storico del rinnovamento nazionale e popolare, dalla medesima speranza nel nuovo risveglio nazionale all’insegna del vero socialismo, il socialismo tedesco.

Gli Arbeiterdichter saranno i cantori della nobiltà del lavoro liberato dalle catene dell’illecito profitto capitalistico, dell’eroismo del lavoro e del cameratismo socialista che cementava fra loro gli operai nelle fabbriche, dell’impegno virile dei lavoratori, che come “soldati del lavoro” erano chiamati a partecipare e a vincere quelle “battaglie del lavoro” che avrebbero consentito il riscatto sociale ed economico della Patria, facendo propria la parola d’ordine nazionalsocialista di servire il popolo, proponendosi altresì come gli annunciatori di una nuova antropologia politica e culturale.

La maggior parte degli Arbeiterdichter erano di estrazione proletaria, come Heinrich Lersch, Karl Bröger, Hermann Claudius, Max Barthel, e avevano lavorato duramente nelle officine e nelle fabbriche, condividendo con gli altri operai le medesime condizioni di miseria, di sfruttamento e di rabbia. Avevano attraversato le asprezze della vita e le sofferenze della trincea nella guerra mondiale. Molti di loro provenivano anche da esperienze politiche di combattenti spartachisti e di militanza comunista nel KPD, dove avevano ricoperto spesso e volentieri importanti ruoli di dirigenza politica, eppure tutti loro abbandonarono l’ideologia marxista e si liberarono dall’infatuazione nei confronti della mitologia sovietica (la cui drammatica situazione interna avevano ben conosciuto in frequenti visite, rimanendone intimamente colpiti e delusi) riconoscendosi nel socialismo nazionale e nel suo programma di rinnovamento politico, culturale e sociale per la Germania. Con grande coraggio e altrettanta onestà intellettuale, questi uomini stimati come l’avanguardia intellettuale del proletariato, denunciarono pubblicamente, di fronte agli operai tedeschi, come l’Unione Sovietica non fosse mai stata quel “paradiso dei lavoratori” tanto decantato dalla propaganda comunista e che la stessa nomenclatura burocratica ai vertici del potere sovietico aveva da sempre tradito l’idea socialista realizzando un regime dispotico e oppressivo che schiavizzava e terrorizzava il suo stesso popolo.

La svolta ideologica che fecero di piena adesione al fronte nazionalista e socialista, e quindi verso l’ideologia del “vero socialismo”, rappresentò alla fine, per loro, la scelta più coerente con le posizioni che professavano, la più entusiasmante e di reale efficacia rispetto alle arcane elucubrazioni dogmatiche del marxismo internazionalista, di cui erano stati in precedenza vittime.

L’importanza della produzione poetica degli Arbeiterdichter varcò rapidamente le frontiere della Germania, andando a interessare e a influenzare insospettabili cenacoli culturali all’estero che si scoprirono molto incuriositi dai lusinghieri effetti che la politica culturale e sociale nazionalsocialista riscontrava tra la popolazione tedesca, e in maniera particolare ne rimasero impressionati alcuni ambienti letterari francesi, da tempo propensi a intensificare gli scambi culturali tra la Francia e la nuova Germania, che manifestarono nel 1936 un forte apprezzamento nei confronti della letteratura operaia e della poesia operaia nazionalsocialista: “Le forze spirituali della popolazione lavoratrice tedesca hanno trovato la loro espressione a un tempo più precisa e più preziosa nella lirica operaia. Questa poesia, pressoché sconosciuta in Francia e tuttavia molto più significativa delle effusioni letterarie di alcuni intellettuali che pretendono di rappresentare gli operai, è la testimonianza di una ricchezza umana interiore che rende omaggio nello stesso tempo alle forze costitutive della popolazione operaia e alla volontà nuova della poesia tedesca. […] Lontani da qualsiasi forma manierata, i poeti lavoratori, forgiati dalla guerra e disgustati dalla morbosa civiltà borghese, si levarono contro ogni forma di meccanizzazione, facendosi araldi dei nuovi valori vitali; attraverso una purezza quasi religiosa e l’austerità delle loro concezioni diedero uno slancio insperato alla poesia tedesca.”

Altrettanto importante e significativa per la diffusione nella popolazione delle tematiche e delle proposte del socialismo nazionale fu la corposa e ampia produzione teatrale a carattere politico e militante cui si dedicarono principalmente e con un discreto talento i ragazzi e le ragazze della Gioventù Hitleriana e gli attivisti della SA creando delle autentiche compagnie di prosa e di varietà, e che ebbe una grande diffusione per la Germania attraverso l’esperienza dei NS-Kampfbühnen, ovvero dei “teatri di lotta nazionalsocialisti”. Si trattava di una significativa iniziativa a carattere propagandistico che aveva preso corpo fin dal 1926 come espressione di un più vasto progetto che venne denominato NS-Versuchsbühne, ovvero il “teatro sperimentale nazionalsocialista”. I nazionalsocialisti definirono lo stile fortemente aggressivo che caratterizzava la polemica politica che veniva portata sulle scene del “teatro di lotta” come Streitgespräch, cioè come “polemica contro il nemico”, classificando nella categoria di “nemico” tutti coloro che con il loro operato avevano colpevolmente nociuto alla salute morale sociale e politica del popolo tedesco. Pertanto negli spettacoli, nei drammi e nei cabaret venivano messi alla berlina, anche utilizzando l’arma del sarcasmo e della dissacrazione, personaggi simbolo come gli speculatori finanziari che rapinavano le terre ai contadini, gli arroganti profittatori capitalisti che sfruttavano i lavoratori, i politicanti borghesi che vivevano immersi nel lusso, gli usurai ebrei che traevano guadagno dalle miserie del popolo, i pornografi omosessuali corruttori della gioventù e infine gli agitatori marxisti della SPD e del KPD che venivano presentati e sbeffeggiati come traditori della nazione e vili mercenari sul libro paga di Mosca.

Questo genere di pedagogia politica, di propaganda diretta fra la gente che spesso veniva anche coinvolta direttamente dagli attori e spronata a esprimersi, utilizzando la prosa teatrale e il cabaret come luoghi di politica partecipata, dove propaganda, indottrinamento, formazione e divertimento fossero parte di un tutt’uno inscindibile, riscosse nei ceti popolari un enorme successo (continuando a mantenere, peraltro, per tutto il periodo del Reich nazionalsocialista, un elevato livello di popolarità) e contribuì, in maniera originale, trasgressiva per i canoni dell’epoca e soprattutto moderna, allo sviluppo di una nuova cultura nazionalsocialista e a una maggiore sensibilizzazione nei confronti delle urgenze politiche di cui necessitava la nazione tedesca.

[quinta parte]

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